Io non devo ascoltare ciò che sento,non mi devo far comperare dai mille complimenti e dalle cento offese. Dopo la psichiatra le cose si sono invertite. E qui porgo il fianco ai miei nemici esponendomi così. Voci di corridoio di corsia e fastidiose voci reali.Oltre a quelle immaginarie. È una lunga storia,la mia,piena di grandi gioie e sofferenze. Sono sfumature di vita,e non solo,ma sono importanti comunque. Perché ci restituiscono drammi più veri,gioie più complesse, processi di comprensione della realtà che diventano Sempre più complessi,ciclici nel loro ripetersi. La risata idiota e compiaciuta del barista qui di sotto, che si sente fino a qui. Carlos che mi da fastidio con la sua sola presenza. È ambivalente la cosa ,,un po'mi fa piacere che sia qui,un po'ha dei modi di fare veramente grezzi. Antonio il suo amico è un ebreo ,pensa solo ai soldi e bisogna smussarlo e fargli capire che non funziona così. È un bravo ragazzo,mal ha due difetti: uno è ancora un ragazzo e non un uomo,e poi pretende sempre soldi. È difficile liberarsi di lui. Contrabbanda miseria interiore con soldi. Per troppo tempo i suoi colpì uniti a quelli di Carlos mi avevano steso. Mi sono posto troppe domande, alcune non richiedevano neanche risposte, perché la vita è così,strana,avversari fantastica allo stesso tempo.
È così bello essere nessuno,non avere niente e non avere quasi più niente da perdere e da chiedere. Sembra una contraddizione,ma in realtà non è così. Mi disturba avere anche un piccolo debito con Antonio, spero di non suscitare uno dei suoi famosi scleri, sfuriate chiamatele come volete che fanno cadere i muri. Me ne ricordo bene uno l'anno scorso,che se non sono arrivati i vigili poco ci mancava. Io mi sono nascosto in casa,c era anche Carlos che si è subito tutta la scena e che a un certo punto ha iniziato a urlargli:" Basta,basta non ne posso più". E lui si è dato una calmata. Voci abbastanza fondate dicono che Antonio sia pazzo e io posso confermarlo che lo è completamente.
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