Un pomeriggio di stanchezza quello di oggi. Domani dovrò affrontare la mia psichiatra,che vedo mensilmente e non ne ho nessuna voglia. È pretenziosa,disancorata dalla realtà che mi appartiene e mi rispecchia. Insomma non mi conosce e non conosce le mie sofferenze,le mie abitudini. Solo dietrologie sulla mia figura e sulla mia persona. Una brutta persona che non sa ascoltare, quando il suo lavoro dovrebbe essere proprio quello: ascoltare e suggerire soluzioni. Ma non importa,non importa davvero,ce la farò anche da sola, come ho sempre fatto.
IL RUMORE DEL VUOTO L'appartamento era ancora pieno di lei. L'odore del suo balsamo aleggiava nei cuscini, la tazza con il segno del suo rossetto stava ancora sul tavolo. Eppure, lei non c'era più. Se ne era andata quella mattina, chiudendo piano la porta, senza sbatterla. Non c'erano state urla, nè pianti disperati. Solo un silenzio che aveva scavato dentro più di mille parole. Lui era rimasto lì in piedi, senza sapere cosa fare. Aveva pensato di chiamarla, ma sapeva che sarebbe stato inutile. Lei aveva deciso. E quando qualcuno decide di andarsene non c'era più niente da fare. Si era seduto sul divano, fissando un punto indefinito del muro. Il ticchettio dell'orologio sembrava scandire il tempo di una vita che da quel momento sarebbe stata diversa, ma uguale a tutte le altre.Il copione si ripeteva. L'inizio, l'entusiasmo, le promesse, le prime crepe, il dolore. E ora questo:il vuoto. Aveva amato?Si, eppure questo non bastava, non bastava mai. Il ciel...
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