Matteo mi aveva indicato la via: puttane cinesi e scrittura. Ma su cosa? Su un burrascoso passato,su un placido presente o un incerto futuro? Sono attraversato come da dei flash sulla mia vita passata che mi sembra lontana come un ricordo remoto eppure viva & presente ai miei occhi. Certo che ho fatto un casino quando stavo male,un casino senza possibili spiegazioni se non che in quel momento non avevo il controllo di me. Non avevo più appigli e per questo motivo che sono impazzito,e per lungo tempo ho fatto fatica a trovarne,nelle persone,nelle abitudini che non ci sono più. Senza appigli ho scavalcato un muro che non mi sembrava possibile valicare: quello della mia abitudine a stare,pensarmi e progettarmi con Erika al mio fianco. È stato difficile allontanarsi da lei e ha richiesto diversi come dire passaggi. Attraverso altre donne, attraverso le droghe, attraverso le nuove improbabili compagnie. Attraverso cambiamenti continui di luoghi e situazioni a una velocità che per fortuna adesso non mi appartiene più. Ora è tutto più leggero,lento, quasi calmo. Inizia a venir meno l'idea di una fine senza appello e senza riscatto. Tutto perché non riuscivo a pensarmi senza Erika al mio fianco. Tutto perché ho avuto degli amici che mi hanno voltato le spalle senza darmi nemmeno la possibilità di confrontarmi e di parlare. Sono mancate in questi anni le birre bevute con Julia al Losco,o al Mom, parlando di me,di lei di noi come amici,del mio amore per Erika sempre contrastato. Dagli altri uomini a cui lei piaceva,dalle altre donne a cui io piacevo e che ogni tanto mi facevo,a insaputa di Erika.
IL RUMORE DEL VUOTO L'appartamento era ancora pieno di lei. L'odore del suo balsamo aleggiava nei cuscini, la tazza con il segno del suo rossetto stava ancora sul tavolo. Eppure, lei non c'era più. Se ne era andata quella mattina, chiudendo piano la porta, senza sbatterla. Non c'erano state urla, nè pianti disperati. Solo un silenzio che aveva scavato dentro più di mille parole. Lui era rimasto lì in piedi, senza sapere cosa fare. Aveva pensato di chiamarla, ma sapeva che sarebbe stato inutile. Lei aveva deciso. E quando qualcuno decide di andarsene non c'era più niente da fare. Si era seduto sul divano, fissando un punto indefinito del muro. Il ticchettio dell'orologio sembrava scandire il tempo di una vita che da quel momento sarebbe stata diversa, ma uguale a tutte le altre.Il copione si ripeteva. L'inizio, l'entusiasmo, le promesse, le prime crepe, il dolore. E ora questo:il vuoto. Aveva amato?Si, eppure questo non bastava, non bastava mai. Il ciel...
Commenti
Posta un commento