Ti stanno svuotando,non so come, ma ci stanno riuscendo: la dottoressa e il suo infido consigliere , l'infermiere di turno. Non hanno fatto niente per anni e ora continuano a propormi cose,sedute dallo psicologo, addirittura un soggiorno residenziale in quel di Parma per definire meglio la terapia. Soggiorno che implicherà delle restrizioni (caffè e sigarette) e si spera dei cambiamenti in positivo. Non che la mia vita vada malissimo,ma forse potrebbe andare meglio di così. Non brilla di gioia,non è scintillante,ma io non riesco a fare come Monica, che considera la follia un Arte insieme a quell' altro idiota di Burgos che i primi tempi mi proponeva la teoria secondo cui fossi un grande artista e secondo Monica un pessimo musicista(Non sarai mai un grande chitarrista, mi disse) . E invece ero un bravo chitarrista espressivo e intenso e questo lei non lo ha capito o non lo ha voluto capire. A me poi piaceva tantissimo suonare. Inizio a pensare che Monica sia una maledizione che Dio ha messo sulla mia vita solo per farmi un dispetto o per vedere quanto fossi capace di resistere alle tentazioni della carne. Monica mi ha rubato il tempo di vita, come fa un buon jazzista con i suoi compagni di palcoscenico. La dottoressa mi ruba tempo di vita invitandomi alla riflessione su me stesso. Cosa che pensavo di fare dopo una vita di eccessi. Questo è stato un anno di eccessi, ma io posso fare ancora di più ne sono sicuro. Oppure cominciare a pensare da adulto che ha una testa sulle spalle.
Comunque a Parma non ci andai. Capiì abbastanza presto che quello che mi proponeva sopratutto l'infermiere, appoggiato dalla dottoressa, era un soggiorno tipo Auschwitz. A dieta, sotto terapia costante e soprattutto dentro un ospedale. C'è stato un periodo mio, di profondo malessere, in cui mi sarebbe anche piaciuto. Almeno così pensavo inizialmente. Poi, notte dopo notte, capiì che non era quello il mio percorso.
IL RUMORE DEL VUOTO L'appartamento era ancora pieno di lei. L'odore del suo balsamo aleggiava nei cuscini, la tazza con il segno del suo rossetto stava ancora sul tavolo. Eppure, lei non c'era più. Se ne era andata quella mattina, chiudendo piano la porta, senza sbatterla. Non c'erano state urla, nè pianti disperati. Solo un silenzio che aveva scavato dentro più di mille parole. Lui era rimasto lì in piedi, senza sapere cosa fare. Aveva pensato di chiamarla, ma sapeva che sarebbe stato inutile. Lei aveva deciso. E quando qualcuno decide di andarsene non c'era più niente da fare. Si era seduto sul divano, fissando un punto indefinito del muro. Il ticchettio dell'orologio sembrava scandire il tempo di una vita che da quel momento sarebbe stata diversa, ma uguale a tutte le altre.Il copione si ripeteva. L'inizio, l'entusiasmo, le promesse, le prime crepe, il dolore. E ora questo:il vuoto. Aveva amato?Si, eppure questo non bastava, non bastava mai. Il ciel...
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