Devo abitare di più questa vita, altrimenti ogni volta che mi sveglio penserò che è una vita di merda e anche se in parte me la sono scelta non la riconosco come mia e quindi è come se fossi assente dai miei giorni. Vissuti spesso con indolenza,con fatica e mai con consapevolezza di dove si è e soprattutto a che punto si è del percorso. " Bisogna lavorare sulla quotidianità" diceva Monica " stare nelle cose di ogni giorno". Facile a dirsi, più difficoltoso a farsi. Per come sono andate le cose dopo il Nepal mi sarei anche potuto buttare sotto un treno , ma io ho resistito per 17 lunghi anni, subendo le ingiurie del tempo che passa, che ti consuma e non ti dà altra possibilità di agire,di agire sulla tua vita. Jim sapeva della Palestina,lo sapeva che era un esperienza che mi aveva profondamente toccato, sconvolto e cambiato. Non mi ricordo che cosa gli avessi raccontato, ma qualcosa sicuramente gli avrò detto. E qualche voce gli era giunta alle orecchie. Quello era agire e molto sulla propria vita. Ora il niente. Ora si scrive e non so nemmeno se il tempo mi basterà. Dicono di guardare avanti, ma io ho un confortante passato che non indulge di fronte al tempo. Che non si è consumato, direi. Io passavo infiniti pomeriggi a casa di Jim. Il sole entrava dalla finestra e inondava il salone. La scena era sempre questa: io e Jim giocavamo a scacchi ai bordi del grande tavolo in salone, una bomba nel posacenere e l' atmosfera piuttosto fumosa. Si ride si scherza ( e noi lo facevamo tanto) una birra tira l'altra e si arrivava a ora di cena ubriachi e o mi invitava a cena e poi mi riaccompagnava a casa in macchina ( dato che io arrivavo nel primo pomeriggio con i mezzi) oppure dovevo tornare a casa un po'alterato e stanco, da solo.
IL RUMORE DEL VUOTO L'appartamento era ancora pieno di lei. L'odore del suo balsamo aleggiava nei cuscini, la tazza con il segno del suo rossetto stava ancora sul tavolo. Eppure, lei non c'era più. Se ne era andata quella mattina, chiudendo piano la porta, senza sbatterla. Non c'erano state urla, nè pianti disperati. Solo un silenzio che aveva scavato dentro più di mille parole. Lui era rimasto lì in piedi, senza sapere cosa fare. Aveva pensato di chiamarla, ma sapeva che sarebbe stato inutile. Lei aveva deciso. E quando qualcuno decide di andarsene non c'era più niente da fare. Si era seduto sul divano, fissando un punto indefinito del muro. Il ticchettio dell'orologio sembrava scandire il tempo di una vita che da quel momento sarebbe stata diversa, ma uguale a tutte le altre.Il copione si ripeteva. L'inizio, l'entusiasmo, le promesse, le prime crepe, il dolore. E ora questo:il vuoto. Aveva amato?Si, eppure questo non bastava, non bastava mai. Il ciel...
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