Non ho lo stesso spazio, non ho la stessa privacy: un appuntamento è sempre così. Sei in un palazzo di sei piani con altra gente. Le due madamigelle aspettavano l'ora del tè, nel giardino del castello. Il castello era la nuova via, la nuova vita da costruire e loro aspettavano solo te. Sono passata in carrozza , al galoppo. Sono sfrecciate in macchina, lasciando i segni sull'asfalto. Lei mi ha guardato un pò, io incredulo ho ricambiato un mezzo sorriso. So che avrei potuto trovarla nei locali, ormai piu' tranquilli la sera. Ma non riuscivo a uscire per avere anche solo la speranza di vederla e conoscerla. Ma sentivo che se avessi rinunciato all'idea di incontrarla sarei morto, morto dentro.Quindi abbi pazienza che un giorno saremo insieme. Si, a guardare il tramonto, col sole spegnersi nel mare e noi due sporchi di sabbia e sorridenti di una felicità vera ci baceremo proprio in quell'esatto momento.
IL RUMORE DEL VUOTO L'appartamento era ancora pieno di lei. L'odore del suo balsamo aleggiava nei cuscini, la tazza con il segno del suo rossetto stava ancora sul tavolo. Eppure, lei non c'era più. Se ne era andata quella mattina, chiudendo piano la porta, senza sbatterla. Non c'erano state urla, nè pianti disperati. Solo un silenzio che aveva scavato dentro più di mille parole. Lui era rimasto lì in piedi, senza sapere cosa fare. Aveva pensato di chiamarla, ma sapeva che sarebbe stato inutile. Lei aveva deciso. E quando qualcuno decide di andarsene non c'era più niente da fare. Si era seduto sul divano, fissando un punto indefinito del muro. Il ticchettio dell'orologio sembrava scandire il tempo di una vita che da quel momento sarebbe stata diversa, ma uguale a tutte le altre.Il copione si ripeteva. L'inizio, l'entusiasmo, le promesse, le prime crepe, il dolore. E ora questo:il vuoto. Aveva amato?Si, eppure questo non bastava, non bastava mai. Il ciel...
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