Siamo al mare,e tutto sembra più semplice e tutto sembra più limpido, almeno dentro di me. Mi sento sereno, come questo cielo d'estate. Poi arriva la pioggia e allora decido di fare qualche telefonata. Non l'avessi mai fatto. Se provi a chiamare qualcuno,non perché stai male,ma semplicemente perché hai voglia di sentire una persona, ti fanno pesare che ti fai sentire troppo spesso. Allora decidi di fare qualcosa d' altro. Però devono essere loro a decidere cosa devi fare, tra le righe trovarti un lavoro e stare zitto, obbedire a un ordine precostituito, questa è la logica del CPS e di tutti quelli che lavorano lì dentro. Se stai per i fatti tuoi non va bene, perché ciò lascia spazio all'interpretativita', che è cosa diversa dall' interpretazione,mi dicono. Insomma non c'è spazio per l' originalità e la creatività in questo mondo di merda. Bisogna obbedire a chi ha più potere. In questo caso il CPS. Io non sono nulla nei confronti del CPS,ma posso sempre abbandonarli. In fondo cosa mi hanno dato in tutti questi anni, niente,solo etichette, stereotipi, pregiudizi. Sono troppo buono nei confronti della gente,ma cambierà tutto questo. Cambierà. Troverò la mia via e se sarà da solo, meglio che con gli idioti surrogati umani del CPS. Devi obbedire a tutti, perché nonostante tu sia un grande, nessuno te lo riconosce. Vaffanculo a tutti. Io non voglio vivere in un mondo in cui non c'è spazio per la comprensione,per l'affetto e per l'amore. È tutto un gioco di sponde e strategie dove regna sovrana la finzione.
IL RUMORE DEL VUOTO L'appartamento era ancora pieno di lei. L'odore del suo balsamo aleggiava nei cuscini, la tazza con il segno del suo rossetto stava ancora sul tavolo. Eppure, lei non c'era più. Se ne era andata quella mattina, chiudendo piano la porta, senza sbatterla. Non c'erano state urla, nè pianti disperati. Solo un silenzio che aveva scavato dentro più di mille parole. Lui era rimasto lì in piedi, senza sapere cosa fare. Aveva pensato di chiamarla, ma sapeva che sarebbe stato inutile. Lei aveva deciso. E quando qualcuno decide di andarsene non c'era più niente da fare. Si era seduto sul divano, fissando un punto indefinito del muro. Il ticchettio dell'orologio sembrava scandire il tempo di una vita che da quel momento sarebbe stata diversa, ma uguale a tutte le altre.Il copione si ripeteva. L'inizio, l'entusiasmo, le promesse, le prime crepe, il dolore. E ora questo:il vuoto. Aveva amato?Si, eppure questo non bastava, non bastava mai. Il ciel...
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