Quell'inverno a New York con Erika fu qualcosa di fantastico. Lei un affermata scrittrice e giornalista e io ottimo chitarrista freelance: suonavo per chi mi chiamava,ma ero bravo e mi chiamavano in molti. Così gli impegni e i soldi non ci mancavano. Avevamo modo di vederci la sera o la notte inoltrata quando suonavo da qualche parte e facevamo puntualmente l' amore: prima di ogni cosa,ci svestivamo lentamente e sempre lentamente ci avvicinavamo al letto dove poi ci lasciavamo scivolare. Dopo l' amore eravamo soliti bere un drink insieme ed era in genere un Negroni per me e un Mojito per lei. Più leggero, più adatto alle sue corde. Erika la conobbi dopo un concerto. Ci fu un party, ci conoscemmo lì abbastanza liberamente,lei aveva il pass da giornalista per entrare e dopo una bella e intensa chiacchierata mi fissò un appuntamento nella redazione del giornale per il quale scriveva per un intervista. L'intervista avvenne due giorni dopo. Mi fece molte domande sulla mia vita,su quello che facevo nella vita privata e anche sulla mia musica. Fu gentile,cordiale e per tutto il tempo dell'intervista mi guardava intensamente negli occhi. Aveva uno sguardo magnetico e un rossetto rosso acceso a disegnare due labbra perfette. Sulle unghie delle mani, molto curate, lo stesso rosso che aveva sulle labbra. Sfiorandomi leggermente e sorridendo mi diede il suo biglietto da visita con il suo numero di telefono. La chiamai il pomeriggio stesso, perché il giorno seguente sarei dovuto andare a Roma a suonare. Lei si finse sorpresa,ma accettò subito. Andammo in un ristorante che conosceva lei, nella Napoli vecchia. Un ristorante abbastanza rinomato per la sua buona cucina,ma non eccessivamente sfarzoso. Lei era bellissima con il suo rossetto che sorrideva sotto due occhi scintillanti e in un vestito bianco che ne evidenziava completamente le forme. E che forme. La cena trascorre tranquilla tra portate e buon vino. Erika oltre che bellissima era simpatica e allegra, decisamente di buon umore. Fu facile intuire come finì la serata.
Dopo quel nostro breve, ma appassionato incontro per un po'di tempo non avemmo modo di vederci,a causa della mia tournée in giro per l'Italia e anche in alcuni paesi europei,tra cui Francia, Germania e Svizzera. Ci sentivamo telefonicamente ed era chiaro l'amore e la passione che lei provava per me. Io incontrai anche altre donne nel corso della mia tournée,con cui feci anche sesso,ma la cosa finiva li'. Erika invece continuavo a sentirla e parlavamo di un mio passaggio a Napoli una volta finita la tournée che durò due mesi,i mesi di agosto e settembre.
A New York fu difficile per me ambientarmi ai newyorkesi . Spesso gente perfida di cocaina in giacca e cravatta che ti vendeva parole su parole che poi svanivano nel Nulla. Televisori accesi. Tutto pronto. Prova microfono già fatta. Devi solo salire e dare il meglio di te. Fu facile specchiarsi nelle vetrine invernali, addobbate a festa, fu facile dichiararci il nostro amore ai giardini antistante le vetrine. Dalle nostre bocche usciva un alito di fumo, a ogni parola per il freddo. Ma le parole ti amo riuscimmo a dircele, anche se era difficile parlarsi. Tra le mille luci e i mille rumori di New York. Dopo esserci dichiarati il nostro amore tornammo a casa con la subway affollata e gremita di gente e di bocche e di respiri e di musica in cuffia e di rossetti sulle labbra come sempre. Tornammo a casa, cenammo e poi ci abbandonammo a noi stessi nel nostro letto, dove ubriachi e esausti per la giornata e per il vino ci addormentammo abbracciati. Al mattino fui io il primo a svegliarmi e fui io a preparare la colazione per entrambi. Lei si vegliò una mezz'ora dopo di me e subito si fece una doccia calda, dopo avermi stampato un bacio sulle labbra, come a darmi il buongiorno. Dopo la doccia, facemmo colazione, parlando del più o del meno: dei suoi progetti editoriali, dei miei progetti musicali e di come riuscivamo sempre a far conciliare il tutto. Tra mille impossibili incastri, riuscivamo sempre a vederci in qualche modo e appena potevamo ci ritrovavamo nel nostro attico a Manhattan. Non era particolarmente lussuoso (mai lo avremmo voluto così) nè grande, era quello che potevamo permetterci, ma il nostro spazio, lo spazio di Andrea e Erika che avevano un grosso letto dove far incontrare le reciproche fantasie e il reciproco bisogno di amore, dell'uno e dell'altro.
Commenti
Posta un commento