Quelli erano begli anni, perché lontano dai miei, dalla mia storia funerea. Erika faceva da filtro, così io potevo studiare, uscire,divertirmi. Era quella la vita che volevo ed era anche una vita insperata, dati gli esordi della mia vita. Eppure Erika si era ripresa tutto. Tutto quello che aveva dato,se lo era ripreso con gli interessi. Vivevo di musica e sono finito a scrivere,amavo alla follia le piante grasse e me le ha fatte morire tutte,una dopo l'altra. Ed erano tante. Mi piaceva divertirmi, ballare,ma lei non voleva. Voleva solo divertirsi lei. Possibilmente con qualcosa tra le gambe. Nella calura estiva due vecchietti guardano il vuoto e aspettano insieme la morte. Uno sono io, l'altra non so chi sia. Sarebbe potuta essere Erika,che mi chiedeva spesso se saremmo invecchiati assieme e io le rispondevo di si,anche se mi sembrava una prospettiva agghiacciante quando pensavo che avessi solo 30 anni quando me lo disse. Però c'è un altra,ma potrebbe anche non essere una persona fisica,ma il simbolo di qualcosa. Mi viene in mente mia sorella,ma lei deve essere già dall'altra parte che mi guarda. Spero che tu possa pazientare ancora un po'sorella mia: non che mi sia rimasto molto da fare,o volendo,ci sarebbe molto da fare e da recuperare su una vita incompiuta come la mia. Ho deciso che o diventerò un bravo scrittore o tutto quello che di buono ho fatto non sarà servito a nulla. Tutto quello che avevo costruito insieme a Erika è andato distrutto, ci ha pensato lei a fare a pezzi la nostra relazione. Io colto dall'ira ho infranto gli specchi e distrutto i ricordi,la nostra storia assieme. Che era stata così bella, felice, invidiata da molti. Piena di frasi dolci,di gesti di attenzione da parte sua, mille regali e regalini per fare capire l' un l'altro quanto ci amavamo. Tu,ora che vaghi e giochi con il tuo bambino per le strade del paese natio dei tuoi genitori, in alta collina, nell'oltrepo' pavese,paese bagnato dal fiume Trebbia,nelle cui fresche acque bagnarsi nella calura estiva.
IL RUMORE DEL VUOTO L'appartamento era ancora pieno di lei. L'odore del suo balsamo aleggiava nei cuscini, la tazza con il segno del suo rossetto stava ancora sul tavolo. Eppure, lei non c'era più. Se ne era andata quella mattina, chiudendo piano la porta, senza sbatterla. Non c'erano state urla, nè pianti disperati. Solo un silenzio che aveva scavato dentro più di mille parole. Lui era rimasto lì in piedi, senza sapere cosa fare. Aveva pensato di chiamarla, ma sapeva che sarebbe stato inutile. Lei aveva deciso. E quando qualcuno decide di andarsene non c'era più niente da fare. Si era seduto sul divano, fissando un punto indefinito del muro. Il ticchettio dell'orologio sembrava scandire il tempo di una vita che da quel momento sarebbe stata diversa, ma uguale a tutte le altre.Il copione si ripeteva. L'inizio, l'entusiasmo, le promesse, le prime crepe, il dolore. E ora questo:il vuoto. Aveva amato?Si, eppure questo non bastava, non bastava mai. Il ciel...
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