Tornato dal mare sento il nulla assalirmi. Mi ascolto Beck che nelle sue corde più tristi non fa che rafforzare questa mia sensazione. Il vuoto che ti può lasciare il mare è qualcosa di veramente forte. Non hai più un orizzonte a cui anelare, niente a cui tendere, sei chiuso dentro le mura di una stupida casa dentro una stupida città nonsense. Allora il giorno dopo decido di andare al bar del mio amico, nonché ex proprietario Patrice. Il bar cascava a pezzi prima che lui lo vendesse. Lo ha venduto a dei ragazzi nuovi che lo hanno rimesso a nuovo e hanno sistemato anche il giardino esterno dove mi trovo io in questo momento a scrivere e a respirare un po'di aria fresca,dopo due giorni chiuso in casa,dopo il mio ritorno dal mare. Arriva una rumorosa famigliola a fare colazione qui fuori,un po'di tavoli più in là.
IL RUMORE DEL VUOTO L'appartamento era ancora pieno di lei. L'odore del suo balsamo aleggiava nei cuscini, la tazza con il segno del suo rossetto stava ancora sul tavolo. Eppure, lei non c'era più. Se ne era andata quella mattina, chiudendo piano la porta, senza sbatterla. Non c'erano state urla, nè pianti disperati. Solo un silenzio che aveva scavato dentro più di mille parole. Lui era rimasto lì in piedi, senza sapere cosa fare. Aveva pensato di chiamarla, ma sapeva che sarebbe stato inutile. Lei aveva deciso. E quando qualcuno decide di andarsene non c'era più niente da fare. Si era seduto sul divano, fissando un punto indefinito del muro. Il ticchettio dell'orologio sembrava scandire il tempo di una vita che da quel momento sarebbe stata diversa, ma uguale a tutte le altre.Il copione si ripeteva. L'inizio, l'entusiasmo, le promesse, le prime crepe, il dolore. E ora questo:il vuoto. Aveva amato?Si, eppure questo non bastava, non bastava mai. Il ciel...
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