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Negli occhi

 Il mare: mia sorella aveva un mare negli occhi e anch'io vedevo le mie pupille nuotare nelle lacrime vedendola così distesa a terra. Fino a quando c'era stata lei il mare era un luogo di divertimento,svago. Dopo la sua morte divenne il luogo della nostalgia e della malinconia. Trascorrevo intere giornate sulla riva a guardare le onde infrangersi sui miei piedi stanchi dal troppo camminare sulla battigia.

I miei amici sanno che ho paura delle grandi altezze,per la questione di mia sorella. Per questo ho scelto di abitare al primo piano,e quando vivevo nella villa ho vissuto in un seminterrato. Però sono stato in cima alla Torre Eiffel,con mio padre,la prima volta di Parigi. La seconda fu con Alessandra credo. Eravamo sicuramente stati a Parigi per una settimana, molto tempo in Albergo tra le lenzuola e poco tempo in giro. Però il quartiere latino con i suoi bar me lo ricordo. Un via vai di artisti di ogni tipo. La storia della nascita dei Polly Magoo l'ho già detta. Fu lì,al tavolino di un bar, che si decise,di fronte a due birre.' Facciamo un gruppo" dissi io. "Eh sì,e come lo chiamiamo ?" " Polly Magoo,come questo locale" dissi io. 

Per quanto riguarda le cadute,quelle di stile le lasciamo ai poveri santi,ma quelle energetiche ne abbiamo cura noi, perché noi siamo responsabili delle nostre energie e di tutto quello che ci sta intorno. Sono uno che sta molto in casa, è vero,ma è perché sono stanco,senza macchina, Milano è lontano e San Giuliano fa schifo in ogni suo anfratto. Tranne che nell'ex bar da Patrice. La mia caduta. È stata rovinosa, però ho cercato di parare i colpi: molti ne ho presi,ma anche dati. Mi sono sempre saputo difendere. Non vedo grandi energie attorno a me,ma solo enormi buchi neri di persone che fagocitano e hanno bisogno incessantemente degli altri perché non hanno senso,e non hanno storia.

- Devi prenderla così Skerry, come una sconfitta temporanea,non definitiva: sei ancora qui a 48 anni a cercare di sognare ancora qualcosa di migliore. 

- Dici? Non ne sono convinto

 -Ma sì, cazzo,hai ancora tutto in mano,la tua vita intendo. Stai prendendo delle decisioni. Non vuoi stare più qui? 

- No,qui non ci voglio più stare. Voglio andare al mare in una casa vicino alle dune,in modo che si possa andare anche a piedi. Voglio un mare azzurro turchese come quello che mi propone Juner ogni anno,e ogni anno non sono pronto.

- Sono stanco di stare in una città del cazzo che non offre niente. Voglio il turchese del mare,le albe, i tramonti,gli infiniti colori che esso sa dare. L'arancione,il rosso, giallo tenue.

Altezze e cadute,mi vengono in mente le scogliere della Toscana. Ci buttavamo, eravamo giovani e non ce ne fregava niente. Le nostre donne in topless ci richiamavano a appuntamenti serali per la cena davanti al fuoco posto al centro.Poi dopo aver mangiato bevuto e fumato,si faceva sesso. Ognuno con la sua donna.

-Ti ricordi che mare che c 'era? Azzurro,blu,anche trasparente. Si vedevano i pesci, anche grandi, fluttuare tra le onde. E tu nudo,senza costume. Con le ragazze che ti guardavano e tu che eri fiero di quello che avevi tra le gambe.

Parigi,le gambe di Alessandra che si aprivano flessuose. Lei si contorceva in smorfie di piacere,un seno stupendo,latteo e carnale. Non fu difficile restare in Albergo per tutti quei giorni. Lo sperma scorreva tra le sue gambe. Un mare.

-Il mare ora era in burrasca,era mia sorella che agitava quel mare,io lo sapevo. Anna occhi blu,lo sapeva. Tutti quelli che sapevano, avevano una certa cognizione delle cose. Uno sguardo preciso, i un interrogativo profondo sul perché di quel mare agitato dalla vendetta. Come se fosse colpa di qualcheduno, una scelta o una cazzata da fuori di testa. Non si è mai capito,e nessuno me lo ha mai detto. Anche quando provo a parlarne con mia madre è sempre evasiva. Come se non volesse dirmi qualcosa.

Eravamo in un ristorante cinese, io e Erika, quando avevamo poco più che ventanni. 

- Ti ricordi quando siamo andati alle cinque Terre? Era inverno ancora e Erika era avvolta in un maglione bianco.

- C' era un mare stupendo , viola e blu.

- Io ho guidato sulla strada costiera per due ore, due ore di curve e gallerie nella roccia, costeggiando sempre il mare. 

- E io guardavo fuori,estasiata.

Il mare a cui sono anche molto legato è quello del lungomare di Salerno con il suo carico di storia per quanto mi riguarda. Sfrecciavamo in motorino io & lei a venti anni per andare in costiera a fare il bagno e prendere il sole. La mia fidanzata di Salerno di presto rimpiazzata da Erika che irruppe nella mia vita. A Salerno quando riferii della notizia Dany ( si chiamava così) mi lanciò addosso i bicchieri della credenza. Riducendoli in pezzi e riducendo il pavimento un tappeto di granelli di vetro.


- Skerry,noi andiamo a lavorare,non come te che non fai un cazzo tutto il giorno. Stai troppo addosso.

- Lo capisco, abbiamo ritmi diversi,storie diversi e un paio di viaggi in comune. Cosa vuol dire secondo te?

- C'è qualcosa che ci accomuna almeno,poi abbiamo preso strade diverse, ma quei viaggi ci hanno plasmato lo sai.

- Si,ma io sono impazzito tu sei riuscito a tirare dritto, Burgos. 

- Io non mi drogo quanto te, faccio una vita regolare e tranquilla, credo il contrario della tua. Ma non significa che la mia è giusta e la tua no. Ognuno sceglie come vivere. Fai quello che vuoi della tua vita.

- Dove sono? Sono morto, sono vivo? Non sapevo più cosa pensare solo il non capire,da parete mia, cosa mi era successo. Un evento traumatico che ha scosso la mia vita verso i trenta anni. La psichiatria,la fine del viaggio come ricerca interiore, perché ora sei un io malato. E non puoi più trovare nulla che non sia il fondo di te stesso. Quello ti aspetta sempre lì, all'incrocio, appoggiato a un palo della luce e con una sigaretta in bocca e per traverso, come se scrutasse il traffico,le macchine e chi c'era dentro. Sa tutto di te il tuo io malato. Tu hai bisogno di lui, come lui ha bisogno di te.

Torna mio padre da Salerno e spero che una coltre di nebbia non si abbatta nuovamente in questa casa. Non lo fa apposta,ma è così . È faticoso a tratti,anche se gli voglio un gran bene. A Salerno ci siamo stati anche insieme, anche se a tratti è stato davvero imbarazzante. Diverse volte ci siamo andati in questi anni di non autonomia estiva. Salerno è una città meravigliosa,a cui ho affidato molti ricordi. Il chiosco dove Marianna andava a comprare il gelato c'è ancora,in ferro battuto e ben saldato alla pavimentazione. C'è ancora la Chiesa dove si sono sposati i miei genitori,e dove sono stato battezzato nell'estate del 1975, nella Salerno vecchia tra i cunicoli e le vie strette di palazzi addossati l'uno all'altro. Lui è invecchiato e viaggi così in macchina non ne può più fare. Un po'io ho conosciuto la gente del CAD e ho iniziato ad andare in vacanza con loro. Siamo stati a Rimini questa estate e c'era il fido amico Andrea di cui non vi ho mai parlato. Grande amico conosciuto intorno al 2015 in circostanze lavorative. In questo senso lui ha imparato molto dalla vita e sul lavoro e io ho perso un po'l' energia di un tempo. Ma la colpa è anche mia,che mi sono circondato di gente che non valeva niente. Tutti drogati del cazzo. Salerno, mio padre che mi fa da guida attraverso strade,piazze, monumenti e chiese. Oltre che naturalmente ristoranti e specialità gastronomiche. Molti ristoranti con gli anni chiudevano e lui ci rimaneva sempre male, come se un altro pezzo di Salerno se ne andasse. 


- Andrea andava spesso a Laveno quello era il suo rifugio e per un po'di tempo anche il mio. Un cultore del weekend,mi potrei definire,sin dai tempi di Erika e le nostre infinite serate che poi finivano sempre nello stesso modo: a letto. Sul mare potrei dire tante cose e in parte le ho già dette. Ognuno cerca il suo angolo di paradiso di pace e tranquillità. L'acqua è comunque un elemento determinante perché trasmette una sensazione di rilassamento.

- Ti ricordi Erika, quando avevi il mare negli occhi solo per me. E ora quel mare, disciolto si in lacrime, sì è seccato, no n c'è più. Oceani Deserti attraversano le nostre distanze. Io se penso a te piango a volte, come in questo momento, perché è colpa dell'orgoglio di entrambi se le cose sono andate così. Ma quando penso ai tuoi occhi che mi dicono delle cose inizio a tremare. Ad avere paura dei tuoi occhi e di quello che c'era dentro. Odio: occhi neri che trasudavano nero di odio. Volevano se non vendetta almeno vedeerti strisciare un po'.

- Mi ricordo bene il lungomare di Salerno,la casa dei miei amati cugini,dove da piccolo ho passato tante ore felici. La vita ci ha separati inesorabilmente caro cugino, ma il mio sentimento per te è sempre forte. E sento che è reciproco. Anche con l'altro cugino, più piccolo c'è un affinità più mentale,grandi discorsi ai tavolini dei bar. Non so perché mi immagino a Salerno tra tanti anni a bussare a casa sua e chiedere ospitalità. Come ho fatto con la zia in passato mi sono presentato alla porta e ho detto -eccomi qui- come se dovevo pur comparire da un momento all'altro e mi stavano aspettando. Invece fu sorpresa e panico generale,a Milano come a Salerno: telefono rovente tra mia zia e mia madre. L'unico che era tranquillo e mi cedette pure la stanza era il mio cugino più piccolo. Che mi portò a conoscere alcuni amici .

- Quando siamo andati al mare io e Monica è stato diverso. Dovevamo camminare fino a una scogliera che dava sul mare, passando per uno stretto sentiero. Ci ero già stato più volte con Erika. Ma Monica non voleva e così rimanemmo alla spiaggia di Baratti, accanto al porticciolo turistico. Dormimmo abbracciati nei sacchi a pelo quella fresca notte di Luglio. Ma al mattino litigammo e fu il risveglio peggiore che ebbi mai avuto. Tra le sue urla. Il mare guarisce,ma non sempre: nel caso di Monica e della sua follia alcolicanon c'era proprio niente da fare.

Io credo nella potenza del mare, nella sua forza insita in ogni suo granello di sabbia che ti scorre tra le dita,che puoi toccare con il palmo della tua mano. Credo nella bellezza delle conchiglie che si adagiano sul litorale, di vari colori cangianti,dal rosa dell' interno misto al giallo ocra, all'azzurro al verde anche acceso delle parti esterne. Era raro vedere conchiglie verdi o azzurre,le maggior parte erano bianche con striature gialle o marroni e si frantumavano spesso in mille pezzi sulla battigia.


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