Devo fare qualcosa, dare forma alla materia informe che sono io in questo momento della mia vita. Sento una spinta che da anni non sentivo. Qualcuno potrebbe dire:" Fallo e basta". Eppure non è così semplice dopo che sei stato male come sono stato io, quando con l'ansia di fare sono riuscito a mettermi nelle condizioni di distruggere me stesso. Scrivere certo,ma inizia a non bastarmi più. Vorrei tornare a vivere ,respirare quell'aria di Primavera nella mia vita. San Giuliano non mi ha dato niente in questi anni e forse è meglio che io cerchi altrove la mia felicità. Io avevo un idea di San Giuliano diversa, più comunista,non che non lo sia,ma sembra essere un discorso che riguarda solo i vecchi partigiani. Ma questi partigiani pur se longevi e resistenti,stanno morendo uno dopo l'altro e non rimangono che i marocchini, quasi tutti spacciatori . Che si ritrovano spesso in un locale sulla via Emilia,il Pascià, già chiuso diverse volte per risse con coltelli e bottiglie o per la presenza di questi personaggi che si davano troppo da fare nello spaccio. Come fai a vivere in una città così? Puoi soltanto chiuderti in casa e ogni tanto fare qualche passeggiata al parco di San Giuliano. Ma anche lì, soprattutto di notte corri il rischio di trovare personaggi poco raccomandabili. La polizia lo sa e pattuglia spesso la zona di notte soprattutto. Ma anche di giorno, magari stai tranquillamente passeggiando per il parco,in una bella giornata di sole e ti imbatti in una volante che procede a passo d'uomo,lungo il viale del parco. Con i poliziotti che ti guardano di sbieco, perché magari sei un po' trascurato e trasandato e hai tanto l' aria di uno che si fuma qualcosa di strano. Così è cambiata la mia vita,da studente - lavoratore modello a San Donato Milanese,studente di Lettere moderne presso Università Statale di Milano a essere senza storia, né gloria. Straniero in una terra straniera. Molti drogati sono morti o sono sulla via per farlo. E io un po' ne sono felice. Perché voglio aria pura,voglio sentire l' aria e il sole sulla mia pelle. Come quando ero più giovane e il sole e l' aria erano il nutrimento dei miei pomeriggi di studio,per non soffocare nelle pagine dei libri. Di tutti i libri che dovevo leggere e studiare.
IL RUMORE DEL VUOTO L'appartamento era ancora pieno di lei. L'odore del suo balsamo aleggiava nei cuscini, la tazza con il segno del suo rossetto stava ancora sul tavolo. Eppure, lei non c'era più. Se ne era andata quella mattina, chiudendo piano la porta, senza sbatterla. Non c'erano state urla, nè pianti disperati. Solo un silenzio che aveva scavato dentro più di mille parole. Lui era rimasto lì in piedi, senza sapere cosa fare. Aveva pensato di chiamarla, ma sapeva che sarebbe stato inutile. Lei aveva deciso. E quando qualcuno decide di andarsene non c'era più niente da fare. Si era seduto sul divano, fissando un punto indefinito del muro. Il ticchettio dell'orologio sembrava scandire il tempo di una vita che da quel momento sarebbe stata diversa, ma uguale a tutte le altre.Il copione si ripeteva. L'inizio, l'entusiasmo, le promesse, le prime crepe, il dolore. E ora questo:il vuoto. Aveva amato?Si, eppure questo non bastava, non bastava mai. Il ciel...
Commenti
Posta un commento