Vociare notturno davanti al bar. Voci della strada si mescolano a quelle della televisione. Un motorino scoppietta piano in lontananza. La guerra continua, questo dice la TV. Gli ucraini armati dagli occidentali resistono e non si piegano. La Russia aggredisce, l 'Ucraina risponde. Perde terreno, ma resiste. È passato già più di un anno e la guerra continua,non sarà breve dicono. Qui sotto continua la festa, le voci ora si sentono nitide e sovrastano un po' la TV. Il motorino scoppiettante sembra essere tornato. Questo il venerdì sera. Mi ritrovo qui,in questo angolo di memoria, che è domenica mattina. Il bar è chiuso almeno per oggi. Si sta più tranquilli. Il cielo è sereno,ma non è un azzurro pieno, è più sfumato. Apprezzo la tranquillità. Sto bene nella tranquillità dei miei giorni. A volte pure troppo, tanto che mi pesa uscire e dover apparire sotto un altra veste.
IL RUMORE DEL VUOTO L'appartamento era ancora pieno di lei. L'odore del suo balsamo aleggiava nei cuscini, la tazza con il segno del suo rossetto stava ancora sul tavolo. Eppure, lei non c'era più. Se ne era andata quella mattina, chiudendo piano la porta, senza sbatterla. Non c'erano state urla, nè pianti disperati. Solo un silenzio che aveva scavato dentro più di mille parole. Lui era rimasto lì in piedi, senza sapere cosa fare. Aveva pensato di chiamarla, ma sapeva che sarebbe stato inutile. Lei aveva deciso. E quando qualcuno decide di andarsene non c'era più niente da fare. Si era seduto sul divano, fissando un punto indefinito del muro. Il ticchettio dell'orologio sembrava scandire il tempo di una vita che da quel momento sarebbe stata diversa, ma uguale a tutte le altre.Il copione si ripeteva. L'inizio, l'entusiasmo, le promesse, le prime crepe, il dolore. E ora questo:il vuoto. Aveva amato?Si, eppure questo non bastava, non bastava mai. Il ciel...
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