Avevo scritto tante cose sul Messico, Paese esotico che ho visitato due volte,una volta con Burgos negli anni '90e una volta più disperatamente da solo cercando Monica per tutto il continente. Non ci incontrammo mai,pur cercandoci a vicenda. Fu difficile quel viaggio e mise in luce tutti i limiti miei dopo il ricovero psichiatrico. In quegli anni lei era la mia fidanzata,ma quel viaggio segnò la fine della nostra storia. Fu lei a volerlo,stanca di me e stanca della mia stanchezza cronica dovuta ai farmaci,alla disillusione nei confronti della vita quotidiana. Fu, come dicevo un viaggio difficile, molto diverso da quello fatto con Burgos che era il mio compagno di viaggio e per noi fu il primo viaggio intercontinentale, passando per Mosca,dato che viaggiamo con la compagnia di bandiera Russa. L'aereoporto di Mosca era come dire simmetrico e fu facile perdersi all'inizio perché lo stesso bar, identico era presente in due aree opposte dell'aereoporti. Ma noi non ci perdemmo e arrivammo fino a destinazione. Fu un viaggio bellissimo,alla scoperta del paese,di noi stessi e della nostra salda amicizia. Appena arrivati a città del Messico ci perdemmo nella metropolitana e andammo fino in centro,al cosiddetto Zocalo: la piazza centrale della città. La luce calda e tenue allo stesso tempo del Messico,come un colore pastello,sistemerà nel grigio scuro dell' aereoporto di Mosca,dove abbiamo passato una notte nell' albergo vicino l' aereoporto. Era la nostra ultima notte del viaggio,e finì con un giorno di pioggia di Settembre. In mezzo tante cose: il giro su in montagna nella Barranca del Cobre,tra canyon e gole.
IL RUMORE DEL VUOTO L'appartamento era ancora pieno di lei. L'odore del suo balsamo aleggiava nei cuscini, la tazza con il segno del suo rossetto stava ancora sul tavolo. Eppure, lei non c'era più. Se ne era andata quella mattina, chiudendo piano la porta, senza sbatterla. Non c'erano state urla, nè pianti disperati. Solo un silenzio che aveva scavato dentro più di mille parole. Lui era rimasto lì in piedi, senza sapere cosa fare. Aveva pensato di chiamarla, ma sapeva che sarebbe stato inutile. Lei aveva deciso. E quando qualcuno decide di andarsene non c'era più niente da fare. Si era seduto sul divano, fissando un punto indefinito del muro. Il ticchettio dell'orologio sembrava scandire il tempo di una vita che da quel momento sarebbe stata diversa, ma uguale a tutte le altre.Il copione si ripeteva. L'inizio, l'entusiasmo, le promesse, le prime crepe, il dolore. E ora questo:il vuoto. Aveva amato?Si, eppure questo non bastava, non bastava mai. Il ciel...

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