Asfittica San Giuliano, l'unico posto dove scappare è il parco, altrimenti resta il CAD, dove parlare& parlare. Ognuno che porta i suoi problemi in una babele in cui il disagio si accumula, paziente dopo paziente. E io sono stanco,mi sveglio alla mattina e ho la faccia stanca,stanca di dormire male e poco,stanca di esistere e stanca di vivere. Vado al parco a respirare un po'di aria fresca. È mattina presto, c'è poca gente al parco,qualcuno col cane,qualcuno che corre o semplicemente passeggia. Cammino un po'poi mi siedo su una panchina,la mia panchina solita e mi metto a pensare un po'. Penso al fatto che devo migliorare la qualità della mia vita, altrimenti così non ce la farò mai e la mia vita sarà soltanto un lungo tirare la cinghia, accontentarsi dell'esistente. E io non sono fatto per accontentarmi di quello che ho. Devo cambiare delle cose della mia vita. L'ho già detto un infinità di volte. È difficoltoso lasciarsi la storia con Erika alle spalle. Io non ho come lei un ' altra metà con cui condividere i miei giorni,ma solo una madre tirchia,un padre ossessivo e pesante, quasi volessero che io muoia con loro , stretto nella loro relazione finita eppure infinitamente tossica per me e per loro stessi. Loro è come se volessero seppellirmi. Non c'è la fanno più. Il poco tempo che passo con loro è sempre un tempo deteriorato dagli anni,dai litigi,dalle incomprensioni. È davvero frustrante e umiliante assistere alla loro decadenza interiore e fisica. Devo trovare delle soluzioni che mi consentano di vivere meglio.
IL RUMORE DEL VUOTO L'appartamento era ancora pieno di lei. L'odore del suo balsamo aleggiava nei cuscini, la tazza con il segno del suo rossetto stava ancora sul tavolo. Eppure, lei non c'era più. Se ne era andata quella mattina, chiudendo piano la porta, senza sbatterla. Non c'erano state urla, nè pianti disperati. Solo un silenzio che aveva scavato dentro più di mille parole. Lui era rimasto lì in piedi, senza sapere cosa fare. Aveva pensato di chiamarla, ma sapeva che sarebbe stato inutile. Lei aveva deciso. E quando qualcuno decide di andarsene non c'era più niente da fare. Si era seduto sul divano, fissando un punto indefinito del muro. Il ticchettio dell'orologio sembrava scandire il tempo di una vita che da quel momento sarebbe stata diversa, ma uguale a tutte le altre.Il copione si ripeteva. L'inizio, l'entusiasmo, le promesse, le prime crepe, il dolore. E ora questo:il vuoto. Aveva amato?Si, eppure questo non bastava, non bastava mai. Il ciel...
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