I Polly Magoo erano la mia band di quando ero giovane, molto giovane circa vent'anni. Il gruppo rimase in piedi per circa 5 anni e l'esperienza si chiuse quando i vari elementi della band finirono l'Università. Suonavamo un pop-rock molto orecchiabile dai testi un po'strani,dato che li scrivevo io e anche le canzoni nascevano tutte dal mio estro creativo. Sono vestito da chitarrista,ho 47 anni e mi sembra di aver dato tutto. Non con i miei compagni di band,ma in generale nella vita, musicalmente parlando. Adesso ambisco al silenzio delle verdi colline toscane. Con Erika eravamo assidui frequentatori di quei luoghi. Anche lì suonavo,la chitarra acustica che Erika tanto amava, tanto odiava era sempre in macchina. Oltre al batterista, Lorenzo,mio amico dai tempi del liceo, c'erano due ragazzeAlessandra & Debora, rispettivamente al basso e alla voce, con i tacchi,le calze e il rossetto conquistavano il pubblico maschile. Erano belle, avevano charme,erano musiciste. Alessandra era la mia ex ragazza ed anche la prima con cui avevo fatto l'amore. Insieme fondammo la band. Eravamo a Parigi in vacanza,forse la prima vacanza insieme io e lei,una settimana a Parigi, quartiere Montmartre. Mi ricordo di lei distesa tra le lenzuola come una dea in un letto di fiori. Il suo caschetto corto nero,i suoi occhi verdi e taglienti. Il suo seno grande ,perfetto, latteo. Alessandra parlava poco durante le prove,ma era sempre la prima insieme a me a chiedere la pausa sigaretta fuori dal box dove suonavamo. Il box era stato insonorizzato da un nostro amico chitarrista che isolò l pareti interne in parte con pannelli adibiti a tale scopo,in parte usando i ben più proletari cartoni delle uova. All'inizio del box aveva creato una sorta di anticamera con un telo che copriva a sua volta i suoni provenienti dal box. " Come è andata oggi, Alessandra?"" Secondo me dobbiamo migliorare in qualche cosa, soprattutto in certi passaggi non si stacca bene. Il ritornello va bene, è orecchiabile,ma sulla strofa bisogna lavorare ancora un po'. Devi lavorare ancora ai testi,non si capisce molto. Se il ritornello è HO ANCORA LE MIE BAMBOLE BLU,HO ANCORA BiSOGNO Di GIOCARCI UN PO', cosa vuol dire che ti manca la tua infanzia? E poi perché blu? Soffocano,queste bambole? O sono donne? Una delle tante donne che hai avuto? E così di seguito. Il tutto aspirando la sua sigaretta con avidità e dedizione verso di me e la musica che suonavamo. L' amore per Alessandra non esisteva,non esisteva più, almeno nei miei confronti. I nostri due anni a base di sesso, cenette e uscite con gli amici erano finite. Restava il gruppo che ci univa,ma oltre a ciò io stavo con Erika ( che ogni tanto veniva a vederci alle prove) e lei aveva un altro.
IL RUMORE DEL VUOTO L'appartamento era ancora pieno di lei. L'odore del suo balsamo aleggiava nei cuscini, la tazza con il segno del suo rossetto stava ancora sul tavolo. Eppure, lei non c'era più. Se ne era andata quella mattina, chiudendo piano la porta, senza sbatterla. Non c'erano state urla, nè pianti disperati. Solo un silenzio che aveva scavato dentro più di mille parole. Lui era rimasto lì in piedi, senza sapere cosa fare. Aveva pensato di chiamarla, ma sapeva che sarebbe stato inutile. Lei aveva deciso. E quando qualcuno decide di andarsene non c'era più niente da fare. Si era seduto sul divano, fissando un punto indefinito del muro. Il ticchettio dell'orologio sembrava scandire il tempo di una vita che da quel momento sarebbe stata diversa, ma uguale a tutte le altre.Il copione si ripeteva. L'inizio, l'entusiasmo, le promesse, le prime crepe, il dolore. E ora questo:il vuoto. Aveva amato?Si, eppure questo non bastava, non bastava mai. Il ciel...
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