"Lo vedi quello? " Sembra il cenno di intesa tra un uomo e una donna al di là della vetrina. E guardano me. Insistentemente. Un uomo entra e disturba un apparente tranquillità che si era creata. Io ero a un tavolo in fondo. Le serate al Mom sono un ricordo lontano e quasi mitico da quanto mi sono allontanato per età,ma soprattutto per andamento della vita e per allontanarsi da quelle situazioni. Vado a fumare. Ho bevuto un bel caffè e ora ho voglia di una sigaretta. Sei un problema a cui trovare una soluzione caro mio. Passeggi per strada e ti danno del pazzo. Forse loro sono più lucidi di te,o forse bevono molto di più. Che sarebbe sempre la cosa migliore,se non diventassi eccessivamente forte e determinato, pure troppo. Le ragazze erano ovunque al Mom, dietro le vetrine,a fare sesso nei bagni,ma soprattutto nel piccolo fazzoletto di marciapiede antistante il locale. C' era anche un piccolo parchetto vicino al locale, sulla sua destra dove si trovavano le tipe più alternative e quelli che si imboscavano per fumare le canne. Anche io ci sono stato ogni tanto in quel parchetto a fumare o a bere una birra in compagnia di Erika o di qualcun altra o insieme ai miei amici del periodo: Burgos, Julia, Erika, Barbara e altri. Era un bel periodo, talmente spensierato che ora fa male pensarci. Io arrivavo con la mia Panda , sempre di fretta, sempre in ritardo con gli amici che mi aspettavano. Un breve saluto e poi dritti al bancone del bar. Che belli che eravamo. La nostra era una amicizia bella,pura,e disinteressata. È veramente triste che sia tutto finito, non solo la storia con Erika, ma anche la amicizia con altre persone. Io non so come sia potuto accadere, a volte la realtà ti stupisce per come cambiano in fretta le cose. Comunque io al Mom mi sentivo proprio bene,a mio agio. C'erano le birre,c' erano le ragazze,gli amici e si tirava sempre tardi. Poi tutto finì come una bella storia d'amore con un finale triste.
IL RUMORE DEL VUOTO L'appartamento era ancora pieno di lei. L'odore del suo balsamo aleggiava nei cuscini, la tazza con il segno del suo rossetto stava ancora sul tavolo. Eppure, lei non c'era più. Se ne era andata quella mattina, chiudendo piano la porta, senza sbatterla. Non c'erano state urla, nè pianti disperati. Solo un silenzio che aveva scavato dentro più di mille parole. Lui era rimasto lì in piedi, senza sapere cosa fare. Aveva pensato di chiamarla, ma sapeva che sarebbe stato inutile. Lei aveva deciso. E quando qualcuno decide di andarsene non c'era più niente da fare. Si era seduto sul divano, fissando un punto indefinito del muro. Il ticchettio dell'orologio sembrava scandire il tempo di una vita che da quel momento sarebbe stata diversa, ma uguale a tutte le altre.Il copione si ripeteva. L'inizio, l'entusiasmo, le promesse, le prime crepe, il dolore. E ora questo:il vuoto. Aveva amato?Si, eppure questo non bastava, non bastava mai. Il ciel...
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