Di quella canzone girava una cassetta con un remix, lì a Rabat. Quasi su ogni taxi trovavi questa musica che andava. I taxi con le perline sul vetro e i santi stampati nell'interno. Scritte in arabo ovunque,strade chiassose,polvere del deserto sulle ciabatte o sui piedi nudi, ovunque nelle strade c'era polvere del deserto. E poi il traffico, clacson, animali vivi vari,pedoni a piedi scalzi con i serpenti nelle ceste. Faceva un caldo infernale e si faceva difficile vagare e perdersi per le vie della città senza bere almeno un paio di tè alla menta che prevedevano altre soste,in genere nel bazar della città. Luogo di affollamento dell'umanità di più varia stirpe,dalle storie più diverse e a volte contrastanti e dalle origini più disparate. Tra le dune,di fronte al castello di Rabat potevi vedere la tua immagine ondeggiare nella calura del deserto bollente. E non ti accorgevi che il tempo passava. Tu sotto un sole cocente contemplavi la perfezione della tua immagine.
IL RUMORE DEL VUOTO L'appartamento era ancora pieno di lei. L'odore del suo balsamo aleggiava nei cuscini, la tazza con il segno del suo rossetto stava ancora sul tavolo. Eppure, lei non c'era più. Se ne era andata quella mattina, chiudendo piano la porta, senza sbatterla. Non c'erano state urla, nè pianti disperati. Solo un silenzio che aveva scavato dentro più di mille parole. Lui era rimasto lì in piedi, senza sapere cosa fare. Aveva pensato di chiamarla, ma sapeva che sarebbe stato inutile. Lei aveva deciso. E quando qualcuno decide di andarsene non c'era più niente da fare. Si era seduto sul divano, fissando un punto indefinito del muro. Il ticchettio dell'orologio sembrava scandire il tempo di una vita che da quel momento sarebbe stata diversa, ma uguale a tutte le altre.Il copione si ripeteva. L'inizio, l'entusiasmo, le promesse, le prime crepe, il dolore. E ora questo:il vuoto. Aveva amato?Si, eppure questo non bastava, non bastava mai. Il ciel...
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