Ignoro tutti, tutti mi ignorano. Ho imparato che in questa città di merda bisogna farsi i fatti propri, perché tutti ti guardano, tutti parlano e io certo non godo di una buona nomea. Sono il festaiolo,cannalaiolo,psichiatrico. E non c'è niente da fare. Quello ho fatto e per loro sarà sempre così. Anche se cambi un po'il tuo passato quello rimane. Stavo meglio a San Donato, città più tranquilla. Dove la gente almeno si fa i cazzi suoi. Ci sono più distanze da coprire tra una bocca all'altra. Qui,la gente fa semplicemente schifo, tutti pettegoli,tutti che sanno tutto di tutti. E io come reazione mi nascondo,in casa. All'ombra delle tapparelle cerco di capire i loro discorsi,se stanno parlando di me o degli amici che frequento. Uno più scoppiato dell'altro,uno più deviante del precedente. Chiudo le finestre,non voglio sentire nessuno,ma con questo sole splendente tutti sono in giro e le voci arrivano. In fondo io ero abituato a vivere in un seminterrato nel silenzio più assoluto.
IL RUMORE DEL VUOTO L'appartamento era ancora pieno di lei. L'odore del suo balsamo aleggiava nei cuscini, la tazza con il segno del suo rossetto stava ancora sul tavolo. Eppure, lei non c'era più. Se ne era andata quella mattina, chiudendo piano la porta, senza sbatterla. Non c'erano state urla, nè pianti disperati. Solo un silenzio che aveva scavato dentro più di mille parole. Lui era rimasto lì in piedi, senza sapere cosa fare. Aveva pensato di chiamarla, ma sapeva che sarebbe stato inutile. Lei aveva deciso. E quando qualcuno decide di andarsene non c'era più niente da fare. Si era seduto sul divano, fissando un punto indefinito del muro. Il ticchettio dell'orologio sembrava scandire il tempo di una vita che da quel momento sarebbe stata diversa, ma uguale a tutte le altre.Il copione si ripeteva. L'inizio, l'entusiasmo, le promesse, le prime crepe, il dolore. E ora questo:il vuoto. Aveva amato?Si, eppure questo non bastava, non bastava mai. Il ciel...
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