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Le stazioni

 Mi piaceva girare per le stazioni, sentire l' odore acre e forte, quando stavo male e non avevo una casa,un posto dove stare. I miei si erano mangiati tutto quello che di bello avevano promesso quando ero più giovane e così eccomi in un appartamento, come ai tempi di Via Europa, quando eppure sentivamo tutti il bisogno di scappare da quella casa. Una fuga dalla nostra tragedia familiare che , almeno per quanto mi riguarda dura da una vita. I miei evidentemente la hanno pensata diversamente. Hanno chiuso un periodo che non era affatto chiuso, almeno per me. Le stazioni dicevamo. Giravo con la chitarra, vestito male, trasandato,ho bighellonato per le stazioni di Firenze, Roma, Napoli oltre che Milano Garibaldi. Ogni tanto sentivo Antonella,sempre paziente,che mi diceva: " cosa ci fai in stazione? Ma tornatene a casa,stai attento". E io come un cane fedele tornavo a casa,sudicio,ma carico di mozziconi,mezze sigarette buttate. Ma perché scrivo di questo? Perché scrivo in generale? Tanto non ci guadagno niente e perdo solo del tempo, tempo che potrei dedicare ad altro. Per esempio uscire,fare un viaggio senza che il CPS mi ostacoli,nei panni della dottoressa. Ci vorrebbe un viaggio,un grande viaggio risolutivo di tutto. Ma dove? Sarei da solo e per viaggiare da soli dovrei stare proprio bene,e la situazione non è questa. La reale situazione è che non so bene come rimettere ordine alla mia vita. Ci sono come dei riferimenti che devono rimanere tali, ben saldi. Da cui difficilmente mi discosto. Oggi ( stamattina) sono andato a fare un giro,a comprare delle cose. Mi ha fatto bene e male uscire. Bene, perché in linea di principio ne vale sempre la pena, respirare un po'di aria fresca intendo,male perché siamo a San Giuliano e tutto fa schifo,compresa la gente. Le stazioni devono essere un luogo da cui partire,non dove bighellonare. Mi rendo conto che ho fatto enormi passi, rispetto che so a dieci anni fa e oltre, ma ancora non è abbastanza. Anche da bambino mi piaceva andare nelle stazioni con mia madre,mano nella mano a vedere i treni partire,mi piaceva l' idea del viaggio già da molto piccolo. Mi piaceva vedere la gente che affollava le banchine dei binari e si salutava. Molti erano felici di partire come lo ero io da più grande quanto andavo a trovare Burgos a Nizza. Arrivati in Liguria il treno costeggiava il mare e il sole splendeva caldo e illuminava ogni cosa,persino il ferro dei binari che scintillavano al nostro passaggio. Iniziata la Costa Azzurra le bouganville inerpicate su costoni rocciosi, scendevano violacee verso il mare e noi col treno attraversavamo tutto questo splendore e ne facevamo parte. Arrivati a Nizza ,trovavo quasi sempre Burgos che mi aspettava al binario o a casa, tanto conoscevo la strada e la stazione non era molto lontana da casa sua. Era sempre una festa incontrarci e lui all' epoca era il mio migliore amico,quello del grande viaggio fatto insieme in Messico,dove prendemmo il Peyote,i funghetti allucinogeni e parlammo, sotto effetto di queste sostanze profondamente di noi. Ci guardavamo negli occhi e ci capivamo in un istante. Quella era pura vita pulsante di senso. Quello era il nostro essere che scorreva al di là dei nostri pensieri che fattisi più intimi combaciavamo perfettamente.

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