Ti sei eliminato da solo con questa storia della psichiatria,ma pensaci bene, non avevo scelta. O impazzire o morire,queste erano le alternative. E io scelto di non morire. Non so come ho fatto a impazzire,quale sia stata la concatenazione degli eventi che mi ha portato a tale esito. O meglio: lo so, ma è talmente doloroso nei suoi contrasti, nella sua pelle, nell'incarnato del viso, come un Cristo crocifisso in una chiesa di Bogotà. Gialla fuori e bianca dentro. Con il Cristo sotto il rosone. La luce, dall'alto,gli illumina il viso. Così mi sento io in questa casa con tutta questa gente intorno, con tutto questo vociare e cinguettii di uccelli vari.
IL RUMORE DEL VUOTO L'appartamento era ancora pieno di lei. L'odore del suo balsamo aleggiava nei cuscini, la tazza con il segno del suo rossetto stava ancora sul tavolo. Eppure, lei non c'era più. Se ne era andata quella mattina, chiudendo piano la porta, senza sbatterla. Non c'erano state urla, nè pianti disperati. Solo un silenzio che aveva scavato dentro più di mille parole. Lui era rimasto lì in piedi, senza sapere cosa fare. Aveva pensato di chiamarla, ma sapeva che sarebbe stato inutile. Lei aveva deciso. E quando qualcuno decide di andarsene non c'era più niente da fare. Si era seduto sul divano, fissando un punto indefinito del muro. Il ticchettio dell'orologio sembrava scandire il tempo di una vita che da quel momento sarebbe stata diversa, ma uguale a tutte le altre.Il copione si ripeteva. L'inizio, l'entusiasmo, le promesse, le prime crepe, il dolore. E ora questo:il vuoto. Aveva amato?Si, eppure questo non bastava, non bastava mai. Il ciel...
Commenti
Posta un commento