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Il viaggio

 Io e Burgos nei buoni, vecchi anni ' 90 abbiamo iniziato a viaggiare e a fare del viaggio una filosofia di vita. Tutto iniziò in Messico quando prendemmo il peyote insieme nel deserto e ci perdemmo in discorsi profondi. Fu in quel momento che elaborammo la filosofia del viaggio come metafora della vita,in cui l'importante non era la destinazione, ma come ci muovevamo rispetto a noi stessi e allo scorrere del tempo insieme. La meta che scegliemmo per la nostra prima esperienza assieme fu il Messico e il Guatemala. Arrivammo a città del Messico dopo molte ore di volo e una sosta a Mosca,dato che viaggiavamo con la compagnia di bandiera russa. Durante la sosta, durata un pomeriggio e una sera, all'aeroporto di Mosca non facemmo nulla di particolare se non parlare. Un parlare fitto fitto di cosa ci avrebbe aspettato, delle rispettive donne che avevamo lasciato a casa e di come si sarebbero comportate. Ma nessuno di noi due aveva dubbi rispetto all'integrità del proprio amore per la propria donna. Cenammo in un fast-food e in tarda serata ci imbarcammo per Città del Messico. Arrivammo il primo pomeriggio,e ritirati i bagagli ci cercammo una sistemazione che trovammo facilmente in un quartiere abbastanza popolare della città. Subito,dopo una doccia,uscimmo a fare un giro in centro, andando in metropolitana. Sbucammo nella piazza centrale di Città del Messico e iniziammo subito a stupirci di tutto. Dei bambini,dei colori cangianti e vivi dei vestiti delle donne,delle Chiese e dell'architettura delle case,piccole e strette,ma sempre colorate.

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Il rumore del vuoto

  IL RUMORE DEL VUOTO L'appartamento era ancora pieno di lei. L'odore del suo balsamo aleggiava nei cuscini, la tazza con il segno del suo rossetto stava ancora sul tavolo. Eppure, lei non c'era più. Se ne era andata quella mattina, chiudendo piano la porta, senza sbatterla. Non c'erano state urla, nè pianti disperati. Solo un silenzio che aveva scavato dentro più di mille parole. Lui era rimasto lì in piedi, senza sapere cosa fare. Aveva pensato di chiamarla, ma sapeva che sarebbe stato inutile. Lei aveva deciso. E quando qualcuno decide di andarsene non c'era più niente da fare. Si era seduto sul divano, fissando un punto indefinito del muro. Il ticchettio dell'orologio sembrava scandire il tempo di una vita che da quel momento sarebbe stata diversa, ma uguale a tutte le altre.Il copione si ripeteva. L'inizio, l'entusiasmo, le promesse, le prime crepe, il dolore. E ora questo:il vuoto. Aveva amato?Si, eppure questo non bastava, non bastava mai. Il ciel...

At the end

 Dopo aver vagato per anni nella mia mente e cercando nuove esperienze attraverso l'utilizzo di droghe che espandessero e dilatassero la mia coscienza, mi sono reso conto di quanto queste possono anche distorcela, rimandando una percezione alterata della realta'. Le paranoie, la rabbia presente in questi scritti, la falsa percezione della realta' derivavano tutte da quello. Alla fine sono solo un povero idiota, ma anche un grande scrittore. La rabbia sta svanendo e sta nascendo un forte bisogno, anzi non bisogno direi proprio voglia di amare: qualcuno, qualcosa, me stesso. Aveva ragione Monica che dovevo fare un lungo percorso. Chissa' se a me ogni tanto ci pensa ancora senza odiarmi o disprezzarmi. L'odio potrei anche accettarlo, perche' io stesso per primo l'ho riversato su di lei, ma il disprezzo non lo accetto. Non me lo merito. Io mi merito di essere ascoltato e letto e vissuto come un libro aperto. 

Evelyn III

 Che voglia di vederti bere il mio seme. Scrivo solo per te, con i miei occhi rivolti a te.Sono cazzi amari, cara Evelyn. Cazzi amari. Sono aggrappato all'Esistenza: questa esistenza non mi appartiene, ma e' qualcosa di vuoto e inutile tutto questo tempo senza decisioni. La prima cosa da far capire agli altri e' che devo starmene tra me e me. Le voci schiacciano i pensieri.