Erika ha ragione: devo pensare a me e non ascoltare questa accozzaglia di idioti. Ma devo imparare a essere lucido,e non a fregarmene di tutto e di tutti fino a ignorare me stesso e le mie più pregnanti necessità . Erika ha ragione, perché lei mi ha amato e sono stati dei begli anni insieme. Come quando andavamo a fare il bagno in Trebbia d' estate, facendo campeggio libero sulle rive del fiume. Very wild story. Da sotto al bar arrivano rumori di tazzine o poco più. Dalle scale i rumori che produce la signora delle pulizie. Non si riesce mai a stare tranquilli. Dopo il viaggio in Nepal la mia mente non è più stata tranquilla. Non sono più stato così sereno come ai tempi della villa, quando avevo 20-25anni . Io non so era la villa, l'età o tutte e due le cose. Ma stavo bene,ero felice, avevo tutto e non lo sapevo. Anche adesso probabilmente ho molte cose che in futuro mancheranno. Non lo so, è la vita che si ripete ciclicamente nei suoi ricorsi. I rumori di fondo della vita a San Giuliano mi inibiscono: sirene, ambulanze & sbirri si uniscono in questa litania di vita. Poi le voci del bar, sempre un po'sguaiate e troppo vive per l'alcool. Gli sbirri anche loro in fondo. Devono sapere tutto di tutti. Ma a te, che cosa te ne frega della gente? Invece mi interessa, perché le voci non girano a caso e io ci tengo alla mia reputazione. Anche se i vicini non mi riconoscono nulla, io mi faccio valere. Solo la notte si riesce a respirare senza questa feccia umana dei miei vicini. Non si sente un rumore, non una voce. È il momento di respirare, è il momento in cui ti sembra di prendere vita ancora. In cui ti senti padrone di te e del mondo.
IL RUMORE DEL VUOTO L'appartamento era ancora pieno di lei. L'odore del suo balsamo aleggiava nei cuscini, la tazza con il segno del suo rossetto stava ancora sul tavolo. Eppure, lei non c'era più. Se ne era andata quella mattina, chiudendo piano la porta, senza sbatterla. Non c'erano state urla, nè pianti disperati. Solo un silenzio che aveva scavato dentro più di mille parole. Lui era rimasto lì in piedi, senza sapere cosa fare. Aveva pensato di chiamarla, ma sapeva che sarebbe stato inutile. Lei aveva deciso. E quando qualcuno decide di andarsene non c'era più niente da fare. Si era seduto sul divano, fissando un punto indefinito del muro. Il ticchettio dell'orologio sembrava scandire il tempo di una vita che da quel momento sarebbe stata diversa, ma uguale a tutte le altre.Il copione si ripeteva. L'inizio, l'entusiasmo, le promesse, le prime crepe, il dolore. E ora questo:il vuoto. Aveva amato?Si, eppure questo non bastava, non bastava mai. Il ciel...
Commenti
Posta un commento