Questa casa fra pochi giorni, saranno dieci anni che ci abito. Uscito dalla comunità Itaca ecco pronto per me un bilocale a San Giuliano. Una casa dove sono successe molte cose, alcune da dimenticare,altre da ricordare,altre ancora da assecondare,nel loro movimento. Il bar qui sotto è un incubo che appare e scompare quotidianamente, mi costringe a rallentare,a essere più silenzioso e in ascolto. Ma non voglio più essere così remissivo nei confronti della vita. Questa casa ha visto latente e presente il pensiero di Burgos, ovvero il pensiero di me nei suoi confronti. Lui mi odia,mi invidia, mi compatisce e mi apprezza allo stesso tempo. Ma abbiamo fatto esperienze diverse,lui è andato per una strada e io per un'altra. I progetti giovanili per lui si sono realizzati,mentre per me solo in parte. E così eccomi da dieci anni in una casa che non conoscevo,che mi era estranea e che ora è mia. Vissuta e stravissuta. Molto chiacchierata, come la mia vita d'altronde.
IL RUMORE DEL VUOTO L'appartamento era ancora pieno di lei. L'odore del suo balsamo aleggiava nei cuscini, la tazza con il segno del suo rossetto stava ancora sul tavolo. Eppure, lei non c'era più. Se ne era andata quella mattina, chiudendo piano la porta, senza sbatterla. Non c'erano state urla, nè pianti disperati. Solo un silenzio che aveva scavato dentro più di mille parole. Lui era rimasto lì in piedi, senza sapere cosa fare. Aveva pensato di chiamarla, ma sapeva che sarebbe stato inutile. Lei aveva deciso. E quando qualcuno decide di andarsene non c'era più niente da fare. Si era seduto sul divano, fissando un punto indefinito del muro. Il ticchettio dell'orologio sembrava scandire il tempo di una vita che da quel momento sarebbe stata diversa, ma uguale a tutte le altre.Il copione si ripeteva. L'inizio, l'entusiasmo, le promesse, le prime crepe, il dolore. E ora questo:il vuoto. Aveva amato?Si, eppure questo non bastava, non bastava mai. Il ciel...
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