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Night & Day

 Ho preso uno strano ritmo di vita da quando sono tornato dalle Marche con mia madre: dormo di giorno, anche tanto e sto sveglio di notte,da una certa ora in poi. E leggo, finalmente leggo qualcosa e non mi limito a scrivere e a sputare sul mondo. Poi di notte, tra le persone del mio passato relativamente recente che sogno e le immagini del mio passato che,da sveglio, mi ritornano alla mente, si formano delle storie. È come vivere una vita dentro la vita. In questo momento per esempio mi viene in mente la vecchia cancellata marrone e arrugginita della mia scuola elementare,che ti faceva venire il tetano solo a guardarla. Ricordi di infinite partite a pallone in giardino durante la ricreazione  e chissà cosa pensavano quei poveri alberi,dei pioppi,dei faggi non so, costretti a fare i pali delle porte di noi. Forse ci guardavano indulgenti e ci accarezzavamo, complice il vento,con la loro chioma frondosa. Mia sorella morì quando io ero in quinta elementare, quindi i bei ricordi non possono che essere antecedenti a tale drammatico fatto. Ma fino a quel momento erano dei bei ricordi. La nascita di una sorta di piccola coscienza interiore,la cosiddetta presa di coscienza di sé e del mondo che ci circonda la ebbi all'asilo, quando ancora la mia famiglia abitava in un quartiere popolare di San Donato. Ero su una giostra,di quelle che si girano con le mani e tu stando seduto giri vorticosamente. Ci fu un istante, preciso che mi ricordo benissimo e chiaramente in cui presi coscienza di me e di esistere, di avere un corpo,delle gambe per correre, della braccia per fare cose tipo disegnare o imparare ad allacciarmi le scarpe e una testa che pensava cose e due occhi di bambino che vedevano il mondo. Senza filtri,senza pregiudizi, senza nessuna convinzione particolare,ma con tanti perché che chiedevo a mio padre. E lui sempre prontamente rispondeva, pazientemente,senza stancarsi mai. La morte di mia sorella,per suicidio,fu un evento che colse tutti noi di sorpresa e lasciò un segno indelebile nelle nostre vite. Accadde un pomeriggio di Aprile del 1985, non ricordo esattamente il giorno,quel che ricordo fu un litigio con mio padre, una corsa verso il bagno che aveva la finestra che dava sul cortile interno del palazzo e poi un rumore sordo come di qualcosa che si abbatte al suolo. Un tonfo,un suono cupo,un urlo nero di morte di disperazione di mia madre. Il citofono che subito suona perché qualcuno del palazzo aveva assistito alla scena, la corsa di tutti noi al piano terra. Il capannello di gente che si era creato attorno a lei. Noi che ci facevamo largo tra la folla. Qualcuno chiamò un ambulanza che prontamente stava arrivando. Mio padre che mi porta via da quella scena orribile. Riuscii soltanto a incrociare per un attimo lo sguardo vuoto di mia sorella Marianna e poi venni portato via perché del sangue le usciva dalla testa. Io avevo 10 anni e quella fu la prima volta che sentii l'odore della morte.

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