FIDEL & ALTRE STORIE
E' morto Fidel Castro, caro Burgos e tu non sai, anzi lo sai quanto ti senta vicino in questo momento, al di là della tastiera, i miei occhi sono pieni delle nostre passeggiate e le sigarette fumate sul Malecon nei pigri bar dell'Avana. Quanti ricordi, quanto tempo che è passato? 14 anni in cui è successo di tutto e forse niente tu hai avuto due figli, ti sei trasferito in Francia, io sono stato male e la mia vita si è come fermata preso dalla paura, preso dalla paranoia, ma poi dopo la stasi ho iniziato a sentire che stavo invecchiando e quindi mi ritrovo ogni mattina mio malgrado a pensare e a ripensare alla fine: non sono pensieri lucidi, decisamente non lo sono. Sono pensieri inconsci di chi è appena sveglio, ma sono pensieri istintivi di auto-protezione e forse guarigione. Tu sai che sei la persona che più mi sta a cuore su questo pianeta, la persona più in grado di comprendermi forse più di Cloud. Io non so perchè il Destino abbia deciso che io dovessi soffrire così tanto nella mia vita o forse sono tutte derivazioni di una spiccata sensibilità che acuisce ogni emozione della Vita e della Morte. Ma io sento questo tempo in cui molti grandi del nostro tempo ci stanno lasciando , lasciandoci in eredità non si sa cosa perchè forse di personaggi così non siamo più stati in grado di crearne nella nostra epoca. E così svaniscono tutti nelle braccia della morte e non ne rimane che la storia, i dischi (nel caso dei musicisti), e le parole. Io mi chiedo, sempre, che cosa si viva a fare e forse sempre di più. La Storia? La Gloria? Forse la Storia, quella sì. Io non ho obbiettivi, non ho niente da raggiungere, sicuramente qualcosa da preservare e scrivo con il cuore aperto perchè mi sembra l'unico modo possibile di scrivere. Come Gesù Cristo nelle immagini dei Santi. Abbiamo ormai superato la soglia dei 40 anni e per quanto mi riguarda non ho raggiunto nessun traguardo che la vita solitamente pone sulla strada di un uomo. Mi rimetto nelle mani di Dio, pechè spero che la morte mia possa essere qualcosa di liberatorio da tutti questi mali che mi affliggono. Tutto quello che nel mio piccolo, nel piccolo della mia storia di divisioni e incomprensioni con Erika ho vissuto e sperimentato sulla mia pelle, lo vedo nella politica, nella società, nel tempo trascorso a rincorrere qualcosa e a non avere più tempo per scrivere veramente , ma solo a lasciare dei segni. Invidio Matteo e la sua ingenuità data dai soldi di chi ha avuto tutto e ha potuto scegliere (non ti offendere Matteo: tu sei lontano dalla tua famiglia, hai una famiglia tua e la tua vita è tutta una samba). La mia vita è decorosamente triste, più simile a quella di un poeta del dopoguerra che con scarne parole raccoglieva e esprimeva sensazioni forti. Ho parlato molto dell'odio verso i miei ex amici e poco dei miei viaggi con te Burgos sopratutto, perchè forse sono qualcosa di nostro e di unico e incastonato nel tempo. Solo quando scrivo, ma quando ne ho veramente voglia, sento che qualcosa di vivo mi si accende dentro, non riesco a essere spettatore easanime della vita altrui anche se cerco di entrarci come posso nella vita degli altri, ma poi mi accorgo che non ho più le forze di un tempo per cambiare le cose. Sono forse finiti i tempi dei cambiamenti delle grandi giostre, delle mille avventure e del farla sempre franca. Ho incontrato, dopo che sono stato male, persone che mi hanno scoraggiato dal sognare come Eisenhover, che mi hanno volutamente distrutto dal di dentro scarnificandomi l'anima come Monica e poi in dormiveglia ripenso a quei bellissimi momenti con Erika, momenti che non ci sono più e mi ritrovo in una casa sconosciuta per l'ennesima domenica triste della mia vita a pensare a lei, a noi, a me che ho rovinato tutto nella speranza di trovare qualcosa di migliore dopo di lei perchè ero ebbro e pieno di me e sicuro e speranzoso che sarei riuscito a portare la mia vita avanti come se nulla fosse. Così non è stato, Erika, e tu lo sai, tu vivi la tua nuova vita credo con gioia, con la gioia di chi finalmente ha un figlio e quello era tutto quello che desiderava dalla vita. Io non so cosa desiderassi. Io come uno stupido mi sono sempre mosso argutamente tra le cose, tra la gente cercando di trane il massimo vantaggio possibile, forse a fini puramente egoistici, il piacere per il piacere, la vita per il gusto di vivere, ma poi ho capito che la vita non è questo. Ho capito che la vita è lentezza, ma anche estro, è costruzione delle cose , è progettare, parola che io ho sempre odiato , mi sembrava tutto sapesse di scatola chiusa. E' darsi degli obbiettivi perchè sono questi che ci rendono vivi di fronte al nichilismo più totale che della morte nel tempo che passa, che passa e lascia segni, oppure che passa e che non ci insegna nulla perchè noi non siamo in grado di capire quello che ci sta dicendo. Tutto questo tempo inizia a essere contato e non più scontato e quelle infinite giornate di sole caldo hanno lasciato il posto a un freddo interiore, un freddo dell'anima, quello dal quale oggi scrivo. Hasta la victoria siempre, anche a Mosca.
Tutto questo ricordare mi fa male decisamente, sopratutto se chi ho intorno starnazza e reclama spazio per le opinioni più disparate. Nessuno si accorge di nessuno e così si va avanti. Io che aspetto, io che aspetto di andare da Cloud a pranzo e intanto mi sembra di toccare il tempo, di possederlo in qualche modo, ma è solo un attimo, giusto un attimo, il tremore di un attimo. Sono tre anni e mezzo che vivo in questa casa che in parte è cambiata, in parte è cambiato il colore delle pareti, dei miei sogni, delle pareti dei miei sogni che contengono sempre urla stridule e poco aggraziate. Scomparirò nel nulla, come sono scomparsi tutti e nessuno si accorgerà di me, anche se scrivo, anche se quello che scrivo vale, almeno ai miei occhi stanchi. Non sento il vuoto se assecondo i miei pensieri, posso sembrare inutile e srucchevole, ma forse potrei dirvi che pigio i tasti a caso che cerco emozioni che si trasformino in lettere, ricordi che non lascino il segno del tempo e che rimangano per sempre, come quando ero bambino, una mezza vita fa , che non sembrerebbe neanche così lontana se non vedessi invecchiare mio padre giorno dopo giorno. In questi mesi è cambiata la mia scrittura, io non ho storie violente da vendere ma soltanto moti d'animo che non interessano a nessuno se non a pochi scelti. Le persone che dicono di volermi bene. Quelle che ascolto e che mal sopporto perchè maturando sono diventato un burbero sensibile soltanto alla bellezza femminile e all'amore del momento, che in questo momento è Cloud. Eppure stare con lei mi riporta indietro a giorni tristi, e colorati assieme. Quando si stava in Via di Vittorio e si era ancora bambini, allo shampoo e alle carezze di mia madre nella vasca da bagno che sembrava grande, immensa. E poi a giocare a pallone all'oratorio, il fango che si discioglieva nella vasca, l'acqua che diventava color marrone, le ferite alle ginocchia. Matteo sempre in campo con me, ora seduto dall'altra parte della scrivania che scrive romanzi, si lamenta che non li vende, ma forse penso che dovrebbe fare come me: scrivere per passare il tempo, per non scivolare nell'ozio del tempo che ci inganna e che ci porta dritti dritti alla morte senza nemmeno pensarci o accorgercene. Io devo togliermi di dosso questi pensieri, ma fin quando avrò uno pischiatra incapace e distratto, quattro amici senza speranza nel domani e dei genitori che invecchiano seppur decorosamente io cosa dovrei fare, cosa dovrei vedere di bello nella mia vita? Ho forse una posizione sociale e un lavoro ben remunerato come la mia amica parigina? Sono forse in grado di mantenerlo ? No.No. Ho forse arte da vendere? Neppure. Ho forse la malizia di chi sa giostrarsi la vita anche nelle difficoltà più aberranti? Quello ho provato a impararlo ma senza riuscirvi. I giorni, le cose belle dei giorni, sono fatte di piccoli attimi fugaci di incontro con le persone, le più svariate, di quanto so di poter fare di bello,arricchente e prezioso del mio tempo. E' come costruire un puzzle di emozioni e atmosfere. Quegli incontri, quei quattro incontri con gli amici valgono nella misura in cui si misura la mia libertà di espressione, ma tutto questo se lo spiegassi al mio psichiatra non gli contorcerebbe neanche un sopracciglio, perchè lui questi giochi di fino non è nemmeno in grado di comprenderli.Ne fa altri diciamo. Ma non mi sento vittimista, non mi date del vittimista, io mi limito semplicemente a descrivere ciò che vivo e che vedo vivere da altri. Mi sento solo e abbandonato e stanco, infinitamente stanco, non riesco in alcun modo a raggiungere il gruppo dei miei coetanei consanguinei e compagni di sbronze. La mia vita sta già finendo forse è iniziata la discesa, il non farcela più. Cloud è amabile come sempre, ma i suoi spazi che reclama per sè sono un limite, per quanto mi riguarda al dispiegarsi del nostro bello e puro amore. C'è chi ha la fissa della tristezza, come me, e non vuole fare i conti con quello che un animo triste porta con sè. Senso di abbandono, scoraggiamento, incapacità di vedere al di là del proprio naso o di far muovere le proprie gambe. Soltanto con un grande sforzo di amore verso me stesso sono sopravissuto a questi anni, ma ne esco provato, decisamente provato. La famiglia stupida e ignorante che si fa largo nei tuoi giorni fino a diventare tu stupido e ignorante. La mia morte sarà quando capirò che tutto questo scrivere non è valso a niente. Negli animi contorti fiori di pelle sbiadiscono per il solo fatto di manifestarsi nelle apparenze. Quante figure da idiota ho fatto nella mia vita Burgos e tu lo sai, quando sto mentendo o meno o quanto siamo, o perlomeno sono lontano dalla Verità della Vita. Finalmente il bar sotto casa è chiuso, meglio, potrò scrivere meglio. Non pagavano l'affitto e così prima o poi hanno dovuto chiudere. Scrivo in un qui e ora o mi dilungo su discorsi più prosaicamente distanti da me, da noi e da voi? E' difficile capirlo perchè i ricordi e le persone che vi sono dentro mi rimandano in una direzione piuttosto che in un altra. Una vita passata a letto o una vita inseguendo il Tempo, sono in fin dei conti la stessa cosa. Ho smesso di suonare, sto smettendo di suonare e mi sto facendo nuovamente più letterario. Penso a Miller, Henry e alle sue infinite pagine di considerazioni sul tempo e sulla vita. Ognuno ha il suo approccio alla scrittura e se si potesse insegnare il mio Verbo lo si imparerebbe in strada. Dove ho passato la maggior parte del mio tempo in questi ultimi due anni. Non più locali, belle donne, drink e passeggiate al mare: prima i viaggi e dopo la rovina la strada, ma questo lo sapete già. Avrei potuto fare una brillante carriera da bidello, senza pensare a niente e desiderando tutto, ora non desidero nulla e mi rimetto al cospetto di Dio che mi guarda marcire sotto il peso delle mie parole, dei mie giorni, del mio essere e del mio apparire non so più come dirlo, quantomeno distante. Devo fare dei passi indietro, concedersi troppo, anche amichevolmente alla mia amica parigina, mi fa sentire più stupido. Mi sono lasciato guidare dalle sue parole e non ho ascoltato il mio cuore, che eppure sanguinava e lei ha avuto la bontà di raccoglierlo. 9 giorni di lutto per Fidel, l'isola muta, senza musica e io e te Burgos che fra poco ci rivedremo. Sono un affabulatore, le mie storie valgono qualcosa nella misura in cui le racconto, ma di per sè non sono nulla di speciale. Le persone passano da questa casa, in questa città, passano a salutarmi e io sempre identico, tra gli stessi vicoli, le stesse vie e le stesse strade. Passato e presente al quadrato si mescolano in stanze circocise da sè stesse.
Stanotte ho sognato Sara, era tanto tempo che non si affacciava nei miei sogni: l'ho sognata, ricordo in modo confuso, come se stessimo insieme: facevamo l'amore, era bello e molto dolce e il suo sesso tenero e delicato. Cara Sara, che dirti tu lo sai che siamo stati insieme ma senza mai consumare il nostro giovanile amore ed ecco che riappari nelle mie notti che sembrano un carosello dell'Avana in cui c'è posto per tutte. Poi penso a Julia in Madagascar con una figlia, penso a Ivan e al fatto che vorrei telefonargli e chiedergli come va, ma poi ho paura che mi manderebbe a quel paese. Tutti gli amici persi per direzioni di vita opposte, mi limito a ragionare per schemi generali non potendo troppo scendere nei particolari. Penso a Burgos che verrà a Natale con il panettone e che la mia vita senza di loro è un pò più vuota decisamente. Cerco di non pensarci troppo, altrimenti mi sale la tristezza, quando il re è crollato tutti hanno improvvisamente preso direzioni di vita veloci e consapevoli. Io mi limito a vivere giorno per giorno e a pensare a quel poco che posso ancora fare: aspettare Cloud nei suoi infiniti processi di allontanamento da chi ci è stato prima e di avvicinamento a me che sono ora con lei. Non volevo invecchiare così, non volevo decisamente invecchiare così, non mi aspettavo che la vita si sarebbe fatta sentire ancora in tutta la sua durezza. Non pensavo che sarei stato ancora una volta capace di soffrire, quando già pensavo di non poterne più. Cloud è un dono di Dio, dice il mio amico prete che preferisce che faccia questo piuttosto che chiudermi in un luogo di cura e sofferenza come forse vorrebbe la mia algida amica francese. Tutto a posto, tutto tranquillo, un altro giorno è iniziato, penso al sesso di Sara e forse è meglio che non ci pensi troppo. Tutti hanno la loro vita, perfetta, disegnata da giorni costruiti con sapienza. Io mi chiedo perchè vivo ancora. Non trovo pace in niente, non c'è nulla che mi faccia stare bene, solo quando sono andato in Comunità ho avuto un giovamento nelle mie condizioni di salute. Mi sembrava che ancora una volta potessi ribaltare la mia vita, ma Burgos, tu sai che non è stato così.
Le mie foto del Nepal, di quei momenti felici e indimenticabili, campeggiano ancora nella mia stanza, ma poi ho deciso di toglierle perchè mi faceva troppo male confrontare il mio confuso e incerto presente con un così bello e tondo passato, quasi perfetto. Per fortuna il tempo lenisce gli spigoli e anche quello che non era andato bene, nella mia memoria è tornato ad essere qualcosa di piacevole. Quello che Dio sembra dirmi è di smetterla di pensare alla vita degli altri e di curare di più la mia, di non maltrattarla, di scegliere meglio le persone con cui vado a passeggio di dimenticarmi le frasi cattive dell'architetta che mi diceva: " Secondo me tu non hai niente, semplicemente non hai voglia di fare un cazzo". Quanta brutalità ci ho visto in quella frase, quanta poca considerazione di quello che ero e rappresentavo in quel momento. Bisogna avere una più alta considerazione di sè, bisogna fare come fa Cloud, considerarsi importanti sempre e comunque e non vedere i tuoi giorni così maledettamente in fila, che non sembrano dare nessuna speranza alla fantasia e all'immaginazione. Scrivere, scrivere e continuare a scrivere perchè anche ogni dettaglio può essere importante. Rifuggire da psichiatri-psicologi che ti costringono a mentalizzare la tua vita a farti fare scelte o a riflettere su scelte che poi non diventano più casuali, istintive, ma che vengono come comandate a distanza. Perchè il Tempo non mi dà le risposte che cerco? Perchè passano gli anni, ma il mio animo è sempre ribelle al tempo che passa, che emette sentenze e che non lascia spazio a interpretazioni? Perchè finalmente oggi, dopo giorni e forse anni di agonia, mi sento, per una volta, finalmente padrone del tempo, di questo spazio dal quale vi scrivo, della luce del giorno che rischiara i corpi che ancora assonnati si muovono nello spazio disegnato da Dio per gli uomini. Dio, io penso spesso a te, nei miei momenti più bui, più solitari, più senza speranza il mio pensiero va immediatamente a te e alla persona che più vicina a te, per me lo incarna: il mio amico prete. Lui vive circondato da Dio, ne vive l'essenza, ne interpreta la parola, la vive e la sua vita, come per automatismo, ai miei occhi sembra diventare un opera d'arte compiuta, completa, un disegno che ha braccia e gambe per volare e farsi realtà. Il contrario della mia vita. Quando mi sono ritirato per un paio di mesi in un monastero, alcuni anni fa, non era vero, come avevo scritto, che Dio non abitava quei luoghi, li abitava eccome, ma io non riuscivo a vederlo, non riuscivo a sentirlo: i miei cinque sensi erano sordi a tutto, tanto che un giorno il frate priore mi fece togliere le scarpe e mi fece camminare scalzo sull'erba, per farmi sentire il contatto con lui, attraverso la Natura. Ma loro erano una confraternita e io un pesce fuor d'acqua, ero lì, su consiglio del mio amico prete, ma non sapevo bene come starci, non mi importava nulla di nulla. Ero in quel periodo in cui non mi interessava nient'altro che mangiare e dormire e ingannare il Tempo, con fare fanciullesco direi, ma non mi interessavo realmente del mio malessere come sto facendo adesso. Adesso ogni scelta è ragionata, ogni passo è misurato, stare con Cloud mi porta a una dimensione di dignità umana che prima non avevo. Eppure non prego apertamente, ma a Dio ci penso spesso.
San Giuliano mi sta stretta, decisamente stretta. Non ho piacere a passeggiare per le sue vie marcie e sporche, dove rifiuti umani e vecchi vagano in cerca di un perchè. Un nuovo giorno è nato, è l'alba come si dice di un nuovo giorno e di un vecchio secolo che ci restituisce anche scontri generazionali che qui non avverete nessuno, perchè sono tutti troppo indietro per respirare l'aria di cose nuove. Non c'è un bar che sia maleodoprante di un umanità avvizzita, non c'è un marciapiede che non sia ricoperto dallo sterco dei cani-compagni di padroni alcoolizzati. Non c'è nessuno che, potendo scegliere, non se ne va via da questa città. Io non posso scegliere e quindi sono ancora qui a raccontare la mia vita per filo e per segno sperando di darle una certa dignità. Non lo faccio per essere ricordato in futuro, o per ricavarci dei soldi, lo faccio per passare un tempo che altrimenti mi vedrebbe costretto davanti alla Tv a seguire comizi elettorali, tribune politiche e stupide soap opera. C'è un limite oltre il quale non riesco ad andare ed è quello del sonno che gli psicofarmaci mi procurano. Mi si abbassano le palpebre e tutto si spegne e tutto si fa buio. Volendo stare a vedere non ho cose sensazionali da raccontare e allora inizio a pensare a chi, nelle mie stesse condizioni, lotta seppure ancora. Tipo Carlo, amico della Comunità del 2013, andato negli Appartamenti Protetti per qualche anno e poi uscito, che prova a vivere una vita normale, un lavoro, le serate con gli amici, qualche donna ogni tanto. Ma poi succede che inizia a fare dentro e fuori dai reparti psichiatrici, che il lavoro non lo riesce a tenere, che le donne spariscono. Un pò quello che era successo a me con Eliona, con il lavoro nella scuola. Ecco, io ho smesso di farmi domande e ho deciso di accettare a malincuore la mia malattia e non permetterò a nessuno di decidere per me (come ho fatto, sbagliando, in passato). Andare in giro ti porta a conoscere tanta gente, viverti sensazioni nuove, accattivanti, ma anche a incontrare tanto marciume umano, tipo, per l'appunto Joe Munnezza. Che spero di non rivedere mai più. E' bello che certi personaggi spariscano dalla tua vita, a volte speri per sempre. Perchè non si può tollerare sempre tutto e tutti, neanche i comportamenti più meschini di cui queste persone si fanno portatori con le loro miserevoli storie di fallimento umano. Anche io sono un fallito, ma almeno lo posso imputare alla mia malattia e non mi cruccio più di tanto per questo se riesco ancora a fare qualcosa degno di essere raccontato. Sono questi personaggi infimi e infinitesimali, che non hanno cuore, dignità, speranza che mi nobilitano fino a farmi sentire un aristocratico in una città decadente e marcia, spoglia di ogni pudore e decoro verso la vita. Il mio amico prete: lui ha decoro, illuminazione, dignità, ha tutte le qualità per guidare un gregge di uomini verso la salvezza ed è in lui, oltre che in Cloud che io ripongo tutta la mia fiducia, come uomo e come credente, anche se un pò assente da Dio, ma che lo tiene sempre stretto nel cuore. Quello che più mi terrorizza, una volta che non ci saranno più i miei, è il fatto che io non saprò badare a me stesso, a fare quelle due o tre cose pratiche che ti consentono di sopravvivere, ma mi sto iniziando ad abituare all'idea. Sarà un giorno triste, saranno giorni molto tristi e allora io chiederò aiuto a Dio con ancora più forza di quanto non lo stia facendo adesso. No Matteo, non ho storie da raccontare, non sono qui a divertirmi come fai tu e come hai sempre fatto, perchè tu hai la parola, i soldi, le possibilità che io non ho. E poi sei figlio unico, sei come Fritz, non hai mai dovuto dividere niente con nessuno. C'eri solo tu, il tuo ego e la tua parola. Ma non ti odio, sappilo, ti invidio, come sempre invidio chi ha avuto una strada più semplice della mia. E poi di Erika che dire? Che non ti fa bene covare tutto questo odio nei miei confronti che poi ti si ritorce contro, proprio ora che hai un bambino dovresti pensare solo a lui. Non odiarmi, fallo per tutto quello che di bello in passato abbiamo passato insieme , a tutti i momenti belli e tristi e speranzosi che abbiamo condiviso. Non siamo riusciti ad andare oltre certe cose e ti dirò quello che Ivan disse a me tempo fa: "Le cose sono andate così": con il tono della sentenza definitiva. E' come se io in questi anni, di ritorno dai miei viaggi, mi fossi dovuto adattare alla scarna visione delle cose che i vari amici,Fritz, Burgos, Matteo mi proponessero, ignorando di fatto lo scarto eperienziale che avevo fatto rispetto a loro andando all'Estero a fare esperienze più arricchenti. L'amica parigina che ti guarda con sufficenza o che vuole vederti andare a lavorare, oppure rinchiuso da qualche parte a marcire, no io non ci credo più molto a queste cose. Non si toccano le corde della sofferenza di un altra persona, di cui ti sta facendo dono, solo per relegarlo a margini più stretti dell' Esistenza. Due o tre gocce di en, ma rinuncio per questa mattina alla Tv. Non ne posso più di comizi referendari e altre cose che poi mi sento dire, ridire e che devo e non voglio contraddire. Le persone vanno prese per quello che sono, non ci puoi fare niente, l'unico idiota che ci è cascato nel fatto che dovesse cambiare qualcosa della sua vita sono stato io (colpa di Erika e della sua asfittica visione della vita legata ai soldi e al lusso dei poveri). E dovrò maledirmi fino alla morte per aver accettato un simile compromesso perchè tutto questo non mi ha portato a niente, a niente di niente e per quanto io mi sforzi di vedere oltre, non riesco proprio a non sentire il calore dell'offesa subita quasi fosse stato uno schiaffo, uno schiaffo morale. Non riesco a raccontare storie diverse, se vado al bar e mi distraggo un pò riesco anche a immaginarmi in un altrove che mi consenta di scrivere di cose diverse, di avventure surrogato delle mie, di luoghi lontani di amori impossibili eppure reali. Come quello della ragazza incontrata in Messico, sfuggitami per la mia poca arditezza e il mio senso del legame verso Monica. Ma di questo ho già scritto. Ieri era il deserto in piazza,ma era veramente il deserto e io ero felice di non vedere più quei relitti umani che si trascinano di giorno in giorno, ma soltanto di incontrare chi avevo voglia di vedere con la mia birra in mano e lo sguardo perso sul parco. Cerco nuovi luoghi e nuovi volti a cui dedicare le mie parole e le mie arguzie, cerco, cerco e qualcosa IN FONDO AL BIDONE DELL'IMMONDIZIA LO TROVO SEMPRE. Caro Fidel, senza di te veramente questo mondo è più vuoto, ma almeno tu hai detenuto il potere per vari decenni, non ci hai lasciato in Colombia come il Che che poi è diventata una icona del nostro tempo, spero per molto tempo ancora. Bisognerebbe scrivere una piece teatrale, fare qualcosa di dinamico, qualcosa che coinvolga altre persone. Poi penso a Franco alla sua vita triste e scarna,eppure viva, ma con una donna intelligente al suo fianco, lui era sempre in grado di trovarsi una donna e alla fine un lavoro che era sempre lo stesso. 7 anni in Comunità per sfuggire al carcere, 7 anni in mezzo ai pazzi più totali, quelli che non ti lasciano speranze e che ti fanno pensare a quel posto come a un lager. Sono felice di esserne uscito, ma forse qualche anno in più la dentro, mi avrebbe fatto bene. Avrei capito delle cose in più, cose che mi sono trovato costretto ad affrontare una volta uscito da lì senza infermieri e psicologi che ti curano come una piantina preziosa che deve solo mettere i suoi frutti. MI VIENE IN MENTE LA FACCIA di joe Munnezza che va avanti con pervicace idiozia nelle sue giornate, nelle sue movenze da pusher di strada e io che dovrei dormire un pò invece di essere qui a scrivere. Dovevo vedermi con Cloud questo pomeriggio, ma gli impegni mattutini si sono protratti e lei era già nervosa. Fricchettona finchè non c'è un cazzo da fare, poi al primo ostacolo viene fuori tutto il suo piglio di donna manager. Mi viene sonno, schiaccio un pisolino.
Mi sveglio e penso che in fin dei conti non sono messo così male: una casa ce l'ho, la reversibilità della pensione dei miei ce l'ho e se non ce la dovessi fare, andrò in una struttura. Questa solitudine mi sta facendo bene, conoscere la gente vera mi sta facendo bene e non Joe Munnezza e i suoi lacchè. Una perfetta solitudine circolare in cui però si capisce quando troppa è la distanza dagli altri e allora bisogna accorciarla in qualche modo. Mi spiace solamente che io, al contrario di altre persone che girano qui per San Giuliano non riesca a trovare niente di bello al di fuori di me, o meglio, cerco di spiegarmi, che io sia totalmente autocentrato su me stesso e non riesca a cogliere le sfumature di un sorriso, una bella ragazza che ti sorride in biblioteca (no, beh di quello me ne accorgo) ma veramente la mia vita è tutto qui. I poveri che il giovedì mattina vanno a ritirare il pacco dello spaccio alimentare dell'oratorio, tutti i vecchi amici (quelli nuovi rispetto a te Burgos) che hanno fatto più o meno una brutta fine senza di te, perchè fondamentalmente si nutrivano dei tuoi soldi, pur che pochi che fossero. "Quant'è misera la vita negli abusi di potere" cantava Battiato e a ragione vedendo come i grandi e piccoli soprusi si consumino ogni giorno. Anche Storer in fondo oggi mi sembra meno idiota e qualunquista del solito e io ho capito che bene o male sto facendo delle scelte. La scelta di non lavorare o di almeno non fare il bidello, al fronte della mia laurea in Lettere, la scelta di scrivere, di vagare, se non riesco a farlo completamente con il mio corpo che io possa farlo almeno con la mente, ma con una mente sgombra, libera. Chissà se gli altri che tanto ho odiato in questi anni, hanno fatto i progressi che ho fatto io in termini di considerazione della vita dei suoi lati cupi e di quelli più realmente interessanti. Quella serenità di cui tanto si parla quando raggiungi una certa età non mi sembra appartenermi ancora, quella pace interiore di chi si sente in qualche modo realizzato. Non attraverso il lavoro, la mia realizzazione passa sopratutto attraverso logiche di vita che comprendo, che mi spiego e che sopratutto affronto come aspetti della vita connessi all'Esistere stesso. La vita ti pone di fronte dei continui problemi a cui tu, se vuoi sopravvivere devi trovare soluzione. Questo ancora non riesco ad afferrare fino in fondo. In fondo mi dico, sarebbe bellissimo accogliere qui con le loro vite cambiate, i figli e tutto il resto i miei vecchi amici senza remore, senza rancori. Ivan vieni qui, ti abbraccio virtualmente e ti chiedo scusa per tutte le volte che non siamo riusciti a comprenderci e finalmente porre fine a tutta questa guerra, che c'è ormai quasi solo nella mia testa (spero). Mio padre non ha lasciato com pletamente mia madre: è tornato su suoi passi e loro stanno ancora assieme. Nello stesso periodo Cloud è tornata con me, anche se non posso dirlo troppo forte. Quel desiderio di possederla fino alle viscere è in parte svanito, anche se la voglio sempre come mia donna. Dopo che mi sono lasciato con Eliona ho cambiato tutto: dai boxer, all'arredamento della casa. In fondo ci si poteva lasciare in maniera più pacifica, senza un mio ulteriore ricovero e la conseguente fuga a gambe levate, dopo una settimana da quel luogo orribile. Più assaporo la mia vita, meno temo la morte, meno errori faccio e più mi sento in pace con me stesso.
Io sono impazzito per una donna, per te Erika e tu lo sai. Come sia stato possibile non lo so, ma è andata così. La terza Estate senza Cloud non può andare come le precedenti. Qualcosa cambierà. E tutto è bene quel che finisce bene, Echoes va allo stereo e penso che sia difficile, dopo aver suonato per qualche anno, per le persone che mi conoscono come musicista, trovare lo stesso impatto con le parole, io ci provo, ma penso che se Alessandra mi stia leggendo penserà che questi sono afastellamenti di parole. Mentre ascolti Echoes e ti batti ancora una volta per la bellezza dei pezzi dei Pink Floyd che nessuno vuole ascoltare o che ascoltano tutti e nessuno lo dice, ti perdi nel vuoto di assoli e stacchi e pensi a quanto debba essere eccitante suonare così(come se tu non lo avessi mai fatto) a come debba essere pazzesco essere David Gilmour, anche soltanto assomigliargli. Quando suonavo alle session del Leocavallo, anni fa, ero ispirato, ero molto ispirato, era la strada, il sudiciume che avevo addosso come vite vissute e la disperazione a ispirarmi.
La nostra è una piccola famiglia dagli orizzonti modesti, stroncati nell'animo dalla morte di mia sorella e per di più non siamo mai stati ricchi. C'è stato un momento che ce la passavamo bene, quando vivevamo nella villa, gli anni di Erika, Jim e sopratutto Burgos che amava quel luogo quasi fosse anche suo. Ho dormito da Cloud e siamo stati bene. Matteo ha svoltato, io no, non riesco, sono fermo, impantanato, poi mi viene in mente che potrei insegnare italiano in qualche scuola per stranieri, tornare a fare il bidello, insomma fare qualunque cosa che mi possa portare dei soldi, con cui andare in vacanza con Cloud, che comunque, nonostante me, partirà e io soffrirò, sempre meno spero, la sua mancanza e la mia solitudine. Io ce la metto tutta, ma non è così semplice. Morirò come un povero Cristo già mi vedo, condannato dalla vita perchè non ha saputo reagire nel momento più opportuno. Ho mancato di opportunismo, di senso del tempo, ma quello era già passato. "La vita è lunga" diceva Monica. Spero tanto che sia vero Monica, lo spero veramente, perchè io non so più cosa inventarmi per stare a galla sopra una coltre di merda. Stare da soli aiuta. Curare le proprie cose, cercare di introdurre sempre qualche piccolo miglioramento nella propria vita. Cloud che è tornata è un miglioramento, forse decisivo, chi lo sa, dipende dal fatto se poi se ne andrà via di nuovo o meno. Si respira aria di casa, io da quel giorno, quel 5 Giugno 2005, non ho mai più visto niente nella vita e il delirio interiore che nascondevo sotto il peso della mia velocità, è esploso, travolgendomi.
Dovrei stare più vicino a mio padre, chiedergli più spesso come sta e sentirlo vicino, perchè anche se lui si è fatto odiare in anni passati ora mi è vicino: ieri gli ho detto che non mi sentivo bene e mi ha invitato a sedermi sul divano accanto a lui e io mi sono seduto: "Come va? Stai meglio?". Come mi mancano i tempi della Comunità, le mie notti non erano ancora così orribili e avevo ancora dei sogni che poi si sono infranti sulle labbra di Eliona e sui suoi biondi capelli. Chissà che fine ha fatto. Io sono stanco di questo malessere che pervade le mie giornate, sono pentito di aver incontrato Alessandra e quell'aria di morte che si trascina e che invade il mio inconscio. Io non voglio più lavorare, io voglio essere accettato per quello che sono, io voglio essere curato con l'affetto delle persone che mi sono intorno e che mi capiscono, se sono in grado di capirmi. Io non voglio più frequentare i drogati di San Giuliano, anche se non sono delle cattive persone, io voglio stare solo, non voglio più sentire l'ombra scura di Matteo nella mia vita di scrittore, ma voglio essere libero di scrivere quello che voglio e quanto voglio. Le mie giornate sono un districarmi tra il dolore che la mia condizione porta e l'incapacità di fare delle cose autentiche per me. Sono diventato più sensibile in questi anni e le sento di più certe cose, certe atmosfere, i miei, questo lo hanno imparato bene. E sono loro che mi accolgono nei miei momenti più bui. Le infinite chiacchierate disperate in cuina con mia madre sembrano aver trovato una soluzione nel senso che abbiamo capito tutti che sono grave, ho un disturbo della personalità con tratti paranoidei. "E' l'evoluzione della malattia" mi dicono, a me rimangono quattro mura, uno stereo e una donna a cui pensare, spero non troppo, lasciarmi il passato alle spalle, cercare di diventare più tollerante prevedendo un futuro in cui dovrò coabitare con altri malati psichiatrici. L'infermiere che mi segue ha una visione fin troppo ottimistica della situazione. Lui non sa che non lavorerò più, che non farò più niente che passerò il tempo a prendermi cura di me , da solo, senza l'aiuto di nessuno. Il calore emano della famiglia è qualcosa di fantastico se riesci a sentirlo. Io devo uscire da questo isolamento sociale e allo stesso tempo da questa logica per cui lavori-guadagni-ti tieni impegnato-sei efficente e quindi vali qualcosa, la logica che sembra pervadere la mia amica parigina. Magari riuscirò a tornare anche in studio a suonare. Vorrei come un tempo risolvere tutto in un battito di ciglia, come quando ero giovane e avevo vent'anni, ma forse lì era l'amore di Erika che mi spingeva. Ora c'è Cloud, ma siamo un pò più vecchi e un pò più stanchi. E poi tutti quei "devi" sospinti dal CPS: è come se vivessi dentro un ricatto psicologico, sono fuori, non mi posso curare adeguatamente e in più devo soffrire per gli anni che passano così, inermi di qualunque significato. Il significato che non riesco a dare ai miei giorni senza cura, senza possibilità di riscatto. L'energia sempre più flebile che non basta per due persone, ma ne rimane solo per me. Distrutti i quadri, distrutti i segni della sua presenza sempre in cerca di affermazione, di conferme come se non le bastasse tutto quello che ha già dalla vita, io relegato al rango di comparse proprio non ci sto più in questa cosa, sono stanco marcio, devo reagire, devo farlo per me stesso, per affermare la mia identità. Quanto sono stanco di certi discorsi, quanto sono stanco di persone che si nutrono di te e poi si fanno comodamente i cazzi loro. Interferenze di traiettorie, solitudini che questa gente non è in grado nemmeno di capire, una stanchezza infinita, veramente una stanchezza infinita, di chi non ce la fa più, o semplicemente ce la fa sempre meno. Ha ragione Joe Munnezza: io devo tornare a vivere come lui, fregandomene degli altri perchè dagli altri non ci si può aspettare niente. Nemmeno da Cloud, tantomeno da Cloud. "Capisci, amore, io devo vivermi una giornata, come tutti gli altri non posso sempre vivere in funzione tua". Ma va, figuriamoci se lo capisce. Mi sta salendo dentro una rabbia che non so se riuscirò a contenere. Dice di avere fatto tutto quello che poteva per me, e io allora cosa avrei fatto rispetto a te? Dare il sangue? E' questo quello che distingue un vincente da un perdente, ma io ero un vincente una volta e ho imparato dagli altri a essere un perdente. Ecco che gioco fa lei, il gioco di chi è più capace di affermarsi sull'altro, non esiste reciprocità, rispetto nè dignita. Allora andate tutti al diavolo e mi metto a vivere così pure io. Vedrete che starò meglio. Mi ero dimenticato della logica dell'uomo che mangia l'uomo o meglio della donna che mangia l'uomo, che lo stritola con le sue esigenze, le sue paranoie. Tutto deve passare attraverso di lei, ogni decisione, ogni movimento del sopracciglio. Se solo servisse a qualcosa scrivere tutte queste cose,ma non servirà a niente, non servirà proprio a niente, rimarrà tutto come sempre, ma io non voglio che rimanga tutto come sempre, voglio che la mia vita cambi. Sono stanco marcio. "Ma non è così" "non è porpiamente così, Cloud è soltanto il mio amore e questa è soltanto rabbia", mi dico. Questo continuo gioco di aperture e chiuusure verso la vita e le persone nell'arco di una giornata mi lascia un pò così. "New Year's Day" "We can be one".
"Take my hand...the sky for you love".
Yeah.
Mi hanno rovinato la traiettoria di quel mio viaggio in Nepal quei bastardi, Jim primo fra tutti. JIm, chissà che fine ha fatto. Ho saputo da Baz che è tornato in Via Ripamonti o giù di lì, la mitica, e che va, con donna e bimba-figlia. Bravo Jim. Versami qualcosa da bere Jim , un buon rosso come soleva essere nei pomeriggi d'Estate o fine Maggio, Jim. Sono ancora lì, sia in Ripamonti che in Nepal, forse da Ripamonti un pò me ne sono andato percome sono finite le cose con Jim. Cloud è sempre Cloud: era un pò nervosa, ma abbiamo fatto l'amore anche ieri pomeriggio e lei si è svestita apposta per me. Quanto amo quella donna, ma poi quando ci salutiamo un senso di abbandono mi pervade ogni volta. I pomeriggi in cameretta ascolta gli U2, con il sole che tramonta grande e violento, un sole quasi africano, ma reso metropolitano dai fumi che si addensano di fronte a lui, pensando ai tempi dell'Oratorio, tutto questo mi mancherà. Poi mi riprendo l'en e mi metto a guardare fuori in giardino. A SORT OF hOMECOMING la canzone si fa largo nel mio cuore e sale insieme al pubblico, mi viene in mente Parigi, mi vengono in mente posti lontani e vicini, come casa di Cloud con la sua fotografia di New York in salotto e il gatto che gironzola per casa e poile dorme in testa "Andrea adesso sta con una più consapevole, più esperta, più donna." " ma, non saprei quale delle due è più esperta, se lei o al sua ex", gli disse una vocina stridula interiore. Poi viene la canzone che mi fa pensare a Erika e non c'avevo mai pensato prima: Love comes tumbling, atmosfere sommesse e chitarrina minimal (ciao Lo, come stai? Vedi che qualcosa ancora mi ricordo).
Settimana prossima torno in studio, mi porto la mia chitarra e la faccio elettrificare così spero di recuperare su q uella volta che Bogdan con la sua sola presenza in questa casa mi ha fatto cancellare tutto, per rabbia, perchè non lo volevo tra i piedi qui ad ascoltare con me. Devo recuperare quella session, c'è un bel sole oggi e mi è arrivata un'altra chiamata come bidello, che però ho rifiutato, anzi diciamo che non ho risposto. C'è un bel sole oggi, la giornata è limpida e chiara e io ho una gran voglia di caffè. Il caffè è servito, intanto mi chiama Cloud, ma non avevo il telefono con me. Deciso: settimana prossima vado a suonare in studio devo solo chiamare il tipo, sempre gentile. E dedicherò questa registrazione a Bjork e Cloud, la donna impossibile e quella reale. Vedo mio padre invecchiare e non ci posso fare niente se non scherzare un pò su. Mi dico che certe cose, la vita intendo, devono andare avanti. Ma mi fa tristezza vederlo sempre per visite mediche, per il diabete, la coagulazione del sangue e il resto. Ho passato molto tempo con loro davanti alla Tv, aspettando che la vita passi con il solo scopo di farla passare il prima possibile. E le sere in piazza Vetra con Burgos in '500 e chi se le dimentica a prendere qualcosa e poi fermarsi a parlare della vita che avremmo voluto vivere. Siamo più o meno nello stesso orizzonte, nella stessa barca, certe esperienze ci hanno unito per sempre. Leggo distrattamente qualcosa di Matteo e penso che le parole sono quelle, sono veramente quelle non c'è altro da fare. Che bellezza immaginarsi in un capannone abbandonato mentre canti a squarciagola I will follow e Cloud che ti è sempre più vicina (sembra). Your eyes...
Ho preteso tanto forse troppo dai miei in questi anni. Sono stanchi, ma io gli voglio più bene di prima per essermi stati così vicini, anche tra le mille difficoltà che abbiamo affrontato. Come sto bene senza il bar sotto casa, speriamo che riapra il più tardi possibile se non mai più. Faccio anche fatica a suonare con la musica del bar che sale dalla finestra. Come vorrei vivere in una zona più tranquilla, senza rumori. Le cose sono andate così velocemente in questa parte della vita che non ho avuto neanche il tempo di comprenderle: il ricovero, il matrimonio, la Comunità gli amici rumeni oramai dissoltisi nel nulla, eppure se ti muovi un pò li ritrovi in giro. Qualcuno ancora lavora, qualcuno il lavoro l'ha perso. Hanno fatto mille serate, visto centinaia di ragazze, di quelle giovani che a me mi lasciano secco con l'atrezzo stretto nei pantaloni mentre ballo. Come quelle brasiliane, come la bellezza del mio amico prete e delle sue parole. La vita sta correndoi e io Erika la perdo ancora dietro a te e ai tuoi stupidi discorsi. Devo ritornare a correre, almeno un pò di fiato ne ho ancora. Erika ti abbiamo dato fin troppo come famiglia ed ecco adesso come ci siamo ridotti, con le pezze al culo, mentre tu navighi nel benessere e vendi mestieri di Arte. Noi l'Arte l'abbiamo veramente, ma non abbiamo i soldi per mostrarla, ma qualcosa faremo, stanne certa.
Faccio un giro. San Giuliano è veramente piena di personaggi senza speranza, gente che urla, marocchini che vendono, tipe sguaiate e impresentabili, oppure bellissime e discinte. Con una di queste mi capita di intrattenermi un pò a parlare. Subito dopo poco siamo tra le lenzuola di casa mia (lei vive con i suoi e ha una bambina). Non dirò nulla a Cloud anche se nulla è vero. Questa ragazza è stata presente un pò questo Inverno nella mia vita, a inizio dell'inverno e ci facevamo delle passeggiate assieme e ogni tanto ci fumavamo qualcosa. Schiva, preoccupata per la figlia di dieci anni un pò in sovrappeso, mi è sembrata alla mia portata, ma poi non ne è nato nulla perchè io sono tornato con Cloud. Invece la barista di Patrice, nonostante il fatto che non gli interessi come persone(sono troppo vecchio per lei) e nonostante il fatto che sia fidanzata non risparmia delle battutine sulla nostra reunion: "Tanto durerete poco...". "Ma fatti i cazzi tuoi" penso dentro di me, cercando di capire se gli stia solo simpatico o qualcosa di più.Ma non si capisce nulla. Ecco di cosa vi parlerò, deviando dalla realtà di Cloud e scivolando nella fantasia di una mia amica conosciuta in questo periodo di separazione da Cloud, di quelle fantastiche ore di sesso, con la figlia ad aspettare in salotto, mentre noi finivamo in camera da letto. Baci appassionati lingua contro lingua e poi le mani che scivolano lungo i i suoi sodi fianchi, lei sempre con una gonna o qualcosa di attillato, sempre un pò in mostra. Fa fatica a trovare lavoro perchè ha una figlia, mi dice, spesso la rifiutano per questo. E' un pomeriggio di sole terso, è un pomeriggio di piccoli cambiamenti, vorrei ritornare a Cuba soltanto per assaporare la bellezza e la violenza fisica di quelle notti in cui corpi di donne mulatte si proiettavano in strada. Solo per noi e per tutti gli altri come noi. Vorrei quella violenza dell'impatto visivo delle donne che camminano sculettando per la strada, ammiccando nei locali. Fu così che finiì in spiaggia con una di loro, che mi ricordava vagamente una modella nera, non ricordo il nome. Lo so, mi ripeto, ma la mia vita se si escludono certi miei riti quotidiani, non è nulla di speciale. La rende speciale la mia capacità di incontrare, di adattarmi alle persone, di stringere nuovi legami e nuovi giuramenti. Patti del quotidiano, in cui c'entrano sempre un pò i soldi delle varie pensioni di invalidità che inisme racimoliamo per fumarci qualocosa. Ma la compagnia si è dispersa, il giochetto è finito e ora io posso solo scrivere. E seriamente. Devo concentrarmi: prendere in mano il resto della mia vita e concentrarmi su di essa, credo che sia l'unico modo per uscire dal baratro di noia e insoddisfazione che accompagna i miei giorni furbi e poco redditizi interiormente parlando. Vedere la propria vita crescere ancora una volta, sarebbe fantastico. Non stare più a bighellonare al bar a incontrare lo sguardo della sconosciuta, sentire che ti è rimasto poco tempo sia per vievere che per raccontare e quanto ti ci metti a raccontare le cose, lo fai sempre nella maniera sbagliata. Inventi, stravolgi, devi dalla realtà o dal racconto di essa. In questi dieci anni di nullafacenza, ho imparato a essere un malato psichiatrico perfetto. Sempre in evoluzione, con una malattia direi cangiante, che ha assorbito tutte le mie energie e le mie speranze di poter fare ancora qualcosa nella vita. Finora ho scritto facendo dei compromessi, in futuro cercherò di non farne più. In futuro sarò da solo, a cavarmela da solo in un mondo che io non rieso che a vedere come freddo e ostile. Non combatto più come un tempo perchè non ne ho le energie,e le semplici strutture e i sillogismi di parole non servono più a niente. C'è Matteo, in lui ripongo la mia speranza in qualcosa di migliore. Lui scrive da anni e meglio di me, lui potrà indirizzarmi, aiutarmi e improvvisamente quella leggerezza diventa pesante perchè più vai avanti con gli anni e meno energie ti restano addosso per imparare cose nuove. E così anche se scrivo da qualche anno e poi mi sono interrotto (su consiglio di alcuni detrattori) e poi ho ripreso, basandomi sul mio istinto e la mia noia per una vita passata sulle panchine in piazza o davanti alla tv in casa o tutte e due le cose nello stesso pomeriggio, devo imparare a mettere insieme i pezzi della mia vita e cercare di emergere almeno dal quotidiano senza speranza che mi sono disegnato in questi undici anni di terapia. Ma chi leggerebbe una cosa del genere, solamente un pazzo, eppure io sono disposto a svendere tutta quest'arte per poco prezzo, per il prezzo per cui mi vorrete comprare. E' come se esistessero diversi piani, diversi livelli di narrazione. C'è la storia costruita per essere venduta e quella nasce per dipanarsi come le ore del giorno. Potrei scrivere fino alla morte a questo punto e probabilmente nessuno si accorgerebbe di niente, nè della mia assenza in strada, nè della mia rinnovata presenza fra gli scrittori. Di cosa potrei iniziare a parlare come scrittore, della morte? Che conosco così bene tanto che mi sembra mi respiri a fianco giorno dopo giorno? Oppure del senso di pace e armonia che respiro quando scrivo senza la pretesa di raccontare qualcosa. Tanto la mia vita è come quella di tutti gli altri non crediate, quando non sono ragazze e sbronze sono i giovani rampanti che con selfie e ragazzine tatuate nei punti giusti che ti fanno sentire un pò più indietro. Trascorrerei tutta la vita inseguendo il desiderio di scrivere il libro perfetto, imperfetto di natura, oramai psichiatrizzato mi rendo conto che è qualcosa di difficile. Forse avrebbe ragione la mia amica parigina: "Se ti trovassi un lavoro...guadagneresti dei soldi, potresti uscire di più, fare nuovi incontri e coronare il sogno di una vita che non è mai uguiale a sè stessa. "Ma attenzione". dico io, "una vita così pone anche tanti nuovi problemi ogni volta". E' merito di Cloud e Matteo se sono ancora qui a scrivere e non ubriaco riverso sul marciapiede tremante dal freddo. Eppure quella vita io l'ho fatta, in anni passati. Il sesso per il sesso, il sesso per la disperazione di non avere nient'altro che quello nelle tue giornate. Dalila, Cloud, poco importa, l'importante è che ci fosse sesso e concentrazione su quello che scrivevo e non più passeggiate con il vento che ti sferza la faccia e ti taglia le gambe, su una panchina aspettando non si sa bene chi che ti offra qualcosa da fumare o con una birra gelata in mano con il tuo amico psichiatrico Joe Munnezza anche lui perso nel bicchiere dell'Esistenza. Più che nel bicchiere lui era perso nei litri di birra che ogni giorno mandava giù incurante del giorno successivo e io con lui per più di un anno di fila. Ma per fortuna la musica sta cambiando, io sto cambiando, il rapporto tra me e Cloud sta cambiando, sta evolvendo in qualcosa di migliore. Quante umiliazioni sono costretto a subire ogni giorno da parte dei miei, di cui pure avevo parlato bene. Non mi capiscono, ho 41 anni e mi vedo costretto a scrivere che ho una famiglia che non mi capisce. Non capiscono che senza di loro non ce la posso fare. E poi mi viene in mente il mio amico batterista. Se stessi bene, lui sarebbe la persona con cui avrei meno problemi nella vita. Invece sembra sempre che qualche cosa ci divida e io non posso mai dire di più, tantomeno sulla mia famiglia, per senso dell'opportunità. Forse lui l'invidio perchè ha avuto una vita che rasenta la perfezione dal mio punto di vista. Non è sempre vero che la vita ti dà delle scelte, a volte non ti dà da scegliere veramente e rimane il senso dell'opportunità. Di cosa ci conviene o non ci conviene fare. A volte mi sento come un vecchio che sta per morire, che trascina i suoi giorni quando dovrei invece guardare al fatto che ho da poco superato i 40 anni e che non tutto è ancora perduto. Esco.
Devo scrivere a Matteo, chiedergli il suo giudizio umano e artistico su le cose che scrivo, anzi in parte, artisticamente intendo, gliel'ho già chiesto. Finalmente uno scrittore che ti può insegnare qualcosa. Non perchè sia, non solo, ma anche più bravo di te. Quell'anno che ho lavrato all'AIAS società, anzi cooperativa di servizi alla persona, sono stato in gamba: con quei soldi sono volato in Messico. Poi un'altra delle parentesi buie della mia vita. Bisogna lanciarsi. Ma appena lo fai, ti fai male. Ecco Cloud imbarazzata che finalmente mi racconta come ha trascorso i suoi mesi senza di me, vedendo un altro "con cui non è mai successo niente, ci siamo solo abbracciati". Lei ama abbracciare qualunque essere maschile che possa infilargli qualcosa tra le gambe. E' tutta lì la sua ossessione avere qualcosa fra le gambe, non importa di chi sia o la persona che ne è portatore, basta che la faccia godere e sentire viva, perchè da sola non è capace di farlo. Il mio amore per l'ennesima volta infranto, ma io basta, questa volta sono proprio stanco e penso un pò a dedicarmi a me stesso. La solita giornata di merda con una donna di merda al tuo fianco. Poi c'è una telefonata, facciamo pace, mi bevo la storia di questo suo amico con cui non è mei successo niente, mi dice che ci tiene a me. Vedremo. Il resto del giorno lo passo a dormire, dormo bene, la notte era stata tesa e insonne. Mi viene in mente la mia amica giornalista che ha scritto un articolo sui disegni dei PInk Floyd, "in gamba la ragazza, ormai madre e donna" penso dentro di me. A quella mostra ci dovrei andare con Cloud, ma non so se ci andremo, vorrei fare anche delle foto lì. Il mio amico batterista se la passa bene, vive bene, ama bene costruisce la sua vita. Stanotte ho sognato Monica era dolce, piccola, amabile come pochi momenti che ci sono stati tra di noi. L'amore è qualcos di estremamente complicato, la vita è qualcosa di estremamente complicato, ma basta cominciare (se ci si riesce) con un sorriso e qualche bella parola e tutto è più bello & dolce. Faccio un giro al parco di Serenella teatro di mille pomeriggi di svago. Mi viene in mente Pino con rabbia: l'ignoranza e la stupidità di Pino sono qualcosa di ineluttabile, l'unica cosa che puoi fare è evitarlo, lui idiota sempre identico a sè stesso, ormai incapace di qualunque cambiamento. Cloud è un altra che non resterà a lungo nei miei giorni spero. Mi sembra quasi una persona che devo sopportare anche se mi mancherebbe non sentirla affatto. Ma lei è fatta così non capisce dove finisce la libertà di una persona e inizia il suo egoismo strutturale, quasi viscerale direi. Ma poi mi metto su gli U2, nello stereo ormai da molti giorni e tutto torna a sembrare normale, bello, quasi felice. Mi ricordano gli anni di quando combattevo con la vita e rifuggivo dalla mia tristezza, la tristezza per la perdita di Marianna, per avere visto la morte così presto nella vita. Quando penso a quanto ho sofferto io nella vita e a quante donne svestite dai mille toni umorali mi sono dovuto sorbire, con i loro finti problemi i loro pianti, le lamette alle vene, attaccate al frigorifero fino a scoppiare, le siringhe alla gola (anche questo mi è capitato) perchè non SENTIVANO niente nella loro vita, quando alla fine erano solo incapaci di asoltare il loro essere che avevano spinto fin troppo in la', come a dire non berti un negroni se non lo reggi, ma fatti una birretta e stai sereno, come direbbe Cloud. "Stai sereno, Andrea, stai sereno". E così che li infilza i suoi uomini Cloud, una che non aveva mai ricevuto uno smacco in vita sua e io ero la persona giusta per darglielo, se solo fossi stato più in forze. Il mio problema è che mi sento solo, per questo cerco sempre compagnia, se solo riuscissi a non sentirmi così solo nella vita e fossi capace di non dipendere da psichiatri imbecilli e donne da quattro soldi, starei meglio, indubbiamente meglio. Ma c'è ancora qualcuno di sano su questo pianeta? Sul pianeta San Giuliano intendo? Dall'alto della mia follia posso vedere distintamente tutto e tutti e con estrema e paradossale lucidità. Per il resto cosa dire, stare fermi a galleggiare nella tua vita ti consente di guardare bene gli altri e tirarti fuori prima che sia troppo tardi, prima che certe dinamiche ti abbiano compromesso o completamente travolto. Ecco cosa dobbiamo fare io e la mia famiglia: stringerci attorno alla tomba di Marianna e pregare e pregare per la nostra e per la sua vita perchè la nostra vita la possa vivere anche un pò lei che non è più qui con noi, da così tanto tempo, da così troppo tempo. Mi viene in mente che questa Cloud non muoverebbe un dito per me, non ha mai mosso niente se non aprire le gambe. Non ci posso fare niente se mi sembrano tutte così e i discorsi su Cuba sono belli, ma lontani, caro Burgos, tu che sei un faro esistenziale nella mia vita. Di bello la storia di Cloud ha che mi ha tolto un pò di dosso l'enorme fallimento che mi sono sentito addosso finita la storia con Monica, che amavo. Lo sai che ti amavo Monica, nessuno sano di mente avrebbe sopportato per due anni le tue scenate isteriche e istrioniche, ma a letto mi facevi impazzire, letteralmente impazzire. Il tuo modo di fare spiccio, quasi da prostituta, di svestirti di farlo, per poi stare lì a pisolare nella penombra di pomeriggi di pioggia e poi di sole incessante. "Ci andiamo a fare un giro?". Controvoglia mi vestivo, lei si infilava le scarpe e andavamo a passeggio mano nella mano, i pugni stretti alle etremità perchè eravamo due persone che soffrivano. Lei non mi avrebbe mai tradito, lo ha fatto solo alla fine quando la nostra storia era finita, aveva una concezione troppo alta e rispettosa dell'amore, da Cloud questo non te lo puoi aspettare. La gioia ha lasciato il posto alla tristezza e mi viene in mente che forse fare sesso è un puro atto meccanico, almeno con certe persone. Ma andiamo avanti così e pace. Devo telefonare a quell'altra, non sarà un granchè, ma almeno è più onesta di Cloud. Così per farmi sentire.
Vedo Cloud ieri pomeriggio e tutto si normalizza, spento il fuoco dell'odio verso l'avversario, e dell'attrazione verso un altra so che nuove battaglie mi attendono. Monday morning...un pò di chitarre elettriche e il pensiero alla piscina del batterista, Lo. Stavolta fa veramente freddo, non c'è più l'alcool a riscaldarci e Matteo è lontano. Chi rimane? Fritz e Pikaro, stalinisti e presenti, però utili e preziosi se decidi di stare qui. Io non l'ho deciso, è andata così."Non mi è arrivata la pensione di invalidità, questo mi fa sentire la precarietà della mia condizione. E' tutto così labile, anche quello che potrebbe sembrare un diritto o un privilegio quando si è particolarmente felici di vivere così, io non so cosa pensare, forse un disguido, un errore, ma non è possibile, io la visita di revisione ce l'ho a Giugno 2017, ogni tre anni la stessa storia, la stessa suspence che ti portino via qualcosa, qualche pezzo della tua tranquillità costruita a caro prezzo negli di fatiche mentali...". E così calo' il silenzio se non sulla mia vita, almeno sulla mia giornata attuale. Ho provato un pò, ho suonato così per sentirmi pronto per domani. Ha ragione Ivan, devo crescere, non posso passare tutta la vita in una fase tardo-adolescenziale in cui un pò ci cado io, un pò le mie donne mi ci ricacciano dentro. Forse perchè è più facile controllarmi. Carlo non se la passa bene, non se la passa decisamente bene, senza i genitori gli restano solo gli amici che si tiene stretti e loro tengono a lui. Io se fossi stato al suo posto sarei rimasto in Appartamento Protetto, a farmi curare e prendere cura per il resto dei miei giorni. Non fa niente se l'appartamento è stretto, se poi si litiga o ci si annoia, ma almeno sei sottratto agli imprevisti della vita. Puoi guardare ai tuoi giorni con artefatta serenità. Come le gocce di en e quella rilassatezza che producono. La cosa positiva di essere stato male da molti anni è che un pò ti conosci, di situazioni ne hai attraversate e ti conoscono anche meglio quelli che si prendono cura di te. Carlo che vende aspirina tritata spacciandola per coca e vive così, in corso Como. Mi convince sempre di meno Carlo, ma in fondo è un povero diavolo che non sa come farcela nella vita e le prova tutte. Quanto ero stupido quando uscivo con Bogdan, lui veniva qui tutti i pomeriggi in cerca i un padre che non aveva e mettevamo un pò di soldi a testa e prendevamo qualcosa da fumare, lui 19 anni io 40. Bell'esempio davveo, ma lui era peggio di me, poi si mise a rubarmi i soldi di nascosto e poi a scroccarmi le sigarette quando lo incontravo in giro e io non lo volli più vedere. Razza di morto di fame senza storia. Era il periodo prima che conoscessi Cloud.
La televisione mi confonde decisamente, trovo molto più affascinante la realtà, se scremata dai soggetti più difficili e indigesti per me. Cammino un pò in un pomeriggio di nebbia che non cenna ad alzarsi dal suolo. Non c'è nessuno in giro, meno male, sento Carlo, non lavora, forse c'è l'occasione per andarlo a trovare. Rimaniamo d'accordo che ci saremmo risentiti. Anche lui c'ha i suoi problemi, le sue storie. Stanotte ho sognato mia moglie, nitidamente, era con un altro, era e resterà per sempre mia moglie, come la fede comprata in una bancarella da lei e che io per lungo tempo ho tenuto in una bottiglia di cherry. Mi è rimasta nel cuore Eliona, perchè in fondo, oltre alla necessità dei documenti un pò mi amava. E così lei è la donna che mi ha lasciato veramente un vuoto nel cuore, un vuoto che pensavo che Cloud potesse colmare complice il mio entusiasmo verso di lei. Vedi Dio, perchè spreco tutte queste parole con esseri che non sono degni del mio tempo e del mio amore. Io mi dovrei mettere a cercare, mi dovrei mettere a cercare ancora, ma sento che la mia vita è finita in qualche modo. Prima di quella di Matteo, prima di quella di chiunque altro dei miei amici. Joe Munnezza è scomparso e anche se io ne sono felice, mi sento un pò più solo a condurre questa vita di cane randagio bastonato dalla vita stessa. Finchè ero giovane riuscivo a fare fronte a tutte le avversità, ora tutte mi schiacciano: i ricordi nostalgici, le diffficoltà economiche, l'impossibilità di costruire ancora qualcosa con qualcuno che sia basato sull'amore e non sul puro sesso. L'ho scoperto tardi l'amore io, dopo i 30 anni e sopratutto dopo il ricovero. Scrivo anche per Eishenover, scrivo anche per Monica, scrivo per tutte quelle persone che hanno preso un posto, magari anche piccolo all'interno della mia vita. Per chi mi capisce e per chi non mi capisce, ma una cosa in questa tetra mattina di Dicembre mi sembra decisa. Se Cloud non starà più con me io andrò in un Appartamento Protetto a farmi curare meglio perchè tutta la tristezza e il dolore cristallizzatesi in follia e psicosi si sta sciogliendo e più si scioglie più sento il dolore pervadermi ogni minuto della mia Esistenza. Se queste parole potessero servire a qualcosa, se combattere da sempre contro un destino avverso potesse servire a qualcosa, se sentirci utili ci potesse rendere in un certo qualmodo eterni verso Dio e quindi verso noi stessi. Se tutti i pomeriggi ( e qui mi scendono le lacrime) le serate , le notti spese insieme a tutti i miei amici, compagni di una sera, avventori potessero scacciare la morte per sempreo soltanto per un attimo in più di quell'attimo. Se la lontananza e il dolore che provo per la mancanza di Erika non fossero così forti, eppure lei ha lasciato qualcosa dentro di me, qualcosa che mi invita a resistere, a tenere duro a non mollare se non altro per quello che c'è stato tra di noi, da me maltrattato, bistrattato, solo per avere altro spazio mentale da decicare a altre donne. Quaanto eri preziosa Erika, quanto eri bella e pura e quanto io spezzato la tua pazienza e la tua bellezza con le mie condotte.PIango a dirotto, perchè mi sento l'uomo più solo e triste sul pianeta, perchè non ho futuro, non ho speranza e la solitudine che mi sento addosso me l'ha lasciata mia sorella nel 1985. Una solitudine che non riuscirò mai a togliermi di dosso. Piango perchè mi accorgo che non sono Nulla e l'uomo è nulla senza Dio. Questa condizione disperata dalla quale vi sto scrivendo è la stessa che ha accompagnato i miei primi anni senza Erika e ci sono voluti molti anni prima che io iniziassi a sentire di nuovo qualcosa per qualcuno.Mi immagino già in un letto d'ospedale psichiatrico, dopo l'ennesimo ricovero, lennesima debacle, Julia in Africa che vive la sua vita felice con la sua bambina felice, ivan che tutti i giorni fa la stessa strada. Lei di soldi ne ha, i soldi che servirebbero a me per cambiare vita, per non vivere in una latrina in cui specchiarsi al mattino, Ivan ha la sua famiglia, la sua routine. Ma io non devo pensare a lei e ai suoi soldi, ma devo pensare ad altro, a come stare a galla, anche se tutta la merda di notte viene fuori e mi assale in sogno. Guardo le foto di Cuba, al sogno che è svanito, al mio amore che svanisce o ingrigisce e io che giorno dopo giorno ne sono sempre più consapevole. Stare con Cloud o stare senza Cloud è pressochè la stessa identica cosa per il mio malessere, a parte il sesso non cambia niente, anzi certe ferite sembrano acuirsi, per le piccole mancanze quotidiane. Quante volte ho dovuto ricominciare da capo e hai ragione tu Burgos piangere fa bene, buttare fuori fa bene, vivere ci fa bene al cuore, se tutte queste parole non fossero così sterili per esprimere delle emozioni, se io non avessi avuto tutta questa rabbia dentro in tutti questi anni. Se io avessi avuto più pazienza, più cura, più amore verso di me e verso gli altri. Chissà che fine ha fatto il mio amico di Roma, l'amico di una vita fa, quando stavo con Erika e dormimmo a casa sua una notte a Roma nel suo fantastico letto a soppalco. Roma, quanto lontana è quella città nella mia memoria e nel mio tempo che trascorre tranquillo e placido, quando nessuna occasione andava sprecata o gettata al vento e tutto fluiva in una continuità esistenziale.
Per fortuna che c'è Darlin, con il suo profumo brasiliano, il suo sorriso brasiliano riesce a conciliarmi anche dalle notti e dalle conseguenti mattine più difficili. MI faccio l'illusione di essere uno scrittore, un grande scrittore che in realtà non sono. Un affabulatore di giorni che ormai stanchi si ripiegano su sè stessi. Il mio futuro è quello che mi preoccupa, per il resto il presente a parte questi incubi da risveglio non è male. Un giorno toccai Darlin su una spalla, si voltò verso di me, mi sorrise e le dissi: "Lo sai che ti amo Darlin, sei stupenda". "Anche io ti amo Andrea e ci baciammo, lì nel bar proprio davanti agli occhi di Patrice. Nei giorni seguenti lei veniva sempre a casa mia, dopo il lavoro, trafelata a fare l'amore con me, ed era bella, calda, passionale, tutta brasiliana. E i suoi occhi neri, magnetici, ti attraevano come due calamite. Anche l'amica parigina era una bella donna, ma era un pò troppo aristocratica per i miei gusti, così lasciai perdere. Invidio l'indolenza di Fritz verso le donne, lui che dice sono 4 anni che non va con una donna e che si trova benissimo, perchè sarebbe troppo pigro per averne una. Ma lasciamo stare Fritz e torniamo a Darlin che ancora mi fa battere il cuore, forte forte. La triste realtà è che Darlin è solo un sogno, un sogno proibito, poi c'è Cloud le sue infinite dormite e il suo so tutto io. Non c'è da stupirsi se in tutto questo faccio incubi di sopravvivenza di notte. Vorrei scrivere di una storia d'amore con Darlin, di una grande storia d'amore. Vorrei essere felice, vorrei tanto essere felice, ma Cloud non è una donna con cui si può essere felici, c'è sempre qualche problema , qualcosa che deve fare, qualcosa che antepone a te. E' sempre tutto parziale. Con Eliona anche se è durato poco, avevo questa sensazione di felicità immensa di progetto insieme che poi non si è concretizzato. L'ho sentita ieri, aspetta il suo secondo figlio e vive nelle Marche. La sua vita va avanti felice anche senza di me. La mia è ovattata, occlusa come una vena occlusa, se penso a lei e a quello che avremmo potuto fare inisieme mi sale una indicibile tristezza, un senso di sconfitta che Cloud non basta a cancellare. Cloud e le sue in decisioni, io che devo accettare tutti i suoi toccamenti con in vari spasimanti (presunti o reali che siano). Vorrei tanto essere in un appartamento protetto, libero e puro e avere la mente sgombra da mille pensieri. La devo chiamare, ci dobbiamo vedere. Se ci penso bene per quanto mi sia mancata negli anni anche di Erika ero stanco, di fare sesso con lei ero stanco, di vivere con lei al mio fianco ero stanco, ma io sono uno che da solo proprio non ci sa stare e vive questa vita con la disperazione costante dell'ultimo giorno. Devo cercarmele da solo le persone perchè nessuno mi aiuterà o mi verrà mai incontro. Cloud stessa è una gabbia, di abitudini, di sesso, di suoi stati umorali, come vorrei che la mia fosse una vita piena, definitiva, coraggiosa come quella di Matteo, quella di Lo e quella di tanti altri che conosco e stimo. La mia mi sembra una vita vuota in cui non c'è nulla da dire e da fare, ma solo una situazione da accettare, per di più difficile. La situazione decisa dal dottor Storer e dalla patologia che si prende giorni, tempo, anni. La mia vita è questo, ormai lo sapete tutti, è una vita che non doveva scorrere così tranquilla, perchè io di animo sono tranquillo e non potrei più agitarmi per nulla e nessuno al mondo. Anche se qualche problema potrei averlo. Tutti gli amici incontrati, sopratutto quelli rumeni in questi ultimi due anni, svaniti nel nulla. E presentarsi da Dio, tra 30 o 40 anni senza avere nulla da dirgli o nulla che possa far sembrare a me di avere vissuto una vita degna e decorosa? Come dovrebbe essere la tua vita? Magari non sappiamo quello che vogliamo, ma sappiamo quello che non abbiamo,e che non abbiamo più. A Cloud interessa solo il sesso. Temo. Anche se dice di amarmi.
Dopo uno scambio telefonico col mio ex cantante capisco che proprio non è quello che fa per me. Con presunzione e arroganza si lamenta del fatto che sia andato a suonare da solo. Lui che fa feste, beve vino, vede donne e ci prova sempre subdolamente con Cloud. Che schifo di persona. Non c'è possibilità di riscatto. E' così bella la mia registrazione, sono così stanco di queste persone improbabili, finti artisti. Il nichilismo della mia vita in solitaria si riflette tutto nel mio assolo. Andrea (non io, il cantante) è una brutta persona: grassa, grossa e vorace. Non vede niente davanti a sè. Lo sogno pure stanotte: lui che fa finta di spassarsela e in realtà non combina un niente di niente. Con un figlio idiota e una compagna che non ama, si guarda continuamente in giro in cerca di altre donne che non trova.
Mi sveglio e non sono neanche le 7 del mattino, faccio colazione al buio, come quando da piccolo andavo a scuola, mi preparavo e poi nel freddo con la cartella e i saluti a mamma e papà ancora giovani. In qualche ricordo c'era mia sorella, in qualche altro, già non c'era più. Cloud quando era piccola anche lei e frequentavamo la stessa scuola, abitava al palazzo di fronte al mio. La piccola Cloud, quanto la avrei amata, ma lei era la più bella della scuola ed era difficile avvicinarsi a lei. Sono cresciuto, sono maturato: è finita l'epoca del divertimento serale, perchè ci sono gli psicofarmaci e non ci sono i soldi per uscire, ma giusto per fumarsi qualcosa. Chi l'avrebbe detto che sarebbe finita così Burgos? La mia impenitente vita notturna è finita. Tutto cede il posto al tempo e mi dà quasi fastidio parlarne. Si vive sul chi va là interiore, ma poi penso che anche chi ha fatto dei figli non deve avere poi una vita così eccitante. Purtroppo il passato non si può cancellare e i segni rimangono, ma forse io se smetessi di scrivere e consegnassi i miei pensieri all'oblio, morirei più felice, stupido e contento di avere vissuto degnamente almeno una parte della mia vita. Ne esco sconfitto quando penso a Burgos, alla sua vita familiare perfetta, a lui che non ha mai conosciuto affanno, tristezza, dolore. Una vita liscia come l'olio, ma poi mi dico: "Tu non devi pensare a quello che stanno facendo gli altri nella loro vita, anche se sono stati importanti per te, tu devi pensare a te, a quello che puoi e che non puoi fare ogni giorno". Mi sento in questo momento vicino a Eishenover: "Fratello come va? Ti ricordi quando al Liceo ci loeggevamo le poesie in bagno, tra la pausa di una lezione e un altra? Tu hai continuato a scrivere e direi seriamente io un pò per noia, un pò per diletto, un pò per spiegarmi l'apparente fallimento della mia vita e tutte quelle risposte che nessuno è in grado di dare sulla vita: preti, psicologi, amici, nessuno sa andare al di là dei propri schemi o per meglio dire della propria esperienza di vita, facile, difficile, ma comunque felice, perchè tutti ce la fanno. Tutti tranne Andrea, che non ha mai avuto i mezzi per farcela nella vita, ma soloo un grande entusiasmo nei confronti della vita e una gran fiducia nell'essere umano in generale. Chi avrebbe mai sospettato che dietro ogni azione c'è sempre un tornaconto personale, DIO (sto urlando, ora) qual'è il tuo disegno per me? Farmi morire nell'oblio e nell'evanescenza dell'incontro con l'altro? Non mi interessa la politica, non mi interessa ciò che mi sta intorno nel micro e nel macro, avrei aver dovuto avere più rispetto per le persone che ho incontrato, almeno alcune di queste come Eishenover, ma le sue frasette col sorrisetto di chi ce l'ha fatta mi hanno fatto innervosire. Morirò così come uno stupido, almeno che io non coroni un grande amore e non mi sappia inventare qualcosa di geniale per il resto dei miei giorni. Quando sono uscito dalla Comunità pensavo di potercela ancora fare, ora non lo penso più. Tutte queste considerazioni di vita che mi si abbattono addosso non possono che farmi sentire così. E lo so che gli anni sono ancora molti, ma a parte i miei genitori ormai vecchi e Cloud chi c'è nella mia vita, se non una banda di puscher marocchini che vedrò per mezz'ora al giorno? Il vuoto di questa stanza, canzoni che ho sentito e risentito per migliaia di volte, libri che ho già letti tutti, entusiasmo di vita (a parte Cloud) che non c'è più. Tutti hanno o un lavoro o una famiglia, io nessuno dei due. Non ho più niente, e quando avevo qualcosa era sempre labile, precario.
In nome della nostra vecchia amicizia, risento Andrea (decido di telefonargli) e invece di scagliare la mia rabbia su di lui facciamo pace e decidiamo di vederci il prima possibile per suonare e anche solo per incontrarci. Il tutto fatto passando da casa dei miei, usando il telefono di mia madre. Dopo la telefonata provo a chiamare anche Cloud e mi sale un arabbia dentro, perchè non risponde e perchè è facile pensare che lei abbia omesso delle cose che sono successe tra lei e il suo amico nel periodo in cui non eravamo insieme. C'è voglia di riscatto in me e in Andrea sembro trovare la sponda giusta. Anche lui dice che il suo amico e Cloud non possono avere passato una decina di serate a leggere libri. Ma Cloud non vuole problemi e così tace tutto quello che c'è da tacere. Per il resto mi sento perso, nervoso e affranto. Anche dispiaciuto di avere perso un amico come Eishenover, quando eravamo amici e lui mi accoglieva a casa sua con la sua donna. Cosa dire? Cosa ci ho rimediato? Un barista amico più o meno disinteressato, tanta noia, una cameirera che mi considera troppo vecchio per andare a letto con lei e questa maledetta storia con Cloud che non sembra avere nè capo nè coda. Io devo lottare, LOTTARE E RIPRENDERMI LA VITA CHE MI SPETTA, CANCELLARE dalla mia mente le cose strane che ho fatto in questi anni, sull'onda del delirio e cercare di stare tranquillo innanzi tutto. Stare tranquillo. Ma tutta questa tranquillità assomiglia alla morte interiore del filosofo pensatore, attore della vita, che non ha più parte a essa. Che sia maledetta Julia e i suoi viaggi, che sia maledetta Erika e il suo basso ventre che siano maledetti tutti i miei vecchi amici che mi hanno consegnato all'oblio, alla tristezza, alla morte anticipata. C'è un dolce consegnarsi al nemico dentro di me, una parte che non combatte più, ma che va alimentata da nuovi incontri, personaggi eclatanti che qui a San Giuliano non esistono. A San Giuliano non esiste niente solo Monica e i suoi seni gonfi dove infilarcisi in mezzo, da prendere, da girare, da ribaltare come una bambola. La mia vita Matteo, non è affascinante e eesotica come la tua, te l'ho già detto, qui non siamo a Rio de Janeiro e non sai quanto mi dispiace dover sapere di invecchiare e morire in questa città di merda. Ci ho provato ad andare via, prima da San Donato e mi sono ritrovato più malmesso di prima a San Giuliano. Faccie sconosciute, tutte disperate, vecchi che cascano a pezzi, gente che non si lava come il Cieco, ma che la sua righina se la fa sempre. I soldi per il sapone no, però. E' una città alla deriva in cui non trovi nessuno se vai in giro, nessuno esce di casa e tu che respiri il tanfo di questa solitudine non hai più niente da dire, semplicemente perchè non succede niente e allora inizi a guardare la tv, a fissare il muro nei momenti più bui. DEvo chiedere aiuto alle persone che incontro, ma più passano gli anni, meno gente c'è nel mio cammino, tutti nelle loro vite perfette, costruite su misura per la procreazione, la televisione e tutto il resto. Cosa posso fare per riscattarmi di tutti questi anni persi? Scrivere, scrivere come un pazzo nella speranza che qualcuno a parte Cloud e Andrea si accorga di me. POtrei partecipare a qualche Reading, come fa Eishenover che da sempre sfugge alla noia della vita in questa città. L'unica cosa che non voglio fare è lavorare, basta, piuttosto dormo fino alla fine dei miei giorni. Dove vive invece Burgos? A Montpellier, città fantastica sul mare (maledetto) dove i pomeriggi di sole scorrono pigri e lenti e dove non fa mai più di tanto freddo. Perchè ho dovuto avere una vita così sfortunata non lo so e non riesco a fare niente per cambiarla. Dovrei fare come fa mio fratello, sbraitare e sbraitare fino a quando non ottengo ciò che voglio. Così lui fa è così che va avanti nella vita lui. Lo vedo sempre peggio, sempre peggio sarà quando inizierà a lavorare e forse (speriamo) porterà un pò di soldi a casa, che ne abbiamo tanto bisogno. Magari aiutasse la famiglia, magari aiutasse me un pò. Magari io avessi ancora qualche anno di meno e potessi ancora pensare di concludere qualcosa. Posso solo preservare la mia triste condizione, da certi giri sono uscito per fortuna, ma ancora serve tempo e sopratutto servono gli incontri giusti, le persone giuste, qualcuno che ti tolga di dosso le croste del tempo. Andrea non si arrenderà tanto facilmente..." così pensava la mia amica Julia, sbagliandosi. Come rendono facile la vita i soldi, che vita facile che ha avuto lei, non sempre certo, ma da un certo momento in poi sì. Come l'invidio in Africa con una figlia, dice che si annoia in quel piccolo paesino, ma non poteva essere altrimenti.
"Hello? Centro Psicosociale, Centro per l'Igiene Mentale? ". Che cosa vuol dire Igiene Mentale? Che bisogna fare pulizia di tutto ciò che non sia lavoro e senso del dovere, ecco cosa significa. Io la prossima volta vado lì e gli dico chiaramente che non esiste un lavoro adatto a me , l'unico lavoro che potevo fare era viaggiare, lavorare all'EStero ed è stato stupendo farlo, ma è finito troppo presto, colpa della maledetta malattia. A me fa veramente schifo il fatto che io sia stato ad ascoltare questa banda di imbecilli per 11 anni, ma al momento non c'era scelta. Perchè forse adesso ne abbiamo? Dobbiamo fidarci, tenere gli occhi chiusi e andare avanti. Vaffanculo Erika, vaffanculo a te e a tutta la tua vita di merda, alle tue chincaglierie, ai tuoi stupidi soprammobili, ai mobili dipinti e alle tue stupide abitudini da donna stupida. Il mio mondo è questo e non c'è nulla che possa fare, senza soldi posso solo scrivere, ma tutti scrivono chi volete che si acorga di me? Nessuno e allora perchè lo fai? Per senso della disperazione, per darmi un senso, perchè qualcosa nella voce e nell'amicizia di Andrea mi richiama alla battaglia che spero di non avere abbandonato per sempre. Poi una vocina si insinua e si fa sentire e ti dice " Molla tutto, vendi la casa e parti" "Sì ma per dove?" "E poi cosa ne sarà di me, di Cloud di questa storia che si consuma da mezzogiorno (quando si alza lei) alle nove di sera (quando vado a letto io). Il basso di Hey You che si insinua tipo vecchio zio complice tra le corde della chitarra, tutto quello che avrei potuto meritarmi e non mi sono mai meritato, tutta questa rabbia, questa frustrazione, togliamo questa pietra dal cuore, sto arrivando amore. Ma il muro è troppo alto, come tu puoi vedere. Se poi ti ascolti anche Is there anybody out there la situazione si fa ancora più inquietante, hai anche paura che, addormentandoti, tu ti possa essere perso qualcosa di importante tipo la morte dei tuoi genitori in cucina mentre stavano preparando il pranzo. Ma è con Nobody Home che si raggiunge il massimo del lirismo e della poesia. Mi immagino questo grande piano in una sala che dà su una vetrata enorme su un giardino all'Inglese dove non succede nulla, compare il Cappellaio Matto e ti invita a entrare in uno specchio, quello in cui ti rifletti da 11 maledetti e lunghissimi anni. Un grande piano su cui proporre le nostre spoglie mortali. E poi nessun posto dove volare. Proprio nessun posto. Cosa dovrebbe fare un artista un vero artista della vita nelle mie condizioni ? Sprigionare tutta la sua arte e rinascere ecco cosa dovrebbe fare. Vi ricordate che fine ha fatto Vera Lynn? Io no e tu Cloud queste mie parole le capirai soltanto dopo la mia morte. Tutti mentono, tutti gli esseri umani mentono Cloud compresa. E così eccomi che mi ritrovo a stare con una donna dopo che ha passato 5 mesi con un altro. Senza fare niente, sia ben inteso. Secondo me lei ha pure dormito da lui e lui da lei. Mi ricordo di una mattina d'Estate che ero passato da lei, presto verso le 7e30 di mattina e non c'era la macchina. Poi l'avevo chiamata. "Stavo facendo la doccia". Già. Mi sento inerme, impotente di fronte all'irrefrenabile istinto delle donne di andare con chiunque. Ma non capita solo a me. Ho un amico che sta al mare e una sua cara amica, sposata viene a farsi sbattere da lui ogni tanto. Chiaramente il marito non sa niente, come me e tanti altri. Prendersi gioco così di un uomo, quando lo fai tu con le donne ti etichettano come un bastardo, quando lo fanno loro con te è pura arte seduttoria. Bisogna avere il coraggio di chiudere quando si intuisce che il vento sta cambiando. Eppure Cloud che ti dice che fai sesso violento, si cerca un altro per farci l'amore, evidentemente. Quante persone che sanno vivere meglio di me, e io che pensavo di essere tra i più audaci in giro, certo rispetto a Burgos e forse Matteo sono anche audace, ma di fronte a certe donne non sono niente. Mi divorano in un boccone maldigerito. La vita ti pone di fronte a volte a moltissimi problemi e a pochissime soluzioni e poi c'è sempre un nemico in giro. Il nemico di oggi è Bush, che ti urla addosso dopo che ti ha venduto qualcosa, come se tu fossi un cane infedele. Lui che oggi vuole la mia sciarpa perchè ha freddo, un giorno vorrà la mia casa e abitarci dentro perchè è migliore della sua. Cloud mente, devo capire se mente e quanto lo fa veramente. Esco con Cloud di sera e mi sembra sincera non si parla dell'argomento, ma sembra felice di vedermi. Io certo che la amo, ma provo un pò di dispiacere misto ribrezzo pensando ai mesi passati separatamente. E se fosse un abile mentitrice? Andiamo sui Navigli con una sua amica, per vedere una mostra che era chiusa, allora compriamo qualche birra e ce la beviamo camminando. Lascio che le due donne parlino tra di loro e intanto mi godo la mia birra e l'aria fresca, ma non troppo fredda della sera. Quando ci salutiamo la lascio con una frase un pò così, tanto che lei dice che ne avremmo riparlato. La notte non trascorre tranquilla per me , mille pensieri e personaggi del passato si affacciano nella mia mente. Sogno Garo, un vecchio amico di quando facevo l'educatore. Che brava persona era Garo, fi danzato di Julia per un periodo, anche abbastanza lungo, faceva dell'umiltà e della gentilezza le sue doti migliori. Mi ricordo vagamente le serate passate a casa sua con Erika sul divano a mangiare e bere vino rosso che in genere portavo io. Era la fine degli anni'90 e io e Erika non potevamo essere più felici di così. Stavamo bene assieme, con gli amici, lei teneva banco con la sua lingua irrefrenabile e io di tanto in tanto suonavo la chitarra. Erika era la mia vita e il mio premio per tutta la sofferenza inflittami da Alessandra. Dio ha occhi e cuore e vede e provvede. E lei si diverte, ride, scherza, passa da un uomo all'altro con nonchalanche, basta che qualcuno la tocchi e la faccia sentire viva perchè lei è lì per farsi toccare. Io non so se riuscirei a stare senza Cloud, ma se ho ancora un pò di amor proprio devo fare quello che se ne sta un pò da solo, che ascolta il tempo. Tanto le persone non cambiano, possono solo peggiorare,e quanta rabbia mi fa immaginare questa qui con l'amica scroccona a casa che le fa le moine che ieri ha avuto il coraggio di dire: "Anch'io mi sono fatta il migliore amico del mio fidanzato, che problema c'è?" Io starò invecchiando ma queste ragazzine sudice proprio non le riesco a sopportare e Cloud è un pò così. Se non fosse stata 14 anni con uno avrebbe passato il tempo a passare da un uomo all'altro. "Che male c'è?" Nessuno, solo che a me non piaci così, non mi piaci proprio e mi fai venire una gran voglia di starmene da solo. E poi sono stanco di parlare di te, di un noi che fa schifo, della tua finta innocenza mascherata da opportunismo solo per non passare un maledetto giorno della tua vita da sola. Ma ci sai stare un pò da sola? Ne sei capace o bisogna sempre dirti cose dolci, accudirti ? In questi momenti mi manca Erika, veramente, avrà avuto tanti difetti, ma era una gran donna che sapeva come rendere felice il proprio uomo. Questa non è nemmeno in grado di rendere felice sè stessa, se non attraverso gli altri o quello che gli altri fanno per lei. Perchè gli altri devono sempre fare qualcosa per lei, ben inteso. La odio, la odio veramente e ancora mi pento di avere sprecato il mio sesso per lei. Partirò, il più lontano possibile e devo avere più fiducia in me stesso. Ma non è ancora giunto il momento di lasciarla, non ancora prima voglio divertirmi un altro pò e smettere di soffrire.
Ma poi mi sveglio, passa un altro giorno e penso a quanto sia amara e avara di emozioni la mia vita. I marocchini che stanno tra di loro, Cloud che se la tira senza nenache un capello in testa, lei che mi usa come un giocattolo per il suo piacere, quanto è amara questa vita. Nessuno e niente sembra consolarmi, solo fumare, parlare con qualcuno, guardare la TV, scacciare i cattivi pensieri, e cercare di avere sempre pensieri positivi: non è sempre facile. Anzi non dovrei proprio averne. Sono nella gabbia di una vita che non volevo. Io e Joe Munnezza almeno abbiamo interpretato il nostro delirio, ci siamo divertiti e anche se lui stava con me solo perchè io avevo i soldi va bene lo stesso, quella era parvenza di vita. Questa non lo è più. Sto per lasciarmi andare, sto nuovamente per lasciarmi andare e vedo derive di sonno, sigarette, passeggiate e solitudine di fronte a me. Vorrei addormentarmi per sempre e vivere nel sonno della morte e raggiungerti caro Fidel e stare lì con te non so bene a fare cosa, con te che mi darai degli ordini così che avrò qualcosa da fare, qualcosa a cui pensare. Come si trascina rovinosamente la mia vita, Lei, mi ha fatto passare la voglia di vivere, per sempre. Poi scopro che ho ancora voglia di vivere e tanta sto quasi esplodendo,ma non so cosa fare della mia vita e quindi mi metto a dormire o a pensare al passato che è stato, è stato e non sarà mai più. Tutto questo scritto ha la dimensione di un lungo incubo, quando un demone si impossessa di me e tutto sembra vano, persino i rapporti umani. E' inuitle sforzarsi San Giuliano è il villaggio dell'idiozia globale, dai marocchini ai Sangiulianesi il passo è breve e non c'è molta differenza. Non ho voglia di vedere nessuno, ho solo voglia di sentire Cloud. Sempre che chiami in orario.
Ti penso sempre Erika, ti penso veramente sempre. Quello che c'è stato tra di noi, per quanto mi riguarda è stato unico. Con nessuna ho mai più avuto un intesa così forte come che con te. Mi rendevi forte, invulnerabile, le tue labbra di miele avevano solo parole dolci per me,e io che non so reagire di fronte alla disfatta della mia vita con te, ero troppo giovane per capire che errore madornale stessi facendo partendo lontano da te. Ora c'è Cloud, un surrogato di donna a cui devo volere bene per tenermi aggrappato alla vita. Ma il pensiero va spesso a te e lo sai e lo so che ci siamo odiati anche tanto, come solo due persone che si sono tanto amate possono fare,ma quest'odio è finito, con la nascita di tuo figlio è finito e io sono in lutto, in lutto per sempre senza di te. Ho solo incontrato gente che non vale un cazzo sul mio cammino, tu hai incontrato persone migliori di me. Noi, che eravamo due opposti che si attraevano non puoi capire quanto il tuo essere di Terra e io d'Aria, mi facesse sentire libero di volare tanto che la fantasia diventava realtà e tutto era possibile. Senza di te è come se l'incantesimo si fosse sciolto, l'incantesimo dei tuoi occhi. Non ho mai amato nessuno così, nemmeno Cloud con le sue stantie serate in cucina, facendo finta che andasse tutto bene, quando dopo che i nostri corpi si erano incontrati e appartenuti, si è spento il fuoco che c'era tra di noi. Ho fatto sesso con tante donne oltre a te Erika, ma non è come facevi l'amore che mi manca, che non mi ricordo quasi più, è la forza della nostra unione che mi sgretola l'animo. Cosa posso sperare di fare, incontrati dopo la morte? Se così dev'essere tanto vale che muoia, tanto muio sempre dentro un pò. Non c'è più spazio nel cuore e non c'è più nulla di veramente naturale, lucido in me. Sono contraffatto, finto come una borsetta di coccodrillo che ondeggia su tacchi complici (le notti in metrò da solo, inseguendo le donne e la disperazione).
"Cosa c'è? Non era quello che volevi?" "No, non questo". "Io ti ho aperto il mio cuore e tu che cosa ne hai fatto?" "Lo hai fatto a pezzi". Io devo stare in un posto dove mi posso riposare, dove possa riposare la mia mente. Lo so che la vita fugge, ma io sento questo bisogno di riposarmi. Devo stare attento a Cloud, molto attento, lei può impedirmi di riposarmi e a Matteo che può farmi diventare troppo sincero. Le strade di Rio, dove si spara ancora. Dopo avere mandato tutti a fare in culo ho scoperto che non si poteva fare niente di meglio che stare con loro. E quindi ho perso due volte, come narcisismo e come scelta che si è rivelata non quella vincente. E' un genio diviso in due, quindi non può che diventare maldestro.
Che belle le Estati in Salento quando ero giovane, quando c'era anche Lei oltre a Erika, quando mi prendevo il piacere per il gusto di prendermelo e quando avrei voluto di più. Come in questo momento. C'erano tutti, tutte le persone che contavano per me in quel momento. E' talmente tanta la nostalgia, la lontananza che chiedo aiuto ai personaggi televisivi la sera, ma poi dormo. Sono così. Julia, penso sempre a Julia, penso che le voglio bene e forse qualcosa di più. E' come se i nostri destini se non le nostre anime fossero legati indissolubilmente. E' inutile fare finta di niente su tutto. Bisogna saperle dire le cose. Per un attimo ci siamo sfiorati, ma c'era troppa gente nel mio cuore in quel periodo. C'era Laura, c'era Marina, c'era Paola: è passata pure Erika a dare una controllatina. Non parlo mai di Laura: un amore spezzato dalla mia malattia, è doloroso, ma è così. Ma Burgos mi dà man forte dicendo che io da un certo punto in poi dopo la Palestina e quel immenso e fantastico viaggio, io non abbia più voluto fare niente. Per chiudere degnamente in bellezza, con un lungo periodo di riposo che sta ancora durando da allora.C'è la spinta a fare qualcosa, ma si spegne tutto sotto le ceneri del tempo che trascorre lento e caldo. Come lento e caldo e questo mattino in cui passo dalla scuola dove avevo lavorato nel 2014-15 per ottenere i documenti necessari alla mia pensione di invalidità. E' bello rivedere certe persone allontanarsi da mia madre, da mio padre, da quella stupida famiglia che mi garantisce tutto tranne la vita vera, ma solo ammuffite mura domestiche. "Sei malato, cosa vorresti fare?" mi dico. Eppure quando questi due non mi gravavano addosso con il peso della loro vecchiaia, io riuscivo ancora a fare delle cose, vedere delle persone, avere un posto e un nome su questa terra. Io non posso passare tempo a lamentarmi, mentre questi mi stanno spezzando le gambe. Io non ce la faccio più a sopportarli e a sopportare il peso della loro intutile esistenza. Si sopporta, si tollera e non si è liberi e un artista che non è libero non può che morire o implodere su sè stesso. Io quello che potevo fare l'ho fatto, ma qui si risschia di scomparire dietro uno zero assoluto di vita. Come non avere vissuto, anche se poi ti dici che delle cose le fai, non stai facendo nulla veramente di utile per te stesso e in più loro ti inglobano, ti allontanano dagli altri. Ma moriranno pure loro e lo faranno facenodmi un dispetto, lasciandomi pratiche da sbrigare, una casa vuota e tanti ricordi tristi e nauseabondi come le giornate che mi vedo ormai costretto a digerire da troppo tempo. Sopporto, sopporto e ancora sopporto, ma non so fino a quanto riuscirò a resistere. Sono invecchiato dentro per questo, sembro più vecchio dei miei coetanei quantomeno nell'animo. Non si riesce più a vivere, bisogna adeguarsi a tutto, perchè loro non ce la fanno a cambiare niente di niente e stanno abituando anche te a non cambiare niente di niente della tua vita. Ti limiti a sopravvivere a livello umano, non materiale, i tuoi rapporti con gli altri sono talmente scarni che devi fare un collage con i tuoi pensieri per pensare ad avere diritto a una giornata di sole. Non mi piace niente distruggerei tutto, eppure sono qui, impotente, con la sigaretta in mano e lo sguardo fisso nel vuoto.
Cloud.La vedrò oggi. La realtà è che non ho niente di niente da fare fin quando non arriva e tutto il mio agonismo letterario della mattinata, sembra spegnersi alla notizia dell'arrivo di lei. Ogni tensione sembra svanita, ogni attimo si dissolve in un eternità di pensieri. Vado avanti col solo preciso motivo di andare avanti, se mi fermassi a pensare sarebbe la fine. Io più di così non posso fare credo, parole che esplodono dentro. "Tu dici che ho fatto molto meno di quello che potessi fare?" Le parole che si scolpiscono, le responsabilità, quanto odio questa parola, uno sguardo angosciato sul futuro. Lei non si annoia mai, beata lei, ha la vita piena o almeno non così vuota come la mia di cose e persone. Io sono un paggio(dell'esistenza), un faggio(come robustezza ai molteplici cambiamenti della vita) e un saggio allo stesso tempo.
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