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La Vespa

 Un altro sogno strano,ma molto bello. Succede che mi ritrovo a Milano,in una zona che non conosco e non so per quale motivo mi trovi lì. Trovo una Vespa,bianca e verde, chiedo in giro,in un bar,in un negozio,ai passanti ,ma sembra non essere di nessuno. La prendo al volo e mi avvio per le strade di Milano alla ricerca di un indizio che mi indichi la via. Quando ero giovane e ed erano le prime volte che si andava a Milano, c'era una sorta di detto popolare che diceva di seguire i cartelli per Piacenza, disseminati per la città,che avrebbero portato verso il Sud della città e quindi verso San Donato Milanese,dove abitavo ai bei tempi della mia vita. Solo che nel sogno non c'èrano cartelli con su scritto Piacenza. C' era una chiesa che era anche un vicolo cieco,una strada chiusa. Cerco una via d'uscita nel traffico di Milano con la mia vespa cromata verde fluorescente.Il bauletto e i copricerchioni sono verdi,il resto è bianco. Mi muovo in un traffico apparentemente inesistente e dopo lungo vagare approdo ancora una volta,come spesso nei miei sogni nella vecchia villa dei miei dove ritrovo il mio vecchio seminterrato così come lo avevo lasciato vent'anni fa. C'è molta gente lì, sembra esserci una specie di assemblea, qualcosa di inerente la Palestina, come quando sono andato a Londra per seguirne i lavori. Erano i primi anni 2000 e c era Marina la mia amante del periodo, anche nel sogno così come nella realtà. Poi tutto svanisce: la Vespa,il seminterrato e Marina e il suo microfono con cui parlava alla gente. Tutto svanisce come sempre nei miei sogni.

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Il rumore del vuoto

  IL RUMORE DEL VUOTO L'appartamento era ancora pieno di lei. L'odore del suo balsamo aleggiava nei cuscini, la tazza con il segno del suo rossetto stava ancora sul tavolo. Eppure, lei non c'era più. Se ne era andata quella mattina, chiudendo piano la porta, senza sbatterla. Non c'erano state urla, nè pianti disperati. Solo un silenzio che aveva scavato dentro più di mille parole. Lui era rimasto lì in piedi, senza sapere cosa fare. Aveva pensato di chiamarla, ma sapeva che sarebbe stato inutile. Lei aveva deciso. E quando qualcuno decide di andarsene non c'era più niente da fare. Si era seduto sul divano, fissando un punto indefinito del muro. Il ticchettio dell'orologio sembrava scandire il tempo di una vita che da quel momento sarebbe stata diversa, ma uguale a tutte le altre.Il copione si ripeteva. L'inizio, l'entusiasmo, le promesse, le prime crepe, il dolore. E ora questo:il vuoto. Aveva amato?Si, eppure questo non bastava, non bastava mai. Il ciel...

At the end

 Dopo aver vagato per anni nella mia mente e cercando nuove esperienze attraverso l'utilizzo di droghe che espandessero e dilatassero la mia coscienza, mi sono reso conto di quanto queste possono anche distorcela, rimandando una percezione alterata della realta'. Le paranoie, la rabbia presente in questi scritti, la falsa percezione della realta' derivavano tutte da quello. Alla fine sono solo un povero idiota, ma anche un grande scrittore. La rabbia sta svanendo e sta nascendo un forte bisogno, anzi non bisogno direi proprio voglia di amare: qualcuno, qualcosa, me stesso. Aveva ragione Monica che dovevo fare un lungo percorso. Chissa' se a me ogni tanto ci pensa ancora senza odiarmi o disprezzarmi. L'odio potrei anche accettarlo, perche' io stesso per primo l'ho riversato su di lei, ma il disprezzo non lo accetto. Non me lo merito. Io mi merito di essere ascoltato e letto e vissuto come un libro aperto. 

Il solito

 Il solito sabato mattina vuoto e angoscioso. Eleonora è già sveglia e io non la sopporto più nella sua ignorante saccenza. Le Cont che fa minacce, dal fondo della via. Come è misera la vita in questa città senza speranza. È solo brava a parlare, ma solo quello. Non sa fare niente. Nemmeno fare sesso. Monica è mille volte più bella e sensuale di lei. Più sinuosa nei movimenti. È solo una povera mentecatta dell'esistenza. E con lei,  Le Cont triste personaggio che sembra uscito dalle fogne di una metropoli indiana. Le metropoli indiane,tristi scenari dell'umanità più misera,che hanno più dignità di questi personaggi sangiulianesi. Quattro tossici del cazzo, solo pronti a derubati. A spogliarti di tutto. Anche della voglia di vivere. Ribattere colpo su colpo contro la merda che questa donna porta in casa. Questa è la mia battaglia. La gente pretende di fare cose e che non ci siano mai conseguenze. La gente pretende di potersi venire a fare i cazzi propri nella tua vita, nella tu...