Passa ai contenuti principali

Via Pascoli

 Come si stava bene nella villa di via Pascoli a San Donato,quella con la cancellata dipinta di verde da me e mio padre.  C'era spazio per tutti e si viveva felici e apparentemente armoniosi. Il casino sarebbe successo qualche anno dopo proprio con l'abbandono di quella villa. Quella che sembrava una soluzione a vita,di fronte alla vita è evaporata come una bolla di sapone. E ora eccomi qua a ricordare tempi migliori. Cerco di riprodurre certe sensazioni che lì vivevo qui,ma senza riuscirci un granché e i ricordi mi assalgono e a volte si fanno struggenti. Il palco è ancora vuoto,ma gli strumenti sono pronti,devi solo salire la scaletta. Quando ero un chitarrista, giovane, bello con tante donne e un po'di soldi. E con la villa. Questa villa era il mio regno. Non immaginatevi una villa lussuosa, era invece semplice e da ristrutturare ampiamente. E noi( soprattutto mio padre) lo abbiamo fatto. Io ho creato un open space nel seminterrato. Indescrivibilmente bello, artistico, colorato. Via Pascoli è stata la casa più bella e libera che avessimo mai avuto. Abbiamo dato forma e espressione alle nostre paranoie,alle nostre gioie,alle nostre paure,mai completamente superate . E mi ricordo che eravamo felici di una felicità pura, tutti ci invidiavano o ci compativano: in particolare Burgos.

Commenti

Post popolari in questo blog

Il rumore del vuoto

  IL RUMORE DEL VUOTO L'appartamento era ancora pieno di lei. L'odore del suo balsamo aleggiava nei cuscini, la tazza con il segno del suo rossetto stava ancora sul tavolo. Eppure, lei non c'era più. Se ne era andata quella mattina, chiudendo piano la porta, senza sbatterla. Non c'erano state urla, nè pianti disperati. Solo un silenzio che aveva scavato dentro più di mille parole. Lui era rimasto lì in piedi, senza sapere cosa fare. Aveva pensato di chiamarla, ma sapeva che sarebbe stato inutile. Lei aveva deciso. E quando qualcuno decide di andarsene non c'era più niente da fare. Si era seduto sul divano, fissando un punto indefinito del muro. Il ticchettio dell'orologio sembrava scandire il tempo di una vita che da quel momento sarebbe stata diversa, ma uguale a tutte le altre.Il copione si ripeteva. L'inizio, l'entusiasmo, le promesse, le prime crepe, il dolore. E ora questo:il vuoto. Aveva amato?Si, eppure questo non bastava, non bastava mai. Il ciel...

At the end

 Dopo aver vagato per anni nella mia mente e cercando nuove esperienze attraverso l'utilizzo di droghe che espandessero e dilatassero la mia coscienza, mi sono reso conto di quanto queste possono anche distorcela, rimandando una percezione alterata della realta'. Le paranoie, la rabbia presente in questi scritti, la falsa percezione della realta' derivavano tutte da quello. Alla fine sono solo un povero idiota, ma anche un grande scrittore. La rabbia sta svanendo e sta nascendo un forte bisogno, anzi non bisogno direi proprio voglia di amare: qualcuno, qualcosa, me stesso. Aveva ragione Monica che dovevo fare un lungo percorso. Chissa' se a me ogni tanto ci pensa ancora senza odiarmi o disprezzarmi. L'odio potrei anche accettarlo, perche' io stesso per primo l'ho riversato su di lei, ma il disprezzo non lo accetto. Non me lo merito. Io mi merito di essere ascoltato e letto e vissuto come un libro aperto. 

Il solito

 Il solito sabato mattina vuoto e angoscioso. Eleonora è già sveglia e io non la sopporto più nella sua ignorante saccenza. Le Cont che fa minacce, dal fondo della via. Come è misera la vita in questa città senza speranza. È solo brava a parlare, ma solo quello. Non sa fare niente. Nemmeno fare sesso. Monica è mille volte più bella e sensuale di lei. Più sinuosa nei movimenti. È solo una povera mentecatta dell'esistenza. E con lei,  Le Cont triste personaggio che sembra uscito dalle fogne di una metropoli indiana. Le metropoli indiane,tristi scenari dell'umanità più misera,che hanno più dignità di questi personaggi sangiulianesi. Quattro tossici del cazzo, solo pronti a derubati. A spogliarti di tutto. Anche della voglia di vivere. Ribattere colpo su colpo contro la merda che questa donna porta in casa. Questa è la mia battaglia. La gente pretende di fare cose e che non ci siano mai conseguenze. La gente pretende di potersi venire a fare i cazzi propri nella tua vita, nella tu...