Piove. Piove tantissimo. Io rimprovero a Matteo di avermi preso in giro con questa storia della letteratura. Per lui è facile scrivere: può raccontare storie di posti che per noi sono semi- sconosciuti e quindi trasformarle più facilmente in storie universali, che tutti possono comprendere e amare. Io cosa ho raccontato: la mia disperazione,il mio fallimento,gli amori infranti e disperati per Cloud e Monica,le tipe occasionali,quelle inventate, ma presenti nella mia immaginazione, le situazioni da bar e di strada. Ho parlato anche di quanto sia ripugnante questa città in cui non c'è niente e di quanto a tratti mi riesca ancora a piacere. Ma non è più la San Giuliano degli anni '90. Non c'erano stranieri,circolava meno droga e io ci mettevo piede di rado. I miei erano ancora una coppia che ci credeva nell'amarsi o almeno rispettarsi l'un l'altro. Io ero felice con Erika soprattutto i primi anni. Non mi mancava niente e non lo sapevo. Ho provato a pretendere di più dalla vita,ma ho sbagliato, perché non ho raccolto nulla in termini di senso esistenziale. Solo un accumulo di esperienze variegate, strampalate,dai vividi contrasti. Sono anche finito a vivere in strada per un periodo,oltre che a saltuarie visite al reparto di psichiatria. Alti e bassi di una vita che in un periodo ha avuto solo alti,poi è come se avesse raggiunto il climax e poi fosse crollata. Alti e bassi,infiniti,fino allo sfinimento dell'anima che non trova pace.
IL RUMORE DEL VUOTO L'appartamento era ancora pieno di lei. L'odore del suo balsamo aleggiava nei cuscini, la tazza con il segno del suo rossetto stava ancora sul tavolo. Eppure, lei non c'era più. Se ne era andata quella mattina, chiudendo piano la porta, senza sbatterla. Non c'erano state urla, nè pianti disperati. Solo un silenzio che aveva scavato dentro più di mille parole. Lui era rimasto lì in piedi, senza sapere cosa fare. Aveva pensato di chiamarla, ma sapeva che sarebbe stato inutile. Lei aveva deciso. E quando qualcuno decide di andarsene non c'era più niente da fare. Si era seduto sul divano, fissando un punto indefinito del muro. Il ticchettio dell'orologio sembrava scandire il tempo di una vita che da quel momento sarebbe stata diversa, ma uguale a tutte le altre.Il copione si ripeteva. L'inizio, l'entusiasmo, le promesse, le prime crepe, il dolore. E ora questo:il vuoto. Aveva amato?Si, eppure questo non bastava, non bastava mai. Il ciel...
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