Faccio fatica a scrivere,o almeno non scrivo più quanto gli anni scorsi. E nemmeno come nell'ultimo periodo. La colpa è decisamente della mia psichiatra che ovatta le mie sensazioni e cancella parti di me per imporre la sua linea di condotta mortifera. La odio,non ci posso fare niente e lei odia me. E in questo splendido rapporto terapeutico da cui io cerco di liberarmi, lei invece si sente attratta, galvanizzata come motivata a cercare di salvare o forse punire questa anima in pena che sono io. Che aspetta la propria sorte,la propria morte,di mese in mese,data in cui è fissato l' ennesimo inutile appuntamento. E così l' anno è finito quasi,ma ho passato un bel Natale con i miei e con Lena che mi ha tenuto compagnia tutto il pomeriggio e la notte e poi al mattino è andata via. Non c'è stato sesso,ma solo tanto parlare di me e così ho avuto l'opportunità di farmi conoscere meglio e di apprezzare un po'di più lei.
IL RUMORE DEL VUOTO L'appartamento era ancora pieno di lei. L'odore del suo balsamo aleggiava nei cuscini, la tazza con il segno del suo rossetto stava ancora sul tavolo. Eppure, lei non c'era più. Se ne era andata quella mattina, chiudendo piano la porta, senza sbatterla. Non c'erano state urla, nè pianti disperati. Solo un silenzio che aveva scavato dentro più di mille parole. Lui era rimasto lì in piedi, senza sapere cosa fare. Aveva pensato di chiamarla, ma sapeva che sarebbe stato inutile. Lei aveva deciso. E quando qualcuno decide di andarsene non c'era più niente da fare. Si era seduto sul divano, fissando un punto indefinito del muro. Il ticchettio dell'orologio sembrava scandire il tempo di una vita che da quel momento sarebbe stata diversa, ma uguale a tutte le altre.Il copione si ripeteva. L'inizio, l'entusiasmo, le promesse, le prime crepe, il dolore. E ora questo:il vuoto. Aveva amato?Si, eppure questo non bastava, non bastava mai. Il ciel...
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