Io vengo dalla strada e per molti anni mi sono nutrito d'asfalto. Solcavo le strade di Milano con la mia Panda,veloce e bordò. Sotto il cofano un motore da 1000 di cilindrata. Al massimo, scannandola,arrivavi a 150, ma sentivi un ronzio strano, come di qualcosa che sta per decollare. Quindi non raggiungevo mai questa velocità. In otto anni che sono stato con Erika, non ho mai fatto un incidente. Tantomeno con lei a bordo. La responsabilità delle sue chiappe,mi stava a cuore. La strada continua a farsi sentire. Sono qui dai miei: balcone aperto,aerei che sorvolano San Giuliano in direzione Linate, e macchine che suonano dal basso e poi voci e grida. Il solito schifo umano,la solita depressione caspica in una pozzanghera che puzza di piscio e birra.
IL RUMORE DEL VUOTO L'appartamento era ancora pieno di lei. L'odore del suo balsamo aleggiava nei cuscini, la tazza con il segno del suo rossetto stava ancora sul tavolo. Eppure, lei non c'era più. Se ne era andata quella mattina, chiudendo piano la porta, senza sbatterla. Non c'erano state urla, nè pianti disperati. Solo un silenzio che aveva scavato dentro più di mille parole. Lui era rimasto lì in piedi, senza sapere cosa fare. Aveva pensato di chiamarla, ma sapeva che sarebbe stato inutile. Lei aveva deciso. E quando qualcuno decide di andarsene non c'era più niente da fare. Si era seduto sul divano, fissando un punto indefinito del muro. Il ticchettio dell'orologio sembrava scandire il tempo di una vita che da quel momento sarebbe stata diversa, ma uguale a tutte le altre.Il copione si ripeteva. L'inizio, l'entusiasmo, le promesse, le prime crepe, il dolore. E ora questo:il vuoto. Aveva amato?Si, eppure questo non bastava, non bastava mai. Il ciel...
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