Bisogna guardare avanti. Io nel mio immobilismo commetto sempre l' errore di guardarmi alle spalle,al mio passato così denso di cose,di amori e di successi per me importanti. La laurea in lettere moderne,il lavoro da educatore,la storia con Erika. Tante cose insomma. E poi i viaggi in giro per il mondo,per lavoro e per piacere. Solo che l'ultimo di questi miei viaggi,quello in Palestina è stato faticoso e fatale per la mia salute psichica. E fino a qui, niente di male. È quello che è successo dopo il ricovero che mi ha lasciato esterrefatto e in qualche modo mi ha fatto ricredere sul mio valore come persona. Il fatto che non volevo pensare, che cercavo di distrarmi e annullarmi il più possibile attraverso l'utilizzo di alcolici e droghe e così sono andato avanti per molti anni. Poi io stesso per primo, prima che me lo proponesse il mio psichiatra sono voluto andare in una comunità, lontano da San Giuliano, più precisamente nel Varesotto,in un piccolo paese di provincia di cinquemila anime,animate solo da un grosso campanile e una Chiesa. Ma lì ho imparato delle cose,delle cose importanti per la mia vita e che non dimenticherò mai. Lì ho iniziato a sperimentare il piacere della scrittura,il confrontarmi con altri pazienti per capire meglio la mia patologia. Ognuno più o meno aveva una patologia differente dagli altri e ogniuno era lì per curare sé stesso prima ancora dello stare in mezzo agli altri. Molte cose ho imparato da loro,cose che avevo dentro die,ma che non mi corrispondevano più come il rispetto,la fiducia reciproca Ela collaborazione tra tutti. Ho visto gente che non sarebbe mai guarita,gente che è in quella comunità da anni e gente che come me ha avuto una possibilità di crescere e guarire almeno in parte. La comunità si chiamava Itaca e il nome rimandava all'idea del viaggio interiore, della metamorfosi in atto.
IL RUMORE DEL VUOTO L'appartamento era ancora pieno di lei. L'odore del suo balsamo aleggiava nei cuscini, la tazza con il segno del suo rossetto stava ancora sul tavolo. Eppure, lei non c'era più. Se ne era andata quella mattina, chiudendo piano la porta, senza sbatterla. Non c'erano state urla, nè pianti disperati. Solo un silenzio che aveva scavato dentro più di mille parole. Lui era rimasto lì in piedi, senza sapere cosa fare. Aveva pensato di chiamarla, ma sapeva che sarebbe stato inutile. Lei aveva deciso. E quando qualcuno decide di andarsene non c'era più niente da fare. Si era seduto sul divano, fissando un punto indefinito del muro. Il ticchettio dell'orologio sembrava scandire il tempo di una vita che da quel momento sarebbe stata diversa, ma uguale a tutte le altre.Il copione si ripeteva. L'inizio, l'entusiasmo, le promesse, le prime crepe, il dolore. E ora questo:il vuoto. Aveva amato?Si, eppure questo non bastava, non bastava mai. Il ciel...
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