Una notte strana. Ma per certi versi come tante altre. Solite donne nei sogni, solito sonno interrotto iniziato già dal pomeriggio tardo. Non ti meravigliare se poi alle 4 di mattina sei già in piedi ,col caffè,la tortina fatta dalla mamma di un mio amico e le immancabili Chesterfield. Ho fatto due sogni questa notte. Nel primo ho sognato due donne,entrambe di nome Sara. Una è stata una mia fidanzata dei tempi dell'oratorio,carina,dolce e con un muso tagliente e due occhi marroni un po'scialbi,ma taglienti. Siamo stati insieme quando avevamo 17 anni e ancora frequentavamo l'oratorio. Spesso ci fermavamo sulle panchine dell'oratorio a parlare fino a tardi nei pomeriggi della domenica,quelli segnati dalle partite a calcio balilla con gli amici,le partire di calcio vero e proprio della squadra dell'oratorio di cui facevo parte( ero un buon terzino destro). Va bè,nel sogno ci baciavamo appassionatamente ( cosa successa anche nella realtà dei fatti) e anche se non abbiamo mai fatto l'amore negli anni a venire ho sempre immaginato,come se lo avessi visto il suo sesso dolce,latteo e ispido. La seconda Sarà è una donna che ho sempre desiderato,ma che non è mai stata mia. Conosciuta in compagnia verso i 19 anni, ha avuto diversi fidanzati e amanti perché era da tutti ritenuta la più bella della compagnia. Ma con uno di questi stette diversi anni,un batterista,mentre lei cantava in un altro gruppo e io suonavo la chitarra in un altro ancora: i Polly Magoo.
IL RUMORE DEL VUOTO L'appartamento era ancora pieno di lei. L'odore del suo balsamo aleggiava nei cuscini, la tazza con il segno del suo rossetto stava ancora sul tavolo. Eppure, lei non c'era più. Se ne era andata quella mattina, chiudendo piano la porta, senza sbatterla. Non c'erano state urla, nè pianti disperati. Solo un silenzio che aveva scavato dentro più di mille parole. Lui era rimasto lì in piedi, senza sapere cosa fare. Aveva pensato di chiamarla, ma sapeva che sarebbe stato inutile. Lei aveva deciso. E quando qualcuno decide di andarsene non c'era più niente da fare. Si era seduto sul divano, fissando un punto indefinito del muro. Il ticchettio dell'orologio sembrava scandire il tempo di una vita che da quel momento sarebbe stata diversa, ma uguale a tutte le altre.Il copione si ripeteva. L'inizio, l'entusiasmo, le promesse, le prime crepe, il dolore. E ora questo:il vuoto. Aveva amato?Si, eppure questo non bastava, non bastava mai. Il ciel...
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