Eravamo belli, giovani e felici. Almeno io lo ero forse più degli altri. La vita aveva cambiato i miei destini e sembrava sorridermi felice da un angolo della stanza, dicendomi di andare e di vivere e che nessuno avrebbe pagato per questo. Poi,a un certo punto della mia vita incontrai Erika e ci penso' lei a distruggere tutto, come per dimostrare che la vita riguardava soltanto lei e che non era affar nostro, della nostra famiglia intendo, crederci ancora. Quando la conobbi,a 20 anni, Erika aveva certe turbe sessuali. Le piaceva fare sesso con più uomini o anche essere picchiata da chi la penetrava. Fu difficile insegnarle a fare l' amore in maniera diciamo, normale. Quel povero figlio che ha, non sa da cosa nasce,da cosa viene, da quale persona venisse fuori. Va bè che ogni persona ha i suoi percorsi e le sue deviazioni mentali E la mamma ha cura di ricordargli ogni giorno che le vuole bene. Ma non nasce dall' amore,ma dal peccato nel senso meno cristiano possibile del termine. Sono al mare,rilassato in una bella stanza con balcone. E mi è venuto in mente tutto questo. Sono al mare,ma fa freddo, freddo dentro. Ho sparso odio anche oggi. Il mondo non mi vuole e io non voglio più lui. Sono stanco di tutti questi personaggi che gravitano attorno alla mia vita: psichiatra, psicologa e poi quell' idiota dell'infermiere. Nessuno che è in grado di capire la mia complessità come persona. L'infermiere in particolare è una persona abbastanza banale,troppo banale per uno come me,che ha un mare dentro,un mare in burrasca. Un mare che il tempo non scalfisce,anzi. E non c'è cura,non c'è rimedio contro la stupidità della gente. Ogni tanto penso che sarebbe bello farla finita. Fine della storia, fine del dolore,fine della burrasca e calma piatta. Finalmente.
IL RUMORE DEL VUOTO L'appartamento era ancora pieno di lei. L'odore del suo balsamo aleggiava nei cuscini, la tazza con il segno del suo rossetto stava ancora sul tavolo. Eppure, lei non c'era più. Se ne era andata quella mattina, chiudendo piano la porta, senza sbatterla. Non c'erano state urla, nè pianti disperati. Solo un silenzio che aveva scavato dentro più di mille parole. Lui era rimasto lì in piedi, senza sapere cosa fare. Aveva pensato di chiamarla, ma sapeva che sarebbe stato inutile. Lei aveva deciso. E quando qualcuno decide di andarsene non c'era più niente da fare. Si era seduto sul divano, fissando un punto indefinito del muro. Il ticchettio dell'orologio sembrava scandire il tempo di una vita che da quel momento sarebbe stata diversa, ma uguale a tutte le altre.Il copione si ripeteva. L'inizio, l'entusiasmo, le promesse, le prime crepe, il dolore. E ora questo:il vuoto. Aveva amato?Si, eppure questo non bastava, non bastava mai. Il ciel...
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