La noia come compagna di questo periodo di vita. Non è un granché come sensazione, peggio è quando diventa ansia, quando la noia si amplifica fino a paralizzarti i muscoli delle gambe. Quando fai i pensieri peggiori su di te che quasi ti sembra di non meritare di condurre questa vita a dei buoni esiti,e sugli altri in generale di cui nutro una profonda sfiducia. Oggi vado a trovare Carlos in psichiatria insieme a Roberto,il mio amico del CAD. Non lo vedo da più di sei mesi,ma solo il primo periodo mi è mancato. Io e Roberto ci siamo appuntamento alla fermata dell' autobus sulla via Emilia. Ci sincroniazziamo perfettamente e l'autobus in un attimo arriva. Roberto,che è sempre gentile con tutti, ha comprato un pacchetto di sigarette per Carlos. Io porto solo me stesso e il mio abbraccio a Carlos. Arriviamo al reparto di Psichiatria di Melegnano. Ci fanno entrare uno alla volta: prima entra Roberto con le sigarette, Carlos si sbraccia da dietro il vetro per salutarmi,ricambio il saluto facendogli cenno che sarei entrato dopo Roberto. Lui esce,entro io. Si apre la porta della psichiatria. Anime e corpi vagano in ciabatte per l'unico grande corridoio del reparto. Non è un granché come reparto: stretto e costretto fra una decina di stanze. Carlos sta bene, imbottito di farmaci così tanto che non riesce neanche a parlarne. Sta proprio bene, già. Lo abbraccio forte,cerco di fargli sentire tutto il calore della mia anima che preme contro la sua. Sento l' energia che da me passa a lui. Esco dal reparto un po'svuotato. Non possono non venirmi in mente i ricoveri che ho fatto,tre per la precisione. Quanto dolore c'è in quel luogo,quante anime sperse per motivi diversi. Quanta sofferenza.
IL RUMORE DEL VUOTO L'appartamento era ancora pieno di lei. L'odore del suo balsamo aleggiava nei cuscini, la tazza con il segno del suo rossetto stava ancora sul tavolo. Eppure, lei non c'era più. Se ne era andata quella mattina, chiudendo piano la porta, senza sbatterla. Non c'erano state urla, nè pianti disperati. Solo un silenzio che aveva scavato dentro più di mille parole. Lui era rimasto lì in piedi, senza sapere cosa fare. Aveva pensato di chiamarla, ma sapeva che sarebbe stato inutile. Lei aveva deciso. E quando qualcuno decide di andarsene non c'era più niente da fare. Si era seduto sul divano, fissando un punto indefinito del muro. Il ticchettio dell'orologio sembrava scandire il tempo di una vita che da quel momento sarebbe stata diversa, ma uguale a tutte le altre.Il copione si ripeteva. L'inizio, l'entusiasmo, le promesse, le prime crepe, il dolore. E ora questo:il vuoto. Aveva amato?Si, eppure questo non bastava, non bastava mai. Il ciel...
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