Sono all'ex bar di Patrice,quello di fronte a casa mia. È una mattinata pigra & lenta dopo una notte di bei sogni passati in compagnia di Sara,la donna dei miei sogni. È un risveglio bello e dolce che mi ricorda nella sua piacevolezza le lunghe colazione con Valeria a Kathmandu. Colazioni che preparava lei: frutta, caffè nero e dopo un bel paio di canne per assaporare meglio il tutto. Capitava che a volte giocassimo o indugiassimo un po'nel letto dopo colazione, oppure a volte iniziavamo già a parlare di lavoro se c' era qualcosa di importante e impellente di cui parlare. Eravamo nella casa di Valeria e dal basso si sentiva la città rumoreggiare silenziosamente,tra risciò,biciclette e qualche auto.
IL RUMORE DEL VUOTO L'appartamento era ancora pieno di lei. L'odore del suo balsamo aleggiava nei cuscini, la tazza con il segno del suo rossetto stava ancora sul tavolo. Eppure, lei non c'era più. Se ne era andata quella mattina, chiudendo piano la porta, senza sbatterla. Non c'erano state urla, nè pianti disperati. Solo un silenzio che aveva scavato dentro più di mille parole. Lui era rimasto lì in piedi, senza sapere cosa fare. Aveva pensato di chiamarla, ma sapeva che sarebbe stato inutile. Lei aveva deciso. E quando qualcuno decide di andarsene non c'era più niente da fare. Si era seduto sul divano, fissando un punto indefinito del muro. Il ticchettio dell'orologio sembrava scandire il tempo di una vita che da quel momento sarebbe stata diversa, ma uguale a tutte le altre.Il copione si ripeteva. L'inizio, l'entusiasmo, le promesse, le prime crepe, il dolore. E ora questo:il vuoto. Aveva amato?Si, eppure questo non bastava, non bastava mai. Il ciel...
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