Nella nebbiosa( d'inverno) e afosa( d'estate) periferia di Milano sembra non ci sia spazio per i sogni,ma le aspettative e le speranze di ognuno si scontrano l'un l'altro nel nome dell'invidia. Dovevo già intuirlo quando stavo con Erika che era così e Monica anni dopo me ne diede la conferma. L'invidia regna sovrana fra queste persone e se possono ostacolarti,lo faranno sicuramente. Eppure io credevo fossimo un gruppo di persone unito da comuni intenti e comuni aspirazioni. Le persone che ho conosciuto prima della psichiatria, quando io stavo bene si lamentavano della mia velocità nel raggiungere scopi e obbiettivi,ma io non ero in competizione con nessuno,erano loro che si sentivano in competizione con me. Mai io con loro, mi sembravano di livello troppo basso e non coglievo il verde della loro bile scorrere nelle loro vene. Sono tutte così, soprattutto le donne e Erika avrei fatto bene a lasciarla molti anni prima di quanto non feci in realtà. Sbagliai. E sbagliai ancora con Monica che era forse pure peggio di Erika,in quanto a bile. Nelle periferie io respiravo aria di fermento,incurante di tutto e di tutti, loro annusavano la mia polvere promettendo vendetta. Viviamo in un mondo di finzione dove l'arrivismo regna sovrano e l' invidia fa da padrona dove non ci sono le capacità,ma solo il mestiere. La regina di queste logiche dominanti era sicuramente Monica, arrivista presuntuosa e qualunquista. Sembra sapere tutto lei della vita, quando in realtà non sa niente di niente se non attuare una doppia strategia tipica delle donne frustrate, l'essere vittima e carnefice allo stesso tempo. Dipende da quale strategia si adatta di più al suo eterno malessere e a chi ha di fronte. Con me è stata violenta,aggressiva ( si ubriacava sempre per poi lanciarti le bottiglie addosso)& fin troppo immotivatamente narcisistica. Non vale niente e ha il cuore colmo di odio verso chiunque non soddisfi i suoi bisogni ( fare sesso continuamente e distruggerti con la sua incapacità di comprendere il mondo, chiedendoti questo e chiedendoti quell'altro come spiegazione di un esistenza che lei è troppo stupida per capire. La sua.
IL RUMORE DEL VUOTO L'appartamento era ancora pieno di lei. L'odore del suo balsamo aleggiava nei cuscini, la tazza con il segno del suo rossetto stava ancora sul tavolo. Eppure, lei non c'era più. Se ne era andata quella mattina, chiudendo piano la porta, senza sbatterla. Non c'erano state urla, nè pianti disperati. Solo un silenzio che aveva scavato dentro più di mille parole. Lui era rimasto lì in piedi, senza sapere cosa fare. Aveva pensato di chiamarla, ma sapeva che sarebbe stato inutile. Lei aveva deciso. E quando qualcuno decide di andarsene non c'era più niente da fare. Si era seduto sul divano, fissando un punto indefinito del muro. Il ticchettio dell'orologio sembrava scandire il tempo di una vita che da quel momento sarebbe stata diversa, ma uguale a tutte le altre.Il copione si ripeteva. L'inizio, l'entusiasmo, le promesse, le prime crepe, il dolore. E ora questo:il vuoto. Aveva amato?Si, eppure questo non bastava, non bastava mai. Il ciel...
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