Vorrei partire, vorrei viaggiare ancora,ma il ritorno da Kathmandu è stato talmente fallimentare ( non per causa mia,ma di Erika e dei suoi tradimenti), talmente una delusione cocente che non ho più avuto il coraggio di mettermi in viaggio e mettermi in discussione. In questo senso come ricerca personale sono già morto dentro,non ho più la capacità di evolvermi in nessun modo,ma solo quella al massimo di sopravvivere se non involvermi. Caro il mio Dio viaggio ti ho tradito per colpa della mia mente e non so se riuscirò a uscire da questa spirale di morte che attanaglia i giorni della mia vita. Vorrei partire e tornare a respirare libero come a 27 anni facevo per le vie di Kathmandu quando mi ero lasciato tutto il mio mondo precedente alle spalle,per provare a iniziare una nuova vita, lontano da Erika e dalla nostra vita assieme che era ormai in pezzi e aspettava,come uno specchio già scheggiato,solo che qualcuno lanciasse un sasso per ridurlo in frantumi.
IL RUMORE DEL VUOTO L'appartamento era ancora pieno di lei. L'odore del suo balsamo aleggiava nei cuscini, la tazza con il segno del suo rossetto stava ancora sul tavolo. Eppure, lei non c'era più. Se ne era andata quella mattina, chiudendo piano la porta, senza sbatterla. Non c'erano state urla, nè pianti disperati. Solo un silenzio che aveva scavato dentro più di mille parole. Lui era rimasto lì in piedi, senza sapere cosa fare. Aveva pensato di chiamarla, ma sapeva che sarebbe stato inutile. Lei aveva deciso. E quando qualcuno decide di andarsene non c'era più niente da fare. Si era seduto sul divano, fissando un punto indefinito del muro. Il ticchettio dell'orologio sembrava scandire il tempo di una vita che da quel momento sarebbe stata diversa, ma uguale a tutte le altre.Il copione si ripeteva. L'inizio, l'entusiasmo, le promesse, le prime crepe, il dolore. E ora questo:il vuoto. Aveva amato?Si, eppure questo non bastava, non bastava mai. Il ciel...
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