Sono vecchio ormai, mi tranquillizza fare sempre le stesse cose,ripetere vecchi schemi consolidati. Le mie giornate scorrono così tra passato e pastiglie che mi placano un animo mai domo, eppure controllato e gestito dalla farmacologia moderna. Mai domo, eppure domato. Domato da una psichiatra che sa il fatto suo,che a tratti si comporta come una mamma imparziale senza particolari tracce d' amore,ma che ti perdona sempre, qualunque errore tu faccia.
Non ero un tipo facile. Non ero mai stato un tipo facile, in fatto di serate, di donne, di week-end e di vita vissuta in generale. Volevo sempre il massimo, il massimo per me in quel momento. Fino a spingermi oltre le regole, le convenzioni, il quieto vivere sociale(tanto caro a Burgos invece). Non ero mai contento, o forse lo ero proprio perchè facevo quello che volevo e avevo crisma e riuscivo a farlo. Erika giocava sulle mie stesse sponde, senza riuscire pienamente ad attuare il gioco a cui giocavo io. Il gioco della vita. La vita come qualcosa di estemporaneo, scherzoso, ma serio, tutta vissuta sull'onda dell'istinto e della improvvisazione.
Poi incontrai lei, la mia nuova psichiatra che con fare docile e materno mi accompagno' all'uscita della vita. Ma io non ci stavo, mi ribellavo, facevo di tutto tranne che ascoltare lei. Mi fecero un altro TSO e tutto ricominciò a scorrere tranquillo.
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