La morte sembra qualcosa di indubitabilmente certo, è paradossalmente l'unica certezza che abbiamo nella vita. E allora sorge spontanea la domanda sul che cosa si viva a fare. Perché? Per che cosa? Per i figli che non ho e che non voglio? Per una compagna che ho avuto e per la quale ho sofferto le pene dell'inferno una volta finita? Così tanto da non riuscire più a stare con una donna per più di un anno. Così tanto da non sopportarne i limiti,i difetti e le analogie con altre donne. Poi non vedo perché cercare di fare sempre esperienze nuove,cosa ci spinge in tal senso? Il gusto di vivere,il sapore del provarci. Sbaglia, secondo me chi vede la vita come un accumulo di esperienze,ma non giudico, perché anche io da giovane ero così. Poi i periodi diventano fasi della vita, gli obbiettivi che ci siamo dati iniziano a diventare irraggiungibili. Scopriamo che abbiamo sbagliato meta, ideale, magari tutto. Ci sono i momenti di una vita in cui ti sembra di avere sbagliato tutto e quelli sono i momenti del cambiamento, della fine di un ciclo. Io tra gli errori più gravi che ho commesso nella mia vita c'è stato quello di non capire che certe cose erano finite e per sempre. Che gli anni persi,erano perso e basta,anche se forse in maniera necessaria. Vedi,amico mio che stai leggendo,la vita è breve,io ho scelto di raccontarla per avere un frammento di eternità solo per me. Che,se poi ci pensi, è inutile anche esso perché l'eternità che ci costruiamo finisce con il finire del nostro corpo.
IL RUMORE DEL VUOTO L'appartamento era ancora pieno di lei. L'odore del suo balsamo aleggiava nei cuscini, la tazza con il segno del suo rossetto stava ancora sul tavolo. Eppure, lei non c'era più. Se ne era andata quella mattina, chiudendo piano la porta, senza sbatterla. Non c'erano state urla, nè pianti disperati. Solo un silenzio che aveva scavato dentro più di mille parole. Lui era rimasto lì in piedi, senza sapere cosa fare. Aveva pensato di chiamarla, ma sapeva che sarebbe stato inutile. Lei aveva deciso. E quando qualcuno decide di andarsene non c'era più niente da fare. Si era seduto sul divano, fissando un punto indefinito del muro. Il ticchettio dell'orologio sembrava scandire il tempo di una vita che da quel momento sarebbe stata diversa, ma uguale a tutte le altre.Il copione si ripeteva. L'inizio, l'entusiasmo, le promesse, le prime crepe, il dolore. E ora questo:il vuoto. Aveva amato?Si, eppure questo non bastava, non bastava mai. Il ciel...
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