Sei a San Giuliano, sulla terra rossa sangue. Sanguinolenta & rancida San Giuliano. Rumorosa come una piccola città indiana, bene informata su tutti i movimenti dei suoi abitanti. Più disinteressata delle virtù che informata sui vizi capitali dei concittadini. E così si va avanti e la freccia scocca oramai di bocca in bocca. E si creano le voci. E non ci puoi fare niente,la gente costruisce fantasie e teorie su di te. Che tu lo voglia o no vivi gomito a gomito con gente che ti guarda continuamente: dall'alto in basso. Come se tu fossi uno scarto della società, solo perché sei stato in psichiatria.Ma io cerco di andare in giro sempre preciso, asciutto e direzionato verso qualcosa,senza vagare troppo, né col corpo, né con la mente. La terra rossa mi ricorda anche quella rivoltata nei campi della Puglia, quando andavamo al mare là, vicino Lecce. Io, mio padre, mia madre e negli ultimi anni il piccolo Simone,mio fratello. Furono anni belli,di transizione e trasformazione, anche se difficili. La terra è rossa e parla con i muri bianchi delle pareti delle case. Il sole spacca ogni angolo d'ombra: fa caldo in Puglia d'estate, molto caldo. Amici del vicinato che mettevano le seggiole a bordo strada,per chiacchierare al fresco. I miei, nonostante tutto, avevano una bella energia addosso e facevano cose e vedevano amici. Cercavano di reagire alla perdita di una figlia. Piccole festicciole serali con del buon vino. Io ero molto giovane: 13-14 anni.
IL RUMORE DEL VUOTO L'appartamento era ancora pieno di lei. L'odore del suo balsamo aleggiava nei cuscini, la tazza con il segno del suo rossetto stava ancora sul tavolo. Eppure, lei non c'era più. Se ne era andata quella mattina, chiudendo piano la porta, senza sbatterla. Non c'erano state urla, nè pianti disperati. Solo un silenzio che aveva scavato dentro più di mille parole. Lui era rimasto lì in piedi, senza sapere cosa fare. Aveva pensato di chiamarla, ma sapeva che sarebbe stato inutile. Lei aveva deciso. E quando qualcuno decide di andarsene non c'era più niente da fare. Si era seduto sul divano, fissando un punto indefinito del muro. Il ticchettio dell'orologio sembrava scandire il tempo di una vita che da quel momento sarebbe stata diversa, ma uguale a tutte le altre.Il copione si ripeteva. L'inizio, l'entusiasmo, le promesse, le prime crepe, il dolore. E ora questo:il vuoto. Aveva amato?Si, eppure questo non bastava, non bastava mai. Il ciel...
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