Oggi mi sento fortunato. Anzi positivo, nell'accezione più possibile ottimistica. Sto benissimo in casa col ventilatore che spara, e sembra di essere in una cabagnas in Messico del Sud,alla punta del golfo. Luci della sera, colori arancio -violacei , sabbia bianca e funghetti. Tutto il necessario per farsi un bel viaggio. Fu strano,i colori erano più vivi e la sabbia sapeva disegnare con l'azzurro del mare un orizzonte preciso e netto. Una sorta di simbolo della perfezione. Un segno di Dio, della sua presenza e del suo manifestarsi. Lì è una divinità pagana che governa il tutto. Da noi c'è Cristo crocifisso. Anche in Sud America in chiesette variopinte c'era la presenza del Cristo redentore incarnata da una statua sanguinante,con una corona di spine e dei chiodi. È orribile, come immagine, ma è quello che l'iconografia Cristiana propone. Oltre le azzurre Madonne con lo sguardo rivolto sempre verso Dio.
IL RUMORE DEL VUOTO L'appartamento era ancora pieno di lei. L'odore del suo balsamo aleggiava nei cuscini, la tazza con il segno del suo rossetto stava ancora sul tavolo. Eppure, lei non c'era più. Se ne era andata quella mattina, chiudendo piano la porta, senza sbatterla. Non c'erano state urla, nè pianti disperati. Solo un silenzio che aveva scavato dentro più di mille parole. Lui era rimasto lì in piedi, senza sapere cosa fare. Aveva pensato di chiamarla, ma sapeva che sarebbe stato inutile. Lei aveva deciso. E quando qualcuno decide di andarsene non c'era più niente da fare. Si era seduto sul divano, fissando un punto indefinito del muro. Il ticchettio dell'orologio sembrava scandire il tempo di una vita che da quel momento sarebbe stata diversa, ma uguale a tutte le altre.Il copione si ripeteva. L'inizio, l'entusiasmo, le promesse, le prime crepe, il dolore. E ora questo:il vuoto. Aveva amato?Si, eppure questo non bastava, non bastava mai. Il ciel...
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