È così siamo arrivati anche a metà marzo. Alcune giornate bellissime ci sono già state. Oggi è grigio e stamattina sono andato dal mio medico per farmi un tampone,dato che mia madre ha contratto il Covid . Siamo tutti vivi. Mio padre cucina, giorno dopo giorno. A tratti non ha voglia,ma spesso sa prendersi cura bene di noi. Ogni tanto è nervoso. Oggi è tranquillo. Pensavo in questo tardo pomeriggio a quanto è bello the Unforgettable Fire degli U2 ,lo sto ascoltando adesso. Poi passo a the Joshua Tree e mi immagino nel deserto del Messico,anzi nel ricordo del deserto. Sono stanco di sentire il freddo delle mie ossa nel buio della notte. Quante notti umide e nebbiose negli anni '90, tornando a casa in macchina,con il riscaldamento a palla e Erika rannicchiata sul sedile.
IL RUMORE DEL VUOTO L'appartamento era ancora pieno di lei. L'odore del suo balsamo aleggiava nei cuscini, la tazza con il segno del suo rossetto stava ancora sul tavolo. Eppure, lei non c'era più. Se ne era andata quella mattina, chiudendo piano la porta, senza sbatterla. Non c'erano state urla, nè pianti disperati. Solo un silenzio che aveva scavato dentro più di mille parole. Lui era rimasto lì in piedi, senza sapere cosa fare. Aveva pensato di chiamarla, ma sapeva che sarebbe stato inutile. Lei aveva deciso. E quando qualcuno decide di andarsene non c'era più niente da fare. Si era seduto sul divano, fissando un punto indefinito del muro. Il ticchettio dell'orologio sembrava scandire il tempo di una vita che da quel momento sarebbe stata diversa, ma uguale a tutte le altre.Il copione si ripeteva. L'inizio, l'entusiasmo, le promesse, le prime crepe, il dolore. E ora questo:il vuoto. Aveva amato?Si, eppure questo non bastava, non bastava mai. Il ciel...
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