La festa a Cremona è stata l'apoteosi di un periodo magico dopo il ritorno dal Messico. Il periodo dell' alcolismo: sia sul finale del viaggio in Messico che durante quella festa ero completamente ubriaco,non ricordo niente, nemmeno come Ivan mi abbia fatto fare un volo di andata di cinque metri. Quando viene Ivan qui, l'atmosfera si fa sempre un po'più fumosa. Iniziano le belle giornate e la gente giù si sente parlare. E probabilmente loro sentono me quando si fa fiesta e loro non mancano di commentare." Quello lì è un drogato,non fa un cazzo tutto il giorno e si lamenta pure che è invalido". Così sentenziano dal bar. Per loro devo come vivere una vita speciale: quella del rifugiato in casa propria. In quella festa ci provai velatamente con Erika,facendole intendere che l'amavo ancora di un amore duraturo,anche se era veramente difficile per me vederla a quella festa con un altro. Però lei nicchia, su una panca all'esterno del grande cascinale di una sua amica, anche essa artista. Perché Erika era una grande artista,e lo è ancora attraverso i suoi laboratori. A un certo punto aveva i baffi finti e il vestito da Charlot, le tirai lontano da dalla bocca i baffi, come se volessi baciarla,ma poi non lo feci, perché mi sentivo lo sguardo addosso del suo tipo e forse fu per quello sgarbo che Ivan mi fece fare quel volo. Comunque quando viene Ivan qui, l'atmosfera si fa sempre più fumosa. Il ricordo del mio secondo viaggio in Messico è incorniciato nel mio cuore: sabbia cristallina,mare colore turchese,palme da cocco e amache su cui bere una bella birra ghiacciata. Non mi spostai da quella spiaggia per due settimane,stavo proprio bene lì. Non sarei mai più tornato a casa.
IL RUMORE DEL VUOTO L'appartamento era ancora pieno di lei. L'odore del suo balsamo aleggiava nei cuscini, la tazza con il segno del suo rossetto stava ancora sul tavolo. Eppure, lei non c'era più. Se ne era andata quella mattina, chiudendo piano la porta, senza sbatterla. Non c'erano state urla, nè pianti disperati. Solo un silenzio che aveva scavato dentro più di mille parole. Lui era rimasto lì in piedi, senza sapere cosa fare. Aveva pensato di chiamarla, ma sapeva che sarebbe stato inutile. Lei aveva deciso. E quando qualcuno decide di andarsene non c'era più niente da fare. Si era seduto sul divano, fissando un punto indefinito del muro. Il ticchettio dell'orologio sembrava scandire il tempo di una vita che da quel momento sarebbe stata diversa, ma uguale a tutte le altre.Il copione si ripeteva. L'inizio, l'entusiasmo, le promesse, le prime crepe, il dolore. E ora questo:il vuoto. Aveva amato?Si, eppure questo non bastava, non bastava mai. Il ciel...
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