Scrivere deve essere così, qualcosa di istintivo. Certo anche l'istinto va educato, va domato in qualche modo ma deve essere qualcosa legato alla nostra essenza. Il cambio di terapia mi sta aiutando in questo senso,ma quanto ci è voluto per convincere l'odiosa psichiatra che la terapia era troppa. È dovuto intervenire il CAD per farglielo notare. Adesso almeno due settimane al mese sono lucido. Non è tanto,ma questa è la situazione. Quanto basta per consentirmi di scrivere in quelle due settimane. Ci sono diversi stati d'animo che mi possono portare a scrivere e ciò influenza ciò che scrivo. La rabbia,la nostalgia,la noia: questi sono i sentimenti dominanti. Ciò che mi muove qualcosa dentro e lo trasforma in parole che una dietro l'altra formano frasi, concetti, discorsi.
IL RUMORE DEL VUOTO L'appartamento era ancora pieno di lei. L'odore del suo balsamo aleggiava nei cuscini, la tazza con il segno del suo rossetto stava ancora sul tavolo. Eppure, lei non c'era più. Se ne era andata quella mattina, chiudendo piano la porta, senza sbatterla. Non c'erano state urla, nè pianti disperati. Solo un silenzio che aveva scavato dentro più di mille parole. Lui era rimasto lì in piedi, senza sapere cosa fare. Aveva pensato di chiamarla, ma sapeva che sarebbe stato inutile. Lei aveva deciso. E quando qualcuno decide di andarsene non c'era più niente da fare. Si era seduto sul divano, fissando un punto indefinito del muro. Il ticchettio dell'orologio sembrava scandire il tempo di una vita che da quel momento sarebbe stata diversa, ma uguale a tutte le altre.Il copione si ripeteva. L'inizio, l'entusiasmo, le promesse, le prime crepe, il dolore. E ora questo:il vuoto. Aveva amato?Si, eppure questo non bastava, non bastava mai. Il ciel...
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