Mentre io sono qui che scrivo e ripercorro le mille cose che mi hanno dato i miei giorni migliori, penso a Cloud che si sveglia sempre tardi,circa mezzogiorno,beve le sue due macchinette del caffè e intanto si fuma una canna, giusto per capire che intenzioni avrà il nuovo giorno. Se sarà benevolo o meno nei suoi confronti e quanto si potrà fare,si potrà ricavare da questo nuovo giorno. Le dita affusolate,le unghie smaltate di fresco. Quelle mani che mi prendevano le labbra e iniziavano a giocarci,poi scendevano verso la patta dei pantaloni e iniziavano a giocare e a toccare il mio membro,fino a tirarlo fuori dai pantaloni e a prenderla in bocca. Non le piaceva molto succhiarmelo,ma lo faceva per darmi piacere. Le piaceva molto di più fare sesso in cucina sul tavolo. Farsi scopare a gambe larghe fra sale, caffè, zucchero e rosmarino e tutte le altre cose che erano poggiate sul tavolo e che rotolavano via, quando lo facevamo.
IL RUMORE DEL VUOTO L'appartamento era ancora pieno di lei. L'odore del suo balsamo aleggiava nei cuscini, la tazza con il segno del suo rossetto stava ancora sul tavolo. Eppure, lei non c'era più. Se ne era andata quella mattina, chiudendo piano la porta, senza sbatterla. Non c'erano state urla, nè pianti disperati. Solo un silenzio che aveva scavato dentro più di mille parole. Lui era rimasto lì in piedi, senza sapere cosa fare. Aveva pensato di chiamarla, ma sapeva che sarebbe stato inutile. Lei aveva deciso. E quando qualcuno decide di andarsene non c'era più niente da fare. Si era seduto sul divano, fissando un punto indefinito del muro. Il ticchettio dell'orologio sembrava scandire il tempo di una vita che da quel momento sarebbe stata diversa, ma uguale a tutte le altre.Il copione si ripeteva. L'inizio, l'entusiasmo, le promesse, le prime crepe, il dolore. E ora questo:il vuoto. Aveva amato?Si, eppure questo non bastava, non bastava mai. Il ciel...
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