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Nizza

 Nizza e Burgos,un duo difficilmente scindibile. Burgos iniziò a vivere a Nizza come studente mandato lì dall'università statale di Milano per approfondire le proprie conoscenze. Burgos,che era furbo e capace e volenteroso fece in modo che il contratto di studio venisse rinnovato ogni anno, così trascorse diversi anni lì, sempre nella medesima casa. E io spesso andavo a trovarlo. Appena riuscivo a tenermi un weekend libero da tutto e tutti andavo da Burgos a mangiare i croissant,a suonare la chitarra in spiaggia e a fumarci le canne la sera. Ogni tanto soprattutto i primi anni la sera uscivamo e andavamo in qualche locale a bere una birra. Spesso nella Nizza vecchia,dove c'erano i vicoli,le stradine più tortuose e i locali più affollati. La mattina mi alzavo quando si svegliava lui,che si preparava per andare in università,lo lasciavo uscire e con calma mi preparavo: destinazione spiaggia di Nizza,sassosa,ma con una bella Promenade,un bel lungomare costellato di sedie di metallo azzurre pronte ad accogliere i mille passanti. E io trascorrevo le giornate così tra un libro in spiaggia e un ritorno a casa per ora di pranzo per cucinarsi un piatto di pasta nella piccola cucina di Burgos. Era prima che impazzissi,prima che stessi male. Burgos si fidava ciecamente di me. Adesso ha molte più remore a fidarsi,dato certi discorsi deliranti che ho fatto un po' con lui un po'con tutti. E tutti si sono allontanati da me. Hanno preso le distanze e hanno fatto la cosa migliore, ma non capiscono che ora sto guarendo e che sono una persona diversa,in un certo senso migliore. Ho imparato ad apprezzare di più delle cose, come quando nella città vecchia passavo davanti al mercato dei fiori e ne sentivo l'odore, potevo assistere allo spettacolo dei loro mille colori. Ho imparato a non dare per scontato niente e in modo molto indiano ad apprezzare tutto ciò che l'esistenza porta. L'India: l'India c'entra sempre nella mia vita. È il viaggio che mi ha aperto gli occhi su di me e sul mondo. Spiace che questo lungo viaggio intorno al mondo si sia interrotto in Palestina,ma il mio mondo non contempla la guerra. Ma solo la pace che il mare può dare. Caro Burgos ieri sono stata dal ciclista,mi sono spinto sino a Milano e ho camminato sotto il sole cocente,quello che scioglie l'asfalto anche dei marciapiedi di periferia,sbilenchi e rattoppati,tra un tombino e un altro. Per poi prendere la 95 e sedermi comodo comodo tra cubane, brasiliane,nigeriane. Pulite e ben curate. Qualche arabo dallo sguardo un po'aggressivo. Mai incrociare lo sguardo di un arabo così, potrebbe tirarti una coltellata per un niente. Brutta zona, brutta gente. Come il pusher di Nizza Burgos,te lo ricordi? Siamo scappati a gambe levate senza  farci prendere, disperdendoci nei vicoli della città vecchia. Nizza era anche questo, cannette in spiaggia e chitarra sciolta ( al sole). Sempre a farci il bagno, sempre a tuffarci.

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  IL RUMORE DEL VUOTO L'appartamento era ancora pieno di lei. L'odore del suo balsamo aleggiava nei cuscini, la tazza con il segno del suo rossetto stava ancora sul tavolo. Eppure, lei non c'era più. Se ne era andata quella mattina, chiudendo piano la porta, senza sbatterla. Non c'erano state urla, nè pianti disperati. Solo un silenzio che aveva scavato dentro più di mille parole. Lui era rimasto lì in piedi, senza sapere cosa fare. Aveva pensato di chiamarla, ma sapeva che sarebbe stato inutile. Lei aveva deciso. E quando qualcuno decide di andarsene non c'era più niente da fare. Si era seduto sul divano, fissando un punto indefinito del muro. Il ticchettio dell'orologio sembrava scandire il tempo di una vita che da quel momento sarebbe stata diversa, ma uguale a tutte le altre.Il copione si ripeteva. L'inizio, l'entusiasmo, le promesse, le prime crepe, il dolore. E ora questo:il vuoto. Aveva amato?Si, eppure questo non bastava, non bastava mai. Il ciel...

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 Dopo aver vagato per anni nella mia mente e cercando nuove esperienze attraverso l'utilizzo di droghe che espandessero e dilatassero la mia coscienza, mi sono reso conto di quanto queste possono anche distorcela, rimandando una percezione alterata della realta'. Le paranoie, la rabbia presente in questi scritti, la falsa percezione della realta' derivavano tutte da quello. Alla fine sono solo un povero idiota, ma anche un grande scrittore. La rabbia sta svanendo e sta nascendo un forte bisogno, anzi non bisogno direi proprio voglia di amare: qualcuno, qualcosa, me stesso. Aveva ragione Monica che dovevo fare un lungo percorso. Chissa' se a me ogni tanto ci pensa ancora senza odiarmi o disprezzarmi. L'odio potrei anche accettarlo, perche' io stesso per primo l'ho riversato su di lei, ma il disprezzo non lo accetto. Non me lo merito. Io mi merito di essere ascoltato e letto e vissuto come un libro aperto. 

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