Passa ai contenuti principali

Gilmour

 1.


Le  storie sono quelle di sempre. Non c'è niente da aggiungere, è mattino presto, forse notte e tutti ancora dormono. Non c'è niente di bello in questa stupida mattina solo pensieri di corsi e ricorsi della storia di questa piccola vita che si compie indefessa nel silenzio, complice del suo apparire. Senza che succeda mai niente. Inizio a essere stanco di Jennifer, del suo modo di fare, di porsi nella vita di chi ha sempre diritto a tutto, reclama tutto  e alla fine non fa nulla per meritarselo. E i giorni scorrono così complici della mia assenza. Tutto il resto si compie, la vita va avanti. Non c'è più nessuna donna su cui fare colpo, non c'è più un giorno che porti gioa con sè da molto, forse troppo tempo. Jennifer lo sa che è così. Ragionamenti filosofici mi portano a pensare che sia la vita nel suo compiersi che ci porta a questi punti morti. E poi l'ignoranza di Fritz, la stupidità del cameriere sotto casa ex galeotto, le sigarette che finiscono, gli amici perdigiorno e altre storie di ordinaria disambizione umana. Ambizione al Nulla: ambire  al    Nulla è forse qualcosa di più vile del relegarsi a sopravvivere. Il perenne giudizio morale a cui sottopongo l'Umanità, sempre presente nelle mie corde,lei che giorno dopo giorno si divora spazi sempre più ampi della mia vita fino a distruggere l'Esistente. Tutto che confluisce in un nulla che non significa niente. Lei, lei non c'è, non è più qui con me.

"Sono queste le tue chitarre?"

"Certo"

"Ma questa è la tua casa? Che bagno fantastico che hai. Magari posso farmi un bagno qui con te."

Lei.Lei non ambisce a niente. Lei divora tutto. Lei si crede creatrice di ogni cosa e che tutto nasca dalla sua vagina. Non capisce che non c'è nulla che non sia già visto in quello che fa. Provo a farle capire che anch'io ho un mio pensiero, un modo di vedere le cose e il mondo che mi è proprio , che è la mia cifra esperienziale, mentre arretro sui miei passi. Eppure ci specchiamo in quell'attico di New York. Ma non c'è nulla da fare, nulla che non si possa fare. Non mi ascolta, non mi vuole veramente, non capisce. Bisogna condurla verso la Verità perchè lei si nutre di qualunque cosa sia  commestibile e mangia anche l'Ignoranza. Penso in questi  giorni alla stupidità del mio psichiatra, alla sua intrinseca debolezza umana. E' avvilente  parlare con lui, come con molte persone in fondo, quando sei sempre e soltanto tu il motore di quello che si   muove in questa inutile città, a un certo punto inizi a pensare che se smetti tu, smetterebbero tutti di esistere. Andrea: storie di ordinario disordine. Questa mattina o notte che sia non voglio far ridere nessuno  con le mie parole, ma solo pensare un pò a quanta arroganza c'è nelle persone che prendono comodamente posto nella tua vita e poi se ne nutrono tranquille. A volte non riesco nemmeno ad alzarmi dal letto per la stupidità umana  guardo la parete di fronte a me e mi sembra il più magnifico degli scenari, a volte non riesco a scrivere una parola per mesi. E poi mi chiedo che senso ha tutto questo cercare di darsi un senso, me compreso: questi artisti o aspiranti tali che ambiscono a porzioni di cielo senza fare nulla per meritarselo. Non so, veramente a  volte mi ripiego sul mio essere e sul mio divenire chiedendomi a cosa mi porti tutto questo odio. Sicuramente a difendere la mia di arte, dai cannibali e dai detrattori. Il povero cameriere capisce  a stento una parola di quello che dico e puntualmente ironizza su tutto. Prendo un aperitivo con lui, gli spiego la situazione e lui mi fa: "L'Arte è il nutrimento dei ciechi". Non me la aspettavo da lui una frase così nobile, non me la aspettavo veramente. E io che pensavo che fosse un idiota completo. Ma poi aggiunge: "Non capendo nulla, tu devi darti una spiegazione della tua ignoranza". A certa gente gli devi dire quello che hanno bisogno di sentirsi dire. L'ignoranza è colmabile, la stupidità è latente purtroppo. Penso a tutte le donne che ho avuto, così le vedo passare tutte di fronte a me in un attimo. Nessuna mi è sembrata particolarmente intelligente, tutte alla fine si specchiano nelle tue parole, compiono piccoli furti quotidiani del tuo essere per arricchire la loro di misera esistenza e in questo gioco delle parti è impossibile non colpire qualcuno in qualche modo. Ognuno ha la sua verità e io mi gioco la carta del doppiogiochista di chi in fondo non odia nessuno se non  a causa di circostanze esterne. Avere una donna, dopo averne avute tante ti implica necessariamente dei campi di odio e di amore verso il mondo: non si accoglie una donna così, incondizionatamente e senza avergli fatto un certo spazio nella tua vita. Guardo subdolamente il cameriere che non sa di essere diventato una meschina  comparsa di questo scritto. Lui forte delle sue convinzioni mi risponde sorridendomi. La sua vita così triste. Me l'ha raccontata: guai giudiziari, galera, un figlio e ora il lavoro in un bar. Il bar sotto casa mia. Quello che tutte le mattine mi sveglia con la sua clair. "Tu forse hai voglia di avere altre donne". "E' probabile, chi non lo vorrebbe, ma non so se accetterei il fatto che tu andassi con altri uomini." E' così si delinea l'ipotesi della coppia aperta, che non mi è mai piaciuta fino in fondo, sarò retrò, ma è così. Ci specchiamo ancora una volta sulle mille luci di New York.

Amsterdam era bellissima.Veramente bella. Mercato di tulipani sotto casa, coffe-shop  ovunque, bionde mozzafiato in vetrina, un andamento della città allo stesso tempo tranquillo    e pulsante e che dire del mio amico Juner, colui che mi ospitato per una settimana nella sua splendida mansarda in gay street? Omosessuale dichiarato, manager, ex collega ai tempi del Nepal, gentile, premuroso e alla fine in fondo un pò innamorato di me. Ma sempre con stile e discrezione. E cosa ci può portare oggi questa giornata di nuovo? Non lo so, non saprei davvero. E' chiaro che io, non posso raccontarvi tutto, ma proprio tutto della mia vita, qualcosa per me devo pur tenerlo, mi serve pur per sopravvivere e per avere come dire, dei  margini di gioco. In fondo, mi dico, una donna potrebbe pure valere un altra, ma se ci si innamora è tutto diverso, lei diventa l'unica depositaria del nostro amore. Ma sono le parole, quelle che non mi tornano. Ho una poetica e un estetica come tutti gli scrittori e nessuno deve poter prevaricare questa cosa. Nemmeno il grande bastardo deve poterlo fare (che poi così bastardo non è), colui che mi ha generato e che forte di questa convinzione pensa che tutto si possa distruggere in virtù della sua forza generatrice. E L'amore non è nient' altro che la solita fuga.

Non credo che in questa mattina di Ottobre si possa arrivare a una qualche sorta di conciliazione tra le diverse parti dell'Esistente e dell'Esistenza. Tutti ambiscono a qualche cosa   di diverso e comunque ambiscono a qualcosa. Io mi chiedo perchè per aspettare gli altri si debba sempre ridursi a essere dei mestieranti della vita. Uno che non capisce, che non conosce e non vuole rendersi conto di quello che succede intorno a noi. Ma se io smetto di credere soltanto per un attimo in me stesso mi chiedo che cosa ne sarà di me, della mia vita, e di quello che attraverso e comprendo della vita stessa. Con lei mi arrendo al fatto che non si può pretendere molto, non più di così. Lei non farà mai niente per te. Viene  prima sè stessa e il suo egoismo emerge a volte prepotente e forte. Io mi chiedo come fai a volere qualcuno accanto a te, se hai così tanto bisogno di nutrire te stessa, sono forse io il tuo nutrimento? Eppure è amore anche questo. Giorni fatti di niente si specchiano in un esistenza che alla fine ti viene richiesto debba appagarsi soltanto della gratificazione e della compagnia degli altri. 

"Non mi basta, non mi basta davvero."

"Non ti basta che gli altri facciano delle cose tanto per farti felice ?  Qualcosa che assomigli alla tua, di perfezione ?"

"Guarda che io penso, io sono una persona che pensa e che le capisce le cose. Io soffro, sento e spero e spero sempre in un futuro  migliore per me e per gli altri. Non sono l'idiota che tu dipingi agli altri. Io valgo molto di più di quello che pensi e probabilmente molto più di te." Jennifer entrò nella stanza dimenando il suo bellissimo sedere. "Lo vuoi? Lo vuoi davvero?"


Un giorno capirò perchè sto ancora con Jennifer. Una che alla fine non gli interessa nulla degli uomini che ha di fronte. Mi  sento un pezzo di carne con lei, eppure la amo. Ma così è. Forse le cose cambieranno in futuro. Così spero almeno. Smettere di pensare, è qualcosa di fantastico, come dice lei. Non sei più costretto a fare nulla, non devi pensare a nessuno e nessuno vorrà mai niente da te. Ti legittima dall'assentarti dal mondo e ti confondi nel nulla della massa. Nessuno ti noterà mai e se lo farà, sarà soltanto per disprezzarti. E poi questa artista pensa soltanto ai soldi. Non ne ha, ma se non ne hai tu te lo fa pesare tranquillamente.  E' giusto che vada a lavorare, è veramente giusto così. Io, ho deciso che non farò niente, non farò mai più niente. E cambierò donna. Farò così. Perchè dovrei complicarmi la vita quando nessuna muove un dito per nessun motivo al mondo se non ci guadagna qualcosa ?. E' giusto che io vada avanti a ubriacarmi e a non fare più alcuno sforzo verso nessuno. E' giusto così veramente. Poi penso che passerei la vita a guardare il vuoto e a chiedermi che cosa farne di me stesso e del mio tempo, tempo che so scandire molto meglio di altri. Penso che passerei il resto dei miei   giorni a guardare il mare. Lei mi sta spogliando, mi sta spogliando di tutto e lo sa, lo sa benissimo che è così. Ma Jennifer vive così: senza lavorare cerca gli idioti con i soldi e poi va avanti così, ma con me le è andata male. Io di soldi non ne ho e di donne parassite ne ho già conosciute parecchie e non vale neanche la pena di spremersi la testa per cercare di essere più simpatici o intelligenti. Non ne vale la pena assolutamente. La odio questa mattina, di un odio così. Me ne vado a bermi qualcosa, forse è meglio. Questa stupida vita non mi corrisponde per niente. Le porgo il benservito e me ne vado nella notte. "Mi hai scopato così, come si scopa una puttana" "E cosa ti aspettavi che facessi? E' quello che ti meriti". Ridacchiavo tra me e me.

Lei odia gli uomini che pensano, gli uomini che pensano la mettono in crisi. Lei pensa di essere l'unica che fa qualche ragionamento sulla vita, ma non capisce che è quello che facciamo tutti. Tutti pensiamo alla vita, alla morte, a quello che ci separa da essa. Io sono un uomo che pensa e con lei ho già rinunciato da tempo a fare ragionamenti troppo complicati: se ne esce mestamente perdenti. Lasciamo che il vuoto faccia il suo corso e non ci curiamo del tempo, di quello ne abbiamo sempre abbastanza e dei soldi che abbiamo bisogno. Quelli ci servono per nutrirci della vita. La vita ci chiama in tutte le sue forme e io improvvisamente mi accorgo che non ho niente di importante da dire. Nulla che non abbia già detto. Tutte queste inutili  sigarette, il porgere il fianco al tempo, assecondarlo nel susseguirsi dei giorni. Fare  finta che non succeda mai niente, quando succedono sempre tante cose, senza che ce ne accorgiamo, senza che facciamo mai niente per meritarci quel vuoto o quell'assenza. Cosa devo  fare, passare la vita a guardare le donne i vetrina che non aspettano altro che essere guardate ? Complici di una malizia mascara nero scuro, rosso porpora o quel che sia il colore del loro cuore si svestono delle loro abitudini e puntualmente me ne fanno dono. 

Ci casco sempre, nella storia della scrittura intendo. Lei è con un altro ora. Non riesco a non pensare alla sua vagina. E' più forte di me. Cerco di non pensarci. Una tipa mi guarda fuori dalla vetrina. Ma non è un granchè. Stare con te è un sacrificio ormai. Mi lascierai e non c'è possibilità di tornare indietro. Sono stanco, improvvisamente stanco e questa volta penso di non farcela. Fa niente, ma non vorrei arrivare a capire quello che soltanto intuisco.

"Chissà se vale la pena perdere una grossa occasione, chissà se ne vale la pena veramente" Jennifer intanto si stava rivestendo. Questo gioco masochistico della letteratuta deve finire. Tu dici, il tempo passa e noi che ce ne facciamo del tempo che rimane ? Non sappiamo veramente che cosa farcene e io non so che farmene di tutte queste persone che ho raccolto per strada, e che hanno raccolto me nel tentativo di incontrare loro non so che farmene veramente. "Cosa ti piace fare? Ti piace scopare? E ti facciamo scopare, non ti preoccupare..A un patto però.. A patto che tu non faccia niente, a patto che tu ti dedichi solo a noi". Io gli faccio capire  che vorrei una donna e un lavoro, magari scrivere, ma lui mi dice che non è possibile e intanto sbuffa col suo sigaro marcio: non posso avere entrambe le cose, così dice. Io non riesco ad accettare il fatto che la mia vita debba ridursi a questa miseria. Io voglio vivere, io ho voglia di vivere e non mi interessa più l'Arte di nessuno, ma  solo la mia. Se non la coltivo mi morirà tra le mani. Se la coltivo devo rinunciare a un altro amore e in fondo espormi al rischio. Storie per equilibristi, vita da cani randagi, senza mai avere il tempo di fissare niente su carta nè di direzionare la propria vita. Ma c'è gente più randagia di te e che vuole anche pezzi del tuo pensiero. I soldi certo, non sono mai un problema. Io non ho paura dell'amore, ma di tutto ciò che comporta, nel bene e nel male. Momenti belli, ma anche tanto nichilismo. Che stupido che sono stato a non pensarci prima. C'è tutto un mondo fuori di cose e persone che aspettano e aspettano un momento che non verrà mai. Sono i giorni di capodanno, tanti ultimi degli anni in fila, sempre la neve a scandire passi scolpiti nella neve. "Cosa ne sarà di me?" penso tristemente, pensando a tutti gli anni persi dietro le donne e ai loro casini ho inevitabilmente trascurato me stesso. E' tutto fluido e tutto cambia, giorno per giorno, settimana per settimana. Anche le amicizie certo, quanto consideriamo gli altri. Le sfumature dell'amore. Ho dovuto aspettare gli altri, perdere tempo e concedermi nuovi vizi, come se non fosse stato abbastanza. Il tempo buttato lo si paga nei giorni a venire. Non scrivo per qualcuno, o almeno, per qualcuno in particolare. Un sasso nel mare. Un onda lo restituirà  un giorno, levigato e perfetto. Non scrivo nenache per me stesso, perchè potrei tranquillamente vivere giorno per giorno e godermi lo spettacolo. Ma io voglio e devo capire. Perchè quello che ci succede intorno è anche modificabile. E la scrittura è un modo per farlo. Giocare con la realtà può essere un mestiere gratificante, ma anche pericoloso. Come mi sono ridotto ad ascoltare certa gente: ho dovuto metter in fila i giorni per dieci anni di seguito. Non avrei dovuto ascoltare nessuno e sarei dovuto andare dritto per la mia strada. E chissà com'è la mia strada. Pensavo che attraverso gli altri sarebbe stata più ricca. Ma non è sempre così. Una generale disillusione nei confronti del genere umano mi attraversa, ma se ciò succede vuol dire che sono felice in un certo senso. Per potersi lamentare di qualcosa serve una buona base di compiacimento. Ed è inutile che io faccia finta di non capire la lesson.Il motivo per cui scrivo tutto questo è che devo sapere fino in fondo chi sono e cosa voglio veramente. Devo esercitare la volontà in un certo qualmodo. Prendermi una donna quando la voglio, lasciarla quando non la voglio più. Potrei scrivere inutili storie e intrattenervi un pò con queste. Strappare qualche risata al tempo e sottrarmi al mio destino, che sia ben inteso, solo io conosco e che devo ancora conoscere. Fermo alla fermata dell'autobus aspetto il mio destino, ma poi appare un vecchio in biciletta che mi sembra di conoscere: sono io tra vent'anni, sudato, stanco e dallo sguardo incattivito. E' inutile spiegare il proprio destino agli altri. E' assolutamente inutile: non capirebbero. Chissà perchè gli costa così tanta fatica capire.

Jennifer girava tra le chitarre appoggiate alla parete. Intanto si svestiva, avendo ben cura di tenere le scarpe coi tacchi che sapeva amavo molto. Non aveva ascoltato nulla di quello che le avevo detto. E come al solito facemmo l'amore. Quando vivevo di vita vera   queste cose non succedevano. Ora i tempi sono diversi, il mondo è un pò più solo senza di me e io meno ricco senza di lui. Poi andò via e io come al solito rimasi solo con un angoscia in più nel cuore e la bottiglia di spumante ancora aperta, ne era rimasta metà. Quella angoscia derivava dalla sua assenza. Certe persone entrano nella tua vita soltanto per metterci un piede, ma non sai mai se vogliono starci veramente o meno. Dipende anche da quello che fai tu, per loro certo, e con loro. Meno tempo per te e più per loro: la stupida Marika. Come se avesse qualcosa da dire, oltre a quello che ci aveva già detto. Non mi passerà mai questa sensazione di rabbia dentro. Io avevo tutto il diritto di starmene tranquillo in quel momento, in quella fase della mia vita.  Tutto il  diritto di passare il tempo a guardare un muro senza pormi troppe domande. Senza angoscia, ascoltando il tempo che passa. Lei, capro espiatorio di tutte le donne a venire, di cui non ho potuto mai dire niente perchè ero lì, attore principale della commedia. Ma i copioni costruiti male non resistono a lungo e allora abbraccio ancora una volta l'idea che è meglio lasciar perdere nella vita.  Bisogna aspettare senza strappi nè violenze sul tempo. Ascoltare l'altro e capire cosa vuole sentirsi dire, e poi? E poi glielo dici così staremo tutti di nuovo insieme e tutto sarà bello come prima. Brillantini-luccichini nella notte. Ho spento la mia coscienza critica per anni, per digerire gli altri e ora mi chiedo dove siano finiti tutti. Scomparsi. Non avevano più nulla di cui nutrirsi, io specchio della loro miseria, non potevo che riflettere una condotta meschina e rinunciataria nei confronti della vita. Che spreco.  Spreco di parole, di tempo, di intenzioni. Tu pensi che ci possa sempre essere qualcuno che ti possa aiutare nella vita. Ogni tanto succede. Ma sono casi che si contano su una mano sola. "Non è meglio che fai questo? Non è meglio che fai quello?" Non starò mai più ad ascoltare nessuno. Presi a calci tutte le mie chitarre e iniziai a distruggerle una ad una. I pezzi giacevano sul pavimento. E con loro, pezzi della mia esistenza. Ci si dovrebbe fermare presto, ci si dovrebbe fermare subito, prima che sia troppo tardi.  Sono al parchetto sotto casa: anche oggi l'idiota di turno minaccia un mio amico per pochi soldi. Aveva minacciato anche me, lo fa sempre quando gli si lasciano dei debiti. Bogdan lo guarda  e non dice niente,  parole al vento che tornano sotto forma di amicizia, io lo guardo come per dire: " Lascialo perdere". Ma   bisogna sapersi far rispettare a questo mondo. Anche nella malattia, certo. Anzi forse con maggior vigore. Porre dei limiti a tutto e a tutti. Stabilire dei confini e preservarli. Il posto di guardia, certo. E' poco elegante, ma è meglio di niente. E lui alla fine ci sommerge di parole e intanto prende il sole. Io respiro nebbia e ascolto la mia vicina che si lamenta al telefono. Di tutto, di tutti. Anche dell'idiota  che vive con lui e ormai è invecchiato ed è talmente stupido che si dimentica anche di mangiare. Di bere non se lo dimentica mai e le lattine di birra invadono la stanza degli specchi. Di bere e di sputare veleno sulla gente. Io non riesco ad accettare un uomo così che non ha poetica, non ha morale, quella forse sì, ma decisamente non ha poetica. Senso dell'Esistenza, lo chiamerei. Attraversando un gruppetto di persone, busso alla sua porta e a un certo punto la sfondo a calci, sperando di colpirlo. Partono  i primi colpi, ma lui è armato. Sparo per primo, è la mia pazienza che finisce, la fine di tutto  & di tutti. Anche perchè scrivi sei discriminato: perchè dici cosa vere e la gente le cose vere non vuole sentirsele dire. E allora dovevate farmi divertire e non dovevate disturbarmi. Dovevate lasciarmi nella mia finta incoscienza. Interrompete la festa, tiratevi su le mutande e  ascoltatemi bene, carne morta: non doveva esserci questo scempio della mia anima. La mia anima adesso sta riposando, è anni che sta riposando. Ma è molto arrabbiata dentro e capace di ferirvi, a morte spero. Non so in che modo, ma in fondo al baratro delle mie notti, quando gli spiriti malvagi vengono a trovarmi penso, ancora una volta, che purtroppo non sono solo. Ci siete voi con me a proteggermi. Non ci credo. Certe cose bisognerebbe lasciarle lì dove sono e io sono comunque molto scettico. Voi non sapete nemmeno gli equilibri che toccate, non solo   miei, ma cosmici. E allora? E allora.

Dling, dling. Lei entra dal panettiere, ma una maschera di morte avvolge questo e non sta vendendo pane, ma fiori, fiori funebri. Lei inizia a urlare quando dai fiori inizia a sgorgare sangue, scuro e denso. Lei svanisce tra le mani di un disegnatore del destino. La sua figura scompare dietro i suoi tratti di matita. Tutta la città ascolta quella scena e la sente urlare in pieno giorno, ma per lei è notte e non vede nulla nel buio della sua stanza. Una mano la  avvolge e la strangola (è la stessa mano del disegnatore) e mentre lei soffoca e vede la sua vita svanire pensa che sia soltanto un sogno. Felice di essere ancora viva, si sveglia con un coltello conficcato nel cuore, ma respira ancora. Così di incubo in incubo, come attraversando delle scatole di sogno, il disegnatore la spinge alla follia. Dalle pareti della sua stanza cola sangue. Sangue rosso.

Poi venne Alessandra. Lei era veramente una donna da quattro soldi,s enza dignità e senza pudore e senza niente che fossero i suoi stracci di anima umidi.

Alessandra stava giocherellando con l'accendino che le avevo appena regalato. Io amavo, la amavo veramente. Di un amore vero, puro, cristallino. Cleo le sedeva in braccio, aveva soltanto 2 anni ed era nostra figlia. Eravamo ormai a Colonia, la nostra macchina stava nel parcheggio a prendersi la pioggia mentre noi ci sorseggiavamo un tè caldo alla stazione di servizio. 

Alessandra, fare sinuoso, circospetto, per nulla impaurito. Eravamo in classe, io non sapevo cosa dire. Dissi tante cose inutili. E pensai a lei, pensai che me le avesse messe in bocca   lei certe cose durante una delle mie notti agitate. Non sapevo cosa dire. Era un incubo, tutto quanto. Lei si approfittava di me, approfittava della mia confusione mentale.

Eravamo sulla costa spagnola. Un estate di tanti anni fa, a prenderci il sole, baciandoci in riva  al mare. Ci tornerei volentieri sulla costa spagnola taetro dei nostri baci, sfacciatamente  baratterei parole con  altro. Col sole per esempio. Col sole e col mare. Parole al vento,    diciamo. Se avessi meno rispetto per i miei amici della Comunità e più per la  psicoterapeuta non sarei qui a scrivere, ma a vivermi la strada che ha sempre il suo fascino. Un cultore della   via della decadenza. Ma loro vanno avanti così, senza esitare un solo istante, non si lasciano dietro un solo giorno. Non c'era niente che mi piacesse in lei. Come scriveva, come si muoveva. Eppure  quella tizia in vetrina che dimenava il sedere sinuosamente mi  richiamava in continuazione a pensieri meramente sessuali. La  ascoltai parlare per una mezz'oretta,  poi decisi che dovevo farmela così su due piedi. Non sapevo in che modo, ma lo feci comunque. E poi così all'improvviso mi immagino vecchio, sempre sulla mia biciletta, e non so neanch'io come ci sono arrivato, ma sono ancora vivo e questo è l'importante: nonostante gli aperitivi, i viaggi e le donne che poi sono le cose migliori della mia vita, sono ancora vivo. La via  ascetica mi ha sicuramente affascinato, ma non convinto, la carriera di scrittore è appena agli inizi e i miei amici sono ancora degli idioti. Questo significa che sto imparando a disimparare e non vuol dire che è soltanto colpa vostra, ma anche colpa mia che vi ho prestato ascolto. Che iodiat che sono. Poi all'improvviso mi stanco e mi nauseo un pò della questione.

Alessandra stava giocherellando con il suo accendino. E alla fine anche questa sera devo   cedere a lei. Inizio a stancarmi di lei. Mi piace, eppure è così. Farò una pausa. Satremo bene, staremo bene assieme. Sarà tutto bellissimo, però per il momento ognuno nella sua camra. Le auto scorrevano veloci sull'autostrada, un temporale minacciava lampi in lontananza. Una musica jazz invadeva il locale. Le voci erano basse, quasi attonite di fronte alla pioggia. Alessandra accarezzava Cleo, incurante della mia presenza. Passano gli attimi, i giorni, gli anni e sempre non curandosi di lui, lei si accorse che lui aveva cose più importanti da fare che scrivere miserevoli storie sull'umanità e le loro vicissitudini. Fossero anche le mie. Era un poeta lui, un grande poeta e se ne accorsero tutti. Parlando di lei, lui stava perdendo il suo tempo: lei era lì per lui, non aveva bisogno di parlarne. Cercava di dilatare un attimo di infinito verso lidi di più placida decadenza, senza riuscirvi. Non stava a guardare più la forma e questo lo abbruttiva dentro, ma lo rendeva più capace di attraversare l'animo umano. Non sapeva Alessandra quanto Andrea fosse capace di dare forma alla propria anima. E tutti quegli anni inutili che erano scorsi dietro di lui alla fine forse si potevano ancora compensare in qualche modo, con qualche cosa. Poesia & Vita in lui si scontravano brutalmente in una lotta, in cui l'aulico e il profano guerreggiavano per avere posto nel suo tempo. Certo le avventure, le ragazze, le droghe era tutto molto bello e eccitante, ma quello che alla fine non tornava ad Andrea era che non riusciva mai a fare posto per altre cose, altre considerazioni nella sua vita. Vivere di attimi fino alla morte, sarebbe bellissimo. Solo Alessandra riusciva a fare breccia nel suo  tiepido cuore. Ora che avevano una  figlia avrebbe dovuto trovarsi un lavoro, ma non ne aveva voglia. Avrebbe scritto fino alla morte, fine dei suoi giorni. E' questo quello che avrebbe voluto fare Andrea. Scrivere per sempre, scrivere dell'uomo & della donna, dell'animo umano e della sua indole, oltre che delle sue passioni. Quel giorno decise di smettere di prendere   farmaci, almeno per un pò, voleva starsene, come dire, naturale e ascoltare il rumore del vento dentro di sè. Un vento forte che spesso spirava sopra di lui già al mattino. Andrea non lo ascoltava, lo subiva e ne rimaneva attonito.

"E' tutto noioso,è tutto stupidamente noioso", pensava. Non c'era nulla quel giorno che potesse soddisfarlo. Un giorno grigio in una fila di giorni grigi. Guidava e intanto aspirava una boccata della sua sigaretta. Non faceva nulla per rendersi quella giornata più sopportabile, tutto sarebbe dovuto accadere quasi automaticamente al suo schioccare di dita. Non distingueva più tra finzione e realtà. La strada scorreva veloce, i ricordi si fissavano in istanti chiari e indefiniti allo stesso tempo. Tutto fluiva ed era Andrea a decidere cosa farne di quella sua felicità, se lasciarla cadere in pezzi o preservarla dalle incurie del tempo e dalla barbarie degli uomini. In fondo desiderava una vita normale, ma senza aver mai capito cosa fosse una vita normale. Detestava perdere tempo, con gli altri, con sè stesso. Anche di Alessandra pensava questa cosa. Non sapeva fino in fondo dove iniziava lei e dove finiva lui. Viveva giornate sempre uguali per controllare il caos che aveva dentro di sè. Si distraeva per non annichilire gli altri con i propri pensieri, con la propria presenza. Non ambiva mai a nulla che fosse fuori dal comune. Lui voleva semplicemente  vivere: respirare l'aria che fendeva il cielo, annusare il calore del sole, distrarsi con le stelle e amare una donna se possibile, senza affanno, senza stupide incomprensioni e senza altri giochetti mentali per la testa, ma Alessandra questo non lo sapeva capire. Non sapeva mai quando fermarsi, non lo sapeva mai. E andava sempre oltre il limite. Si diceva che il suo amore era qualcosa di rassicurante quando non lo era mai fino in fondo. Il crucifige della sua antica truppa non era nient'altro che un addio alla sua vecchia platea. Cercava, cercava sempre cose nuove. Non trovava sempre risposta ai suoi bisogni. Non vedeva necessariamente oltre il suo sguardo. Ma Andrea cercava: cercava indubbiamente di dare un senso ai suoi giorni, anche attraverso la pura contemplazione di essi. Sempre più stanco, sempre più indefesso nel dare un ordine alle parole che costruiva con la carta di riso & con il suo pensiero dei sogni. La amava fuori da ogni ragionevole dubbio, ma lei lo usava solamente.

Non sapevo mai in che modo approssimarmi a lei. Non saprei usare un verbo diverso. Direi approssimarmi. Le luci scorrevano veloci, il traffico fluido, io fumavo una sigaretta ogni mezz'ora e lei ogni volta mi guardava circospetta e ammaliata dai miei eleganti gesti alla guida. La conquistavo così, con i piccoli gesti del quotidiano, con le piccole cose. Cleo sembrava sorridere dai posti di dietro. Guardava fuori anche lei. La piogga rigava i vetri. Arrivammo verso Berlino, decidemmo di entrare in città per fermarci qualche giorno. Ci cercammo una pensione non distante dall'autostrada, lì fermammo la macchina e prendemmo una stanza. Aveva anche il ristorante, dove nei giorni a venire avremmo mangiato con la piccola Cleo. Quali aspetti della vita meritano di essere indagati, quali no? Non lo capiremo mai, mai e poi mai. Cleo era felice in quei giorni, e noi con lei. Ogni tanto andavamo a farci un giro in centro

Giorni e ore e notti, ad aspettare te, te che non venivi mai.


2.

Il destino, beffardo, rideva ubriaco. "VORREI UCCIDERLA QUELLA DONNA, VORREI UCCIDERLA VERAMENTE", così urlavo tra me  e me, prendendo a calci il vento che sferzava contro LA MIA BOCCA.  Se lei si prende tutto quello che vuole e non si cura di nessuno e di niente, io cosa dovrei fare?. Un altro rapporto malato, un altra che ti vuole stringere con le sue coscie fino a farti soffoccare. "NON LA SOPPORTO PIU'" continuavo a pensare: devo pensare ad altro.  Cerco di immaginarmi ancora una volta sulla costa spagnola dove avremmo voluto andare un giorno a divertirci felici: noi appena vent'enni e tutta la vita davanti, o almeno pensavamo che fosse così. Io non lavorerò più, lei lavorerà e mi lascierà per i pochi soldi che ho in tasca. "Tu sei il più     ricco in questo momento, prendi la pensione di invalidità". Da ucciderla all'istante, senza esitazioni,  poi si vedrà come far sparire il cadavere. No, non c'è più amore, soltanto odio e una certa rassegnazione perchè lei inizia ad assomigliare a tutte quante. "Tanto ad Andrea va bene tutto". Ti sbagli di grosso. Nessuno capisce le tue evoluzioni e io che sto qui a sprecare tempo dietro a te: a spiegarti quello che penso, che provo, sì dovrei fare sesso con te come si scopa una puttana e non darti niente di me. Quanta amarezza dentro eppure Jennifer sapeva sempre come fare presa su di me. Jennifer emanava arte con il suo solo corpo e io ne ero profondamente affascinato, ammaliato e estasiato. Lei era tutto per me.

I lampadari vacillavano al vento, un vento che forte e iracondo entrava dalle grosse finestre del salone. Dovevamo sposarci quel giorno, ma non lo facemmo mai.  Colpa di Fritz. Ho subito troppo, troppe donne idiote nella mia vita. Quanta tristezza, mi viene da piangere. Soltanto il tempo fa passare certe cose. Il tempo e l'ozio, per quanto mi riguarda. Alessandra era una maestra dell'ozio. Nuda  mi guardava con i suoi occhi magnetici, le lenzuola la ricoprivano fino alla bocca che lasciava libera di baciarmi. Prima e dopo Cleo era tutto  uguale tra di noi, non  era cambiato niente. Cleo era un naturale prolungamento del nostro amore, era l'incarnazione del nostro amore. Quante donne dopo di lei, tutte bellissime, eppure lei era la regina, la più bella di tutte senza ombra di dubbio. E poi era la prima, quella che non dimenticherai mai per il resto dei tuoi giorni. Ma con Jennifer fu uguale.

Avevo scherzato troppo con la vita e non avevo visto i segni del destino. Mi ero messo i suoi occhi, ma con questi non avevo visto che cose terribili: morti, sciagure, guerre.  Decisi che dovevo starmene tra i miei vecchi amici, perchè a spingermi poco più in là avrei visto cose, anche della mia vita futura, che mi avrebbero segnato per sempre. Vedevo un padre avaro e egoista che picchiava suo figlio per i motivi più svariati, vedevo una famiglia che lentamente oziava al mare e io ero piccolo e mi nutrivo di quei pomeriggi assolati. Vedevo una  sorella che un estate c'era e l'estate dopo non c'era più e la vita in quei tristi giorni al mare si palesò   in tutta la sua crudezza e come qualcosa di finito, fatto di giorni che saranno pure tanti, ma che puoi tranquillamente metterti a contare su un foglio bianco.

Incontrai Ivan. Ivan era il più idiota di quel gruppo di idioti. Non c'era nessuno idiota come lui. Fumava un pacchetto di Marlboro al giorno, stava con una psicologa tuttofare e in fondo non gliene era mai importato di niente e di nessuno, se non di sè stesso. La psicologa si occupava di lui, indubbiamente. C'era anche Walter , che finalmente, dopo tanti anni, era riuscito a     trovarsi una donna che lo sopportasse. Lo andai a trovare un giorno per dirgliene quattro,  ma mi aggredì, come si soleva fare a un imbecille del suo livello. Il giochetto di Walter era un pò questo tagliarmi fuori dalla mia vita sociale e relegarmi a una vita di solitudine e scrittura. Perchè lui voleva sapere, voleva sapere tutto di me. Ed eccomi qui ad accontentatre pure loro, come un santo che ormai non ha più sangue da versare per nessuno, ad esaudire le loro richieste e quelle di tutti. La vita di Andrea non vale niente agli occhi di nessuno. Perchè Andrea è sempre stato disponibile, affabile, gentile. E Andrea? Che fine ha fatto? Nessuno lo saprà mai, nemmeno lui lo sa, dove è finito veramente. Erika e Walter erano indubbiamente due  idioti totali, e in quanto tali si piacevano. Vivevano nel mondo dell'idiozia totale. Sarebbero stati anche bene assieme se io non li avessi fermati. Erika da donna innamorata del suo uomo diventò una specie di donna  mangia   uomini e rivelò la sua vera natura di donna. Una donna da quattro soldi. Era triste vedere la donna che avevi amato per tanti anni della tua vita ridursi così per orgoglio ferito. Ma io lo sapevo già da anni che avrebbe fatto così, per questo la tradivo, come per una sorta di punizione che giustamente a mio avviso si meritava tutta. Per come viveva, per come si muoveva, per come malcelava le sue più estreme e grossolane pulsioni sessuali. Erika tu lo sapevi che le cose sarebbero andate a finire così, tu stupido quadrupede, ti sputerò addosso.   Lei tradiva per rabbia, come di un animale ferito, io semplicemente perchè provavo attrazione per altre donne. Non ci potevo fare niente, era così. E poi le incontravo ovunque andassi e  quindi fu facile per me diventare un fedifrago. Io non sono un santo, ma   neanche una persona così malvagia.

Dovevo chiedere al dottor Storer diverse cose: chiedergli  il permesso se potevo andare in Brasile e me lo accordò, se sarei potuto andarmene via da questa città di merda e in che modo avrei potuto farlo, con quali gambe e mi disse che per farlo mi sarei dovuto trovare un lavoro, ma io gli dissi che ormai voglia di lavorare non ne avevo più. Mi accontentavo dello status quo. Non avevo più le forze per attuare nessun altro tipo di cambiamento nella mia via. Sognavo tanti posti dove mi sarebbe piaciuto andare, ma non potevo in nessun modo raschiare il fondo di un barile che non aveva più niente da offrire. Ogni tanto, al di là dei miei stupidi sogni,   pensavo che non c'era possibilità di niente e di nessun futuro. Io potevo vivere anche nel disagio, nella difficoltà, ma non potevo vivere senza la speranza di un futuro migliore di questo squallido presente. Così mi misi a posto la casa e la trasformai nel mio rifugio. Da lì potevo iniziare ad ascoltare Dio cosa aveva da dirmi e assecondare i giorni, cosa avevano da offrirmi. Un jazzare lento di giorni di inverno, un fare maestoso del tempo, Jennifer sempre con me e io  dentro di lei, in mutande o senza non era importante. Ivan anche quando conobbi Jennifer ebbe da ridire dato che lui e il suo ex erano amici. "Sei stato violento con lei" mi disse.  "E tu  che ne sai, di come sono stato? Hai la sfera di cristallo?" gli risposi. Lo chiamai un giorno d'estate di quest'anno  proprio per comunicargli alcuni cambiamenti nella mia vita tra cui la comparsa di Jennifer. E lui accolse la notizia così. Decisi di non sentirlo mai più. E feci bene.   Vivi,  cresci le tue figlie e poi sparisci da questo maledetto mondo.


Intanto i pomeriggi a Serenella continuavano. Bogdan aveva frequentato a lungo la mia casa. Bogdan era un personaggio squallido di quei miei giorni miseri e senza storia. Certo di soldi non ne aveva se non quando voleva lui, e quando li aveva li spendeva soltanto per sè, faceva    l'amico di chi aveva gli spiccioli in tasca per le sigarette,  e poi se poteva te ne chiedeva sempre una. Bogdan  sfiniva la gente e non posso che ammettere che la mia vita da quando è comparso lui era notevolmente peggiorata. Era sempre a casa mia con i pretesti più svariati. Bogdan era una figura quantomeno viscida, ma era simpatico. Lui però spinse la sua audacia troppo oltre e finì che qualcuno iniziò a notare il suo comportamento da perdigiorno. Lo vidi cadere tra le bottiglie, intanto lo picchiavano e facevano bene. Fui  felice quel giorno. Dato che non potevo più essere felice io, anche a causa sua, gioivo della rovina degli altri. E lui aveva contribuito non poco a rendermi  ancora più infelice di quanto non fossi già. Mi ero separato da Eliona e allora per non stare troppo a pensare iniziai a fequentare un pò di amici rumeni, così per divertirmi. Soltanto dopo alcuni mesi, mi resi conto di chi mi stavo portando a casa. Intanto mantenevo anche parecchi contatti con i m iei amici di Milano, tra cui Jim in particolare.

Jim era un grande amico, ma anche una spina nel fianco, una persona molto esigente da te, ma senza sapere nulla della questione . Lui pretendeva sempre tutto e dopo non aver avuto nulla per molti anni si prendeva il diritto di prendersi le cose senza che nessuno gli avesse dato il permesso. E poi era amico di Ivan, la pensava come lui, appena poteva diceva cose disgustose per invidia. Aveva in tutti i modi cercato di separarmi da mia moglie insieme  agli altri, riuscendoci. Aveva ancora una volta distrutto la mia vita. E ne era felice, quella era la sua più grande felicità, ma poi quando ci parlavi ti dimostrava un dispiacere che sembrava autentico. Non sapendo vivere, distruggeva gli altri e intanto cercava di imparare qualcosa dai giorni altrui. Difendeva anche Marika, difendeva tutti che non fossi io. Io,per lui, ero quello che sbagliava sempre, ero stato ricoverato e quindi ero pazzo: il suo ragionamento non ammetteva,  come dire, sbavature. Dove non arriva la morale borghese e il perbenismo culturale, arrivano i tuoi ex amici, quelli di sinistra, che sono però ancora troppo ingabbiati in una vita stretta & senza spiragli per   capire chi, con secoli di anticipo, fa simili evoluzioni. La molla è sempre la stessa: sfuggire alle convenzioni sociali e trovare nuove forme di espressione. Le strategie sono indubbiamente diverse. Non  capirò mai perchè. Perchè forse, e lo avevo dimostrato   in più di un occasione, mi ero  dimostrato migliore di lui, se non altro perchè avevo saputo interpretare la mia follia.Era la mia ultima e unica occasione, dovevo soltanto scegliere tra quella e la morte. Quanta delusione mi aveva causato Jim, alla fine della nostra amicizia. Mosso  dalle più bieche molle dell'esistenza in fondo era soltanto un mestierante della vita. Un cocainomane  pentito, un mestierante diventato ormai preciso sui suoi passi.  Ma con la cocaina aveva smesso ed era un pò cambiato e così ci incontrammo di nuovo. Come una tragedia scritta male la nostra amicizia si consumava giorno dopo giorno e diventava qualcosa di sempre più flebile, lui sempre ripiegato su sè stesso, più indefesso   nello  scavare la fossa dei suoi e dei miei giorni, di me che lo stavo sempre ad ascoltare. Ascoltavo il calore della sua voce. Ma poi non gli diedi più ascolto e lui si arrabbiò. Ci perdemmo di vista, io persi il mio migliore amico e mi ritrovai ancora una volta solo al mondo. La stessa sensazione che mi aveva lasciato addosso la morte di mia sorella: solo al mondo. Non eri veramente solo, ma gli altri erano delle semplici figure che si muovevano sullo sfondo. Era finito il tempo in cui davo credito infinito agli altri, il tempo della smisurata fiducia nell'essere umano, il tempo dell'amicizia scolpita nella pietra era  morto. Sono tutti così squallidi, tutti quanti che maledivo il giorno in cui avevo riposto in loro la mia fiducia. E allora io sto da solo, che sto indubbiamente meglio e mi svesto dei miei giorni passati e mi costruisco un futuro fatto di giorni di sole e mi accorgo di quanto sono capace di vivere la vita,come se non lo avessi mai saputo, di comprenderla, di non soffrirne sempre e di provare emozioni forti,  anche dense di altri significati. Ma tutto questo mi esponeva ai baratri della mia mente che si divertiva a farmi provare emozioni da cui io stavo scappando. Mi faceva vedere cose che avevo passato tutta la vita ad evitare. Tutto quello che mi restituiscono gli altri è mero opportunismo, senso della situazione, impossibiltà di cambiare, energie che vengono meno con gli anni  e   una vita che a un certo punto si deve allineare con i desideri e i bisogni del nostro tempo. Loro  prendevano la loro vita e vedevano se potevi starci anche tu, dentro le loro maglie. Come vecchi treni si avviano alla demolizione su un binario perennemente morto e cadranno con i loro rottami rugginosi in mezzo a una valle di stenti, dei loro e dei miei  stenti. Ma forse loro non sono capaci neppure di quelli. Sempre lì pronti a  contarti gli spiccioli nelle tasche o gli acari sul materasso.


I giochetti di Marika non avevano un senso una logica, niente: io non riuscivo a capirla quella donna, ma sicuramente c'entravano i soldi con i suoi ragionamenti o un certo tenore di vita che io facevo fatica a sostenere, non per una questione di soldi in sè e per sè, ma per una questione di amicizie che le rendavano più gradevole e semplice passare il suo maledetto tempo. Continuava a parlare di frustazioni: si atteggiava a psicologa della vita mondana e lì capivi veramente che scelta difficile doveva poter essere quella tra una sbronza tra amici a suon di Negroni o una notte di sesso con lei bevendo birra del discount. Qualche anno più tardi, inziai a capirla, anche se non avrei mai voluto farlo, e a capire la differenza tra me e lei. Lei alla fine era consumata da anni di vita a San Giuliano, quando ci incontrammo e decidemmo di condividere lo stesso letto invece io ero appena tornato dal mio viaggio Nepal e Palestina, erano più di due anni che ero in giro per il mondo e non avevo mai vissuto a  San Giuliano, era  quindi   impossibile che vedessimo le cose allo stesso modo e che le sentissimo allo stesso modo. Io sapevo ancora rigenerarmi, non ero stato inghiottito dal baratro, non ero consumato dal tempo, ma anzi lo cavalcavo. Io la guardavo, come chi arriva da lontano: non c'era niente di lei che  mi   piacesse fino in fondo, eppure la avevo amata e pure tanto. Impazzivo per lei nuda nel letto, aveva un modo di fare che ti trascinava con sè nella perdizione più totale. Era come se emanasse dei magnetismi, era l'eco di una sirena fattasi donna in carne e ossa, salita dagli abissi della coscienza che ti chiedeva di riempirla in ogni modo. Non sapevo quello che mi sarebbe aspettato separandomi da lei: l'oblio, la più triste delle condanne.  Era stato tutto difficile qui a San Giuliano: frequentavo Eishenover, andavo dallo psichiatra per una questione di tradimenti, separazioni e  altre cose luttuose della vita e a volte anche banali. Io provavo a vedere la banalità della mia situazione, ma molti, se non tutti, mi dicevano che quello che mi era successo era qualcosa di grave. Era diventata una specie di routine la terapia, lo psichiatra mi calmava con le sue parole. Da uno psichiatra che ti prende in cura bisognava certamente farsi conoscere. Quello era necessario. Lo potevo anche aver compreso, ma era stato il comportamento dei miei ex amici che mi aveva lasciato quantomeno senza parole e così gli parlai di loro per molti e forse troppi anni. Lui non ne voleva sapere più niente di quella storia. E poi mi si era cucita addosso una specie di follia, qualcosa di latente nelle  parole e nei comportamenti che mi derivava proprio dalla mia posizione in quel momento  e da quel periodo della mia vita. Soltanto che quel periodo durò un pò troppo. Mi ero veramente calato nel personaggio dello psichitarico fin troppo bene e non sapevo se la mia era una follia vera e definitiva, oppure qualcosa di legato a circostanze esterne, anche se dolorose. Era poi difficile orientarsi con almeno dieci ex tra i piedi. E non so quante sconosciute che avevo avuto, anche soltanto per una notte. La mia memoria vacillava in tal senso. E l'eco della voce di Marika, le parole mute del suo corpo mi legavano a sè, come se fossero delle catene.


"Tanto la macchina non ce l'hai più" continuava a dire quell'idiota di Ivan ridacchiando. "Non puoi più andare in giro a divertirti". Ivan era sempre stato geloso delle mie donne, che erano puntualmente più belle delle sue, delle mie serate che erano indubbiamente più strane e divertenti delle sue e del mio non fare mai niente e non avere obblighi verso niente  verso nessuno che non fosse me stesso. Anche questo invidiava: la conformità del mio essere ai miei desideri Lui era lontano dai suoi sogni era troppo lontano. Io gli risposi :"No, beh, ho sempre la mia Olivetti. Guarda che se mi metto a scrivere è peggio per te". Gli dissi. Intanto pensavo tra me e me  a cosa scrivere e raccoglievo un mozzicone da terra. Mi capitava di farlo spesso in quel periodo, ma ormai nessuno lasciava più sigarette in giro. Non c'erano più soldi: tutti erano molto gelosi di quello che possedevano, anche della miseria & i topi venivano  dopo di loro a consultarci nella  notte. Io intanto aspettavo che il mio tempo migliore si compisse. Non c'era limite al mio tempo migliore: succedeva sempre quello che volevo succedesse e in realtà non accadeva mai niente di particolare. Ma era nella semplicità di cose e giornate che definirei banali che trovavo la forza per distogliere il mio sguardo da una sorta di meccanicismo esistenziale e iniziare a cercare Dio tra le mille storie degli uomini che affollano questa terra. Come quando ero in Liguria con la mia famiglia, erano le vacanze di Pasqua e io andavo sulla spiaggia a passeggiare. Il vento increspava il mare, i miei passi erano pesanti sulla sabbia fine. C'era una piccola chiesetta dove la domenica pochi andavano ad ascoltare cosa Dio avesse da dire. E poi il Dio dei pomeriggi pigri e incolori e dei bar sempre vuoti si impossessava di quel paesino e i nostri riti pagani di dissimulazione del tempo si compivano. Quando spuntava il sole certo, che altrimenti saremmo stati tutti davanti al televisore. Tutti in fila.

Squallide storie di San Giuliano. Ma in fondo era tutto squallido qui. Passeggi per le strade e trovi immondizia, sputi, vomito, bottiglie rotte. Non c'era nulla che mi piacesse della mia vita: non mi piaceva passeggiare qui, non c'erano ragazze carine. Ma proprio nulla. Gilmour: ogni tanto pensavo a lui. Gilmour era per me come una sorta di cassaforte vivente. I suoi assoli, il suo stile, il suo modo di fare, sempre  felice. Altro che Waters, il bassista, e la sua tristezza infinita. Era tutto lì, il gioco tra me e lui. Certo i testi sono magnifici, ma è come se Gilmour stesse  aspettando il suo momento, momento che verrà anni dopo.

Io sto scrivendo Jennifer, anche per te. Per noi. Sognando un futuro assieme.  Il problema   erano i soldi, erano sempre i soldi. Marika raggirava il suo coinquilino con la sua parlantina nevrotica e facili giochetti di prestigio & di psicologia,ma in fondo gli voleva bene: io  cercavo    di raggirare lei cercando un pò di sesso, ma poi avevo capito che era la stessa cosa che cercava lei da me. Forse lei avrebbe voluto un uomo un pò più maturo di me in quel momento. E insieme era una fusione  dei corpi e nel sogno che ogni tanto lei interrompeva per i suoi proverbiali attacchi isterici. Era un periodo sicuramente più povero di emozioni del precedente, ma comunque vivo e intenso. Andammo un pò in giro io e lei, in Toscana al mare sulla spiaggia di Baratti e poi alle  terme di Petriolo, dove lei piccola e magnifica donna, infreddolita si immergeva nell'acqua calda e sorrideva e i suoi occhi ridevano. Marika era imprescindibilmente viva e intensa, i suoi occhi pulsavano di follia e amore. Ma solo io vedevo queste cose in lei. Io provavo per  lei qualcosa che non assomigliava a niente che avessi provato prima. E quindi alla fine almeno su questo ci incontrammo. I suoi occhi erano una pietra dura e preziosa.

"Siamo nelle mani di un idiota." "Sì, siamo nelle mani di un idiota." così mi diceva Marika.  "Burgos è un idiota, ma non puoi farci niente: lo avevano messo al timone e tutti iniziarono a buttarsi in mare". Le sue teorie strambe sull'amore. Non crede in niente lui, proprio in    niente. E non c'è niente che non gli possa far cambiare idea. Chiuso e ottuso come un muro riusciva a annichilrmi con la sua stupida pretesa di affetto nei miei confronti, mi faceva mancare l'aria. Io non lo volevo più nella mia vita, fuori dai piedi tu e il tuo patetico senso dell'esistere. Datti un senso a prescindere da me se ci riesci e poi non venrimi a dire che non ti avevo avvertito sul tuo nichilismo esistenziale. Poi attaccava a a parlare di sè e dei suoi problemi e riusciva a tirare dentro anche me nella sua miseria esistenziale. Provavo a trovare un pò di luce altrove , ma lui era la mia ombra, sempre su di me, mi risucchiava non appena avessi trovato un pò di luce.


Provato da dieci anni di squallida vita in questa squallida città oggi decido di farmi un giro     nella vicina San Donato, che pure avevo tanto odiato per il suo ,perbenismo e per la sua gente, come dire malsana. Che città magnifica, viali alberati, quanti ricordi, quante serate, passando    di casa in casa, quanti giorni spesi insieme con Burgos e Erika e tanti altri amici ormai    svaniti nel vento del tempo oppure sempre lì a vivere la loro vita. "Alla fine la mia storia qui a   San Giuliano è soltanto un aggrapparsi a cose e persone. Tutti che si aggrappavano a me, di ritorno dai miei viaggi. Loro consumati dalla quotidianità, neanche se ne rendono conto". Non ha mai funzionato e non funzionerà mai questo modo di vivere. Sono caduto in disgrazia qui a San Giuliano. Ma in qualche modo devo risorgere e io so anche come fare. Mi è bastato farmi un giro alla biblioteca di San Donato per intravedere di nuovo la luce." Ero con Burgos a bere un caffè:"Vedi, Burgos, queste due città per me rappresentano il Bene & il Male". "Non ho incontrato nessuno degno di nota qui a San Giuliano soltanto teppisti, drogati e gente di poco conto che si limita a sopravvivere, in genere a scapito degli altri. E poi la gente è permalosa:   se ti dai un tono qui a  San Giuliano si offende, soltanto a San Donato sei apprezzato, per quello che fai, per quello che sei, se provi a cambiare delle cose."  San Giuliano è più cruda. Mi stanno dando i resti, mi stanno semplicemente dando i resti dell'Esistenza, ma io me li prendo, non faccio calcoli e non ho problemi in tal senso. Saranno loro che mi daranno del miserabile".  E' così che mi vivevo  la  mia situazione sociale. Non c'era niente che potessi fare in quel momento, veramente nulla. E Jennifer?  Jennifer  alla fine mi è sembrata soltanto una persona patetica e inutile in un panorama già squallido dell'esistenza. Ma io la amo e giorno dopo giorno scivola nel mio orizzonte fino ad essere sulla mia bocca.


Jennifer mi daranno l'Invalidità al cento per cento e tutto sarà finito. Tutto è già finito ormai. Non c'è neanche niente che si possa fare. Avevano ragione loro, avevano ragione tutti che bisognava darsi da fare nella vita e in una qualche maniera cercare di farcela, ma ormai era diventato tutto inutile. Jennifer mi stanno braccando ogni uscita, ogni via. Mi sembra improvvisamente tutto perduto. Anche se lei tornerà non sarà mai tutto come prima. "E quella stupida di Erika cosa pensava di fare nella vita quando le ho regalato tutto io dell'Esistenza e ora con te Jennifer sta succedendo la stessa cosa. Mi stai rubando tutto, ho perso il lavoro, sto perdendo la mia dignità e presto perderò anche qualcosa di importante oltre te. Non è giusto, non è giusto che sia così. "E' UNA VITA INFAME, UNA VITA DI MERDA." Lui urlava spaccando bottiglie di vino bianco in cucina. I vetri schizzavano tra le pareti della cucina. Mio padre si   ferì a una mano raccogliendone uno. Io che non ce la facevo più a sopportarlo gli dissi. "MA PIANTALA, NON VEDI CHE TI FERISCI ?." Non riuscivo veramente a immaginare una vita così misera triste e inutile come la mia. Non c'era niente che funzionasse, niente che andasse bene, non c'era proprio nulla che mi rendesse felice: Niente di niente e io non ero capace di fare niente per cambiarla. Era tutto così misero e triste. La tristezza mi avvolgeva come una coperta scura e io in fondo ero ormai troppo stanco di farmi curare. Ogni volta che andavo da Storer era come uno scossone. "Si, Jennifer ho avuto tante donne, ma a che cosa è servito in fondo ? A niente, nulla ci serve come la nostra stessa vita, è ciò che di più prezioso abbiamo. Ne abbiamo subite tante, forse troppe di cose nella vita e ora che questa compie il suo giro di volta mi accorgo improvvisamente che non c'è più niente da fare, più niente da dire. Marika che donna, aveva un coraggio smisurato rispetto al suo piccolo cuore che indefesso cercava sempre cose nuove per placare il suo animo sempre insoddisfatto. Ma la sua non era un insoddisfazione di capriccio, era un autentica ricerca di vita, di cose che emanassero vita e che pulsavano dentro di lei. Una donna abbastanza comune che provava sentimenti comuni e li condivideva con tutti pur essendo in un certo senso gelosa delle sue corda che nessuno, nemmeno io potevo soltanto sfiorare. 


Erika mi stava rovinando l'esistenza con il suo modo di fare, con il suo modo di essere e con il suo portarmi a compiere scelte che non volevo compiere. Forse non era una propriamente una bella cosa quella dell'Invalidità al cento per cento, ma mi ci aveva portato lei. Mi precludeva tutta una serie di cose, cose che non avrei mai voluto farmi sfuggire in nessun modo. Sì    sarebbe bastato studiarsi le contromosse, ma in fondo non ne avevo più neanch'io una gran voglia. Jennifer io perderò te come ho perduto le altre. Stupidamente e senza nessuna possibilità di riscatto, ma non voglio questo. C' è solo una possibiilità di salvezza: il fatto che tu stia con me e che vada bene così. A me, a te. Ma mi sembra veramente triste rinunciare a tutto così. Mi sembra veramente una vita senza speranza. Non mi restava che tornare a farmi un giro in Comunità. Era l'unico posto dove potessi tornare e dove potessi farmi ancora ascoltare da qualcuno. Era l'unica possibilità, veramente, era il mio collegamento con quel periodo. Non c'era ormai più nulla che potessi fare. Il problema era sempre quello: fare in modo, in qualche modo, di trovare degli spiragli alla propria esistenza, di respirare. Era sempre quello il punto e in fondo il problema della questione. Non ero ancora pronto per quella fase della vita: io volevo stare con Jennifer, non volevo già rinunciare a tutto ancora una volta. Che cosa ne avrei ottenuto ? Sì forse non era quella giusta, ma forse non avrei mai trovato quella giusta e tutto tornava a compiersi come in un circolo immmutabile di cose, per le quali il Tutto tornava al Niente. No. Jennifer probabilmente non era quella giusta e allora bisognava continuare a cercare, guardare sempre avanti. Odorare la strada, percorrere una nuova via. Le cose cambiano, cambiano per tutti. Eppure quanto amavo Jennifer.


Burgos era un ' arrivista  assetato di soldi, era così squallida la sua intera figura, se di figura si poteva parlare, che mi faceva rabbrividire il fatto di averlo conosciuto, di capire quello che soltanto intuivo: "Si, poi si pubblica non temere, dopo la tua morte." così diceva dopo aver chiuso il manoscritto che gli avevo consegnato tutto orgoglioso di me. Burgos  era quello che seminava parole di odio intorno a sè soltanto per placare il suo animo insoddisfatto dalla vita. Era uno che non capiva, non capiva proprio il senso intrinseco delle cose. Si limitava a dormire il sonno dell'Esistenza e pretendeva sempre di più da tutto e da tutti ed era sempre ben attento a seminare odio intorno a sè soltanto per ricavarsi degli spazi con quell'idiota della sua donna. Il suo non era amore verso quella donna, era dominio e annichilimento dell'altro. Stavo ancora pensando al fatto che a lui alla fine non gliene frega niente di suo figlio, della sua donna  che usa soltanto per il sesso e di tante altre cose. Uno schifo di persona e siamo stati pure amici per molti anni, ma per tanti anni veramente. Mi  aveva deluso, profondamente deluso come persona e non era in grado di capire niente della vita, proprio niente. Anzi forse capiva, ma non si dava pace sul fatto che io avessi viaggiato più di lui nella vita e che sentissi le cose in maniera diversa da lui. Si vedeva da tante piccole cose che qualcosa di molto importante lo rodeva dentro. Non voleva in nessun modo rassegnarsi al fatto che non era l'unico & solo su questo pianeta, ma che esistevano anche gli altri. Lui voleva spegnere la  coscienza critica del mio essere in ogni modo possibile & allontanarmi dalla mia cara famiglia e in parte ci era riuscito con i suoi giochetti mentali. Era molto abile. Lui incarnava la malvagità.  Questo maledetto  Bar io non vedo l'ora che chiuda. Musica tutto il giorno. Musica di merda per di più. Eppure io sono stato gentile con loro. Ma non è questo il punto: stava anche per chiudere poi alla fine è riuscito ad incassare abbastanza per tenere ancora aperto. Non so Dottor Storer le cose stanno così: se penso al fallimento del mio matrimonio con Eliona mi viene anche da amare Cloud, anche profondamente come per una sorte di compensazione, ma se prescindo da questa cosa (e forse ora inizio a farlo, almeno in parte) amo Cloud incondizionatamente. Le donne sono sensibili in questo senso. Ogni donna pretende e ormai posso dire anche giustamente il proprio spazio nella vita di un uomo,  anche se questo ha avuto molte altre donne. Come direbbe  una mia cara ex, esiste una sorta di bon ton tutto femminile sul fatto che anche le donne possono acconsentire al fatto che un uomo abbia altre donne. Lei era gelosa certo, ma non lo dava mai a vedere. E poi era lei la donna che amavo veramente di tutte quelle che avevo in quel periodo. Era lei quella con cui si faceva veramente sesso. Ora lei ha un altro e un bambino, ha un altra vita. E' giusto dirle certe cose, anche perchè poi le donne si sentono in diritto di fare & dire quello che vogliono, anche cose che ci si possono ritorcere contro. Le tirai una sberla un giorno. Tornavo da Gerusalemme e avevo rischito di essere cannoneggiato dai Tank Israeliani. Ero  grato a Dio di essere ancora  vivo. Le sue urla in cucina mi avevano ricordato quelle delle donne Israeliane. No, Marika, non mi interessa inventare storie che non leggerà mai nessuno soltanto per fare quattro passi e venirti a citofonare e trovarti nuda nel letto con una sigaretta in bocca che aspetti che io mi svesta. E' stato bello certo  stare con te. Bellissimo Marika. Per quanto io parli male di te. Ma forse non è neanche colpa tua. La colpa è del tuo coinquilino idiota, che in fondo non è  neanche così idiota. E' un buono lui, ma non riescivo a sopportarlo più in nessun modo. Alla fine era lui che ci interrompeva nell'amore. Era lui che sopportava a mala pena la mia presenza in casa. E' vero: Marika doveva rimproverarmi delle cose e aveva ragione. Non sempre sono stato all'altezza della situazione. Non sempre veramente. Le donne sono sensibili a queste cose. Un paio di volte non sono stato davvero all'altezza delle mie umili mansioni di uomo: mangiare, dormire & fare sesso: se capitava guardare un film alla Tv.  Questo era quello che Marika pretendeva da un uomo. Una tranquillità assoluta. E poi discussioni su discussioni che mi mancano, ma io non posso passare tutta la vita a parlare di lei, devo dimenticarmela e in   fretta. E allora tuffiamoci tra le coscie di Jennifer, che purtoppo ormai non sopporto più. La sua relazione precedente che pesa addosso e nessuna leggerezza nei movimenti. Anche lei pretende sempre e allora capisco che sono io che sbaglio atteggiamento, basta dare tutto a queste  donne che non valgono una mezza cicca, tutte fallite nella vita, perchè non mi riprendo la mia vita, quello che mi spetta di diritto su questa terra? Non so, forse perchè sono così stupido che non so neanche fare quello. E poi basta esporsi con questa storia della scrittura che mi fa porgere ancora una volta il fianco a momenti di debolezza e a tutta una serie di cose che non avrei mai voluto rivivere ancora una volta. Fallo e basta, Andrea, ci pensi troppo alle cose, ci pensi decisamente troppo. E così comoda comoda, anche Jennifer prende posto nella tua vita e cosa succede che la sua schifosa vita di coppia, che l'aveva relegata nell'oblio di tutto e di tutti improvvisamente migliora e la tua peggiora, le energie circolano e lei fa in modo di   accaparrarsi tutto, divora tutto quello che ha di fronte. Tutti vengono verso di me, ma io sento Gilmour suonare e mi chiudo nella   Kassaforte con lui, perdendomi nella magia dell'ultimo dei suoi assoli.


Commenti

Post popolari in questo blog

Il rumore del vuoto

  IL RUMORE DEL VUOTO L'appartamento era ancora pieno di lei. L'odore del suo balsamo aleggiava nei cuscini, la tazza con il segno del suo rossetto stava ancora sul tavolo. Eppure, lei non c'era più. Se ne era andata quella mattina, chiudendo piano la porta, senza sbatterla. Non c'erano state urla, nè pianti disperati. Solo un silenzio che aveva scavato dentro più di mille parole. Lui era rimasto lì in piedi, senza sapere cosa fare. Aveva pensato di chiamarla, ma sapeva che sarebbe stato inutile. Lei aveva deciso. E quando qualcuno decide di andarsene non c'era più niente da fare. Si era seduto sul divano, fissando un punto indefinito del muro. Il ticchettio dell'orologio sembrava scandire il tempo di una vita che da quel momento sarebbe stata diversa, ma uguale a tutte le altre.Il copione si ripeteva. L'inizio, l'entusiasmo, le promesse, le prime crepe, il dolore. E ora questo:il vuoto. Aveva amato?Si, eppure questo non bastava, non bastava mai. Il ciel...

At the end

 Dopo aver vagato per anni nella mia mente e cercando nuove esperienze attraverso l'utilizzo di droghe che espandessero e dilatassero la mia coscienza, mi sono reso conto di quanto queste possono anche distorcela, rimandando una percezione alterata della realta'. Le paranoie, la rabbia presente in questi scritti, la falsa percezione della realta' derivavano tutte da quello. Alla fine sono solo un povero idiota, ma anche un grande scrittore. La rabbia sta svanendo e sta nascendo un forte bisogno, anzi non bisogno direi proprio voglia di amare: qualcuno, qualcosa, me stesso. Aveva ragione Monica che dovevo fare un lungo percorso. Chissa' se a me ogni tanto ci pensa ancora senza odiarmi o disprezzarmi. L'odio potrei anche accettarlo, perche' io stesso per primo l'ho riversato su di lei, ma il disprezzo non lo accetto. Non me lo merito. Io mi merito di essere ascoltato e letto e vissuto come un libro aperto. 

Il solito

 Il solito sabato mattina vuoto e angoscioso. Eleonora è già sveglia e io non la sopporto più nella sua ignorante saccenza. Le Cont che fa minacce, dal fondo della via. Come è misera la vita in questa città senza speranza. È solo brava a parlare, ma solo quello. Non sa fare niente. Nemmeno fare sesso. Monica è mille volte più bella e sensuale di lei. Più sinuosa nei movimenti. È solo una povera mentecatta dell'esistenza. E con lei,  Le Cont triste personaggio che sembra uscito dalle fogne di una metropoli indiana. Le metropoli indiane,tristi scenari dell'umanità più misera,che hanno più dignità di questi personaggi sangiulianesi. Quattro tossici del cazzo, solo pronti a derubati. A spogliarti di tutto. Anche della voglia di vivere. Ribattere colpo su colpo contro la merda che questa donna porta in casa. Questa è la mia battaglia. La gente pretende di fare cose e che non ci siano mai conseguenze. La gente pretende di potersi venire a fare i cazzi propri nella tua vita, nella tu...