Erika diceva che io scappavo sempre da qualcosa, che ero un maestro della fuga e che viaggiare era il mio mezzo di evasione. Ora sono con le spalle al muro, non riesco più a muovermi con la velocità di prima e la regina( Erika) ha dato scacco al re(io). Non voglio finire in una comunità per il resto dei miei giorni,io voglio andarmene da qui. Se mia madre non ci sarà più, sarà un motivo in più per scappare. La notte non regala niente, neppure un po'di musica. Non ne ho voglia. Solo qualche voce lontana e il silenzio delle due di notte. Voci arabe,una voce di donna. Non c'è mai pace in questa città. Delle decisioni devono essere prese,in merito a mia madre e al mio futuro. Che voglia di scappare lontano da tutto. Non riesco molto a dormire stanotte,sono troppo teso, preoccupato per mia madre. Povera donna,solo crudeli avversità le ha posto la vita di fronte. A lei,come a noi. Ma anche mio fratello ci dovrà essere e ci sarà al momento opportuno e spero anche prima. Cosa devo fare, pensare anche un po'a me o ripiegarmi nello spegnimento di una vita. Devo pensare anche un po'a me, no n dico uscire a divertirsi,ma almeno uscire da queste quattro mura. Che comunque di notte sono più confortevoli. Mi sento padrone della notte: del tempo e della spazio. Ma subito alcune voci si levano da sotto. Ho tanti problemi ora, magari posso non andare in Toscana con gli amici prossima settimana, ma Juner e le Filippine sono un piatto troppo goloso per farselo scappare. La mia vita mi sta sfuggendo di mano,devo prendere posizione e delle piccole e grandi decisioni. Gli anni passati in questa casa,in questo modo,mi disgustano. Anni persi.
IL RUMORE DEL VUOTO L'appartamento era ancora pieno di lei. L'odore del suo balsamo aleggiava nei cuscini, la tazza con il segno del suo rossetto stava ancora sul tavolo. Eppure, lei non c'era più. Se ne era andata quella mattina, chiudendo piano la porta, senza sbatterla. Non c'erano state urla, nè pianti disperati. Solo un silenzio che aveva scavato dentro più di mille parole. Lui era rimasto lì in piedi, senza sapere cosa fare. Aveva pensato di chiamarla, ma sapeva che sarebbe stato inutile. Lei aveva deciso. E quando qualcuno decide di andarsene non c'era più niente da fare. Si era seduto sul divano, fissando un punto indefinito del muro. Il ticchettio dell'orologio sembrava scandire il tempo di una vita che da quel momento sarebbe stata diversa, ma uguale a tutte le altre.Il copione si ripeteva. L'inizio, l'entusiasmo, le promesse, le prime crepe, il dolore. E ora questo:il vuoto. Aveva amato?Si, eppure questo non bastava, non bastava mai. Il ciel...
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