Si chiude credo una fase di profondo mio malessere e forse di scarso interesse per voi,quello dei racconti della mia fase onirica,dei miei pensieri notturni,delle mie speranze e delle mie paure. Trascrivere i miei sogni corrispondeva a un esigenza prettamente personale di annotazione della realtà,di una realtà trasversale e parallela come quella dei sogni, quando questi sono densi di significati e resi più profondi dagli psicofarmaci. Questo passaggio credo sia merito della mia psicologa che tanto ha lavorato per farmi rielaborare delle cose trascurate dalla precedente terapia messa in atto dalla mia psichiatra. Persona sicuramente,a detta non solo mia ma di molti, sgradevole e mascherata mente disonesta, dietro una facciata di buona civiltà e rettitudine morale. Che sembra non mancarle mai. Ma anche lei mette in atto le sue strategie,ma se pensa che io tornerò ancora a lavorare si sbaglia di grosso. Io sto bene in casa a scrivere. A pensare,a vedere qualche amico ogni tanto. A lasciare passare il tempo così senza preoccuparsi più perché ogni giorno è differente e difficile a suo modo. Mi rendo conto che la mia psichiatra costituisce una specie di cappa ,o di cappio al collo, dei pensieri. Ma tanto è. Bisogna accettarla per quello che è,senza però rimetterci troppo. Badate bene,ho detto psichiatra,mentre prima ho parlato della mia psicologa, che sono due persone completamente diverse,sia come carattere che come ruolo La psicologa raccoglie tutti i miei pensieri, anche quelli più estemporanei,il rapporto è per lo più paritario. Le sue parole mi colpiscono come frecce a volte,a volte ragioniamo insieme ed è bello,a me piace, interloquire con lei.
IL RUMORE DEL VUOTO L'appartamento era ancora pieno di lei. L'odore del suo balsamo aleggiava nei cuscini, la tazza con il segno del suo rossetto stava ancora sul tavolo. Eppure, lei non c'era più. Se ne era andata quella mattina, chiudendo piano la porta, senza sbatterla. Non c'erano state urla, nè pianti disperati. Solo un silenzio che aveva scavato dentro più di mille parole. Lui era rimasto lì in piedi, senza sapere cosa fare. Aveva pensato di chiamarla, ma sapeva che sarebbe stato inutile. Lei aveva deciso. E quando qualcuno decide di andarsene non c'era più niente da fare. Si era seduto sul divano, fissando un punto indefinito del muro. Il ticchettio dell'orologio sembrava scandire il tempo di una vita che da quel momento sarebbe stata diversa, ma uguale a tutte le altre.Il copione si ripeteva. L'inizio, l'entusiasmo, le promesse, le prime crepe, il dolore. E ora questo:il vuoto. Aveva amato?Si, eppure questo non bastava, non bastava mai. Il ciel...
Commenti
Posta un commento